Il vademecum del cane felice

Cibo, una passeggiata, una casa: basta davvero poco per soddisfare i bisogni primari del nostro amico a quattro zampe. Tuttavia è bene non trascurare l’importanza della relazione con il proprietario, l’unico rapporto che lo aiuta a vivere sereno.

Roberta Marino
A cura di Roberta Marino
Pubblicato il 08/12/2021 Aggiornato il 08/12/2021
Il vademecum del cane felice

Vivace, un po’ invadente, ingordo, fedele: il cane ha tutte le caratteristiche per rappresentare la compagnia ideale, sia per chi vive da solo, magari anziano, sia se in casa ci sono bambini. Non a caso, insieme al gatto, è tra i prescelti come animale domestico in casa. Tuttavia i due animali hanno esigenze molto diverse: mentre il micio ha bisogno soprattutto di una casa accogliente, di spazi da esplorare, di cibo sempre a disposizione, il cane, invece, richiede pasti a orari regolari e uscite nel corso della giornata. Non è una grande pretesa, però, il ritmo intenso e concitato della vita odierna non sempre consente di dedicare al proprio animale il tempo e le attenzioni fondamentali, in termini non solo di quantità ma anche di qualità. Le conseguenze per il cane possono essere anche serie: ansia da separazione, stress, aggressività o disturbi comportamentali di vario tipo da non sottovalutare.

Richiede impegno ma regala soddisfazioni

Decidere di condividere la propria vita con un cane è una scelta che richiede ponderazione e responsabilità: più impegnativo di un gatto (almeno in termini di tempo da dedicare fuori casa), il cane è un animale sociale che richiede una vera e propria “guida”. Non bisogna dimenticare, infatti, che il suo progenitore è il lupo e che, all’interno del branco, esiste un “capobranco” alfa al quale gli altri membri si affidano: quindi, non solo il cane ha bisogno di una persona che svolga questo ruolo ma necessita anche di contatti sociali con altri suoi simili e di continue esplorazioni di odori, territori e conoscenze.

L’impegno che richiede il cane, tuttavia, non deve far desistere dalla decisione di adottarne uno: in cambio delle giuste attenzioni e dei bisogni soddisfatti, è in grado di donare dedizione, fedeltà, allegria e una presenza che può giovare anche a chi se ne prende cura. Portare a spasso il cane ogni giorno aiuta anche il proprietario a fare un po’ di attività fisica, a conoscere e socializzare con altri proprietari, a prendersi del tempo per giocare e coccolare.

L’importante è capire che c’è una enorme differenza tra offrire al cane in minimo indispensabile e, invece, dargli quello che può renderlo felice, cercando di ovviare a tutte le limitazioni che la vita nello spazio cittadina lo costringe ad accettare.

Passeggiate e nuove scoperte

Spesso si tende a pensare che la passeggiata per il cane rappresenti solo il momento per fare i propri bisogni, evitando danni in casa. Niente di più sbagliato! L’uscita fuori dalle mura domestiche diventa per il cane un modo per poter socializzare a vari livelli con i propri simili: si tratta annusare e di percepire odori di altri cani, anche lasciati sul territorio, di far conoscenza misurandosi con gli altri (talvolta anche nei litigi che possono scoppiare) e di giocare. Il gioco è una via di socializzazione molto importante: privarne un cane significa condannarlo a disturbi anche di un certo rilievo. Non solo; la passeggiata consente esercizio fisico, importantissimo per mantenerlo in salute e in forma: un cane troppo “casalingo” e sedentario rischia di soffrire di obesità e di tutte le problematiche ad essa associate. Infine, per renderlo davvero soddisfatto, è bene variare anche i percorsi: andrà così a “caccia” di nuovi odori, nuovi stimoli non rischiando apatia e noia.

Quindi, compatibilmente con gli impegni quotidiani, è importante garantire ogni giorno due passeggiate, possibilmente nel verde, a contatto con altri cani e non troppo di fretta: se non si ha il tempo a disposizione è bene rivolgersi a qualcuno (come un dog sitter) che se ne possa occupare al proprio posto. Il cane che deve rinunciare a questo aspetto diventa facilmente stressato, nervoso, non soddisfatto e potrebbe creare problemi in casa, magari facendo danni a causa di noia e ansia da separazione.

Poi nel fine settimana, se possibile, l’ideale sarebbe portarlo a passeggiare nei boschi, in campagna o in montagna recuperando il tempo insieme, libero dalla costrizione del guinzaglio per correre davvero felice e annusare senza limiti di tempo e spazio.

Giocare insieme per bandire la noia

Il gioco per il cane è fondamentale: se al parco può svagarsi con palline, legnetti, frisbee oppure con i propri simili, quando rientra in casa potrebbe cercare quelle attenzioni che non ha ricevuto nel corso della giornata dal proprio compagno umano. Ecco allora che si può giocare insieme al cane con pupazzi e giochini oppure creando qualcosa di personale, partendo da un semplice straccio o una vecchia pantofola (sempre graditissima!) evitando così che si “scateni” su quelle utilizzate in casa.

Quando resta solo, poi, è bene fare in modo che abbia qualcosa per scaricare lo stress e non rischiare la noia: ben vengano, quindi, tutti quei giochi di attivazione mentale come il kong, ormai diffuso in forme e varietà sempre nuove.

Educazione e regole da seguire

Il cane, proprio in quanto animale sociale, ha la necessità di avere una guida, un capobranco: nella vita domestica questo ruolo viene, inevitabilmente, svolto da un componente della famiglia che lui assume come riferimento. In generale, quindi, il cane deve capire che è la persona a guidare e non viceversa: al momento dell’uscita da casa sarà il proprietario a uscire per primo, dovrà imparare a non tirare al guinzaglio ma a stare al passo, a non chiedere (e non ricevere!) bocconcini a tavola fuori pasto ma a consumare la sua pappa negli orari definiti e poi acquietarsi (magari dopo una bella passeggiata e il gioco), a non dormire sul letto ma nella sua cuccia e nella sua zona personale, a stare tranquillo quando il proprietario è fuori casa per lavoro o impegni vari e a mettersi in attività solo al rientro senza agitazione. Per fare tutto questo è necessario che il cane percepisca fermezza e sicurezza da parte del proprietario: l’educazione non dovrà mai essere basata su rimproveri o, peggio ancora, uso di voce alta, minacce e aggressività fisica che possono destabilizzare e causare paura, insicurezza o reazioni pericolose. Una buona educazione dovrà avere come base il “rinforzo positivo”, con complimenti, coccole e bocconcini premio solo all’occorrenza. In questo modo il cane sarà equilibrato, sereno, con regole precise e…sicuramente più felice!

Comunicare e comprendere il suo linguaggio

Bau! Dietro a questo “verso” si celano tanti misteri. Un primo passo per far sì che il proprio cane stia bene è comprendere il suo linguaggio e, viceversa, comunicare spesso con lui. Un cane ignorato, non compreso, diventa triste e stressato oppure può diventare insistente e rumoroso per farsi notare: il suo modo di esprimersi non avviene solo con vocalizzi ma con posture e movimenti del corpo. Ecco che, allora, un buon compagno umano sarà in grado di comprendere il significato di un pelo sollevato per tensione, di uno scodinzolio felice, di una coda tra le zampe per paura, di un mettersi a pancia all’aria alla ricerca di coccole, premere il naso per chiedere attenzioni e, meglio ancora, conoscerà alcuni segnali di calma come lo sbadiglio o il leccarsi le labbra che i cani mettono in atto con i loro simili e che possono aiutarli nei momenti di difficoltà.

Il cibo giusto per lui

Il cane, si sa, è un animale ingordo. Mangerebbe sempre, spazzola la ciotola in pochi secondi ed è sempre alla ricerca di qualcosa da “elemosinare” a tavola fuori orario del pasto. Questo solo in apparenza lo rende felice: certo al momento lo gratifica magari da frustrazioni di non poter essere sempre libero a correre o a giocare sfogando lo stress nel cibo ma alla lunga si rivela deleterio per il suo benessere. L’ideale, invece, è che il cane consumi il proprio pasto nella sua ciotola, con il cibo indicato per la sua condizione e fascia di età, a orari regolari e stabiliti. In genere è bene che il cane mangi al rientro dalla passeggiata una o due volte al giorno (soprattutto se di taglia grande a rischio torsione gastrica è preferibile suddividere i pasti) e prima degli altri componenti della famiglia in modo da non disturbare a tavola e riposarsi, soddisfatto e ben satollo.

Le cure adeguate

Un cane trascurato dal punto di vista delle cure mediche è un cane che non sta bene, non solo fisicamente. Quindi andranno sempre effettuati i controlli periodici da veterinario, ci si dovrà prendere cura della sua toelettatura con spazzolature regolari (non necessariamente quotidiane come per alcuni gatti) a seconda del tipo di mantello, effettuare i trattamenti antiparassitari nel periodo endemico tra la primavera e l’estate, asciugare addome e zampe al rientro da una giornata di pioggia o neve, fare il bagno senza eccessi, pulire occhi e tagliare le unghie. Per le varie operazioni ci si potrà, nel caso, rivolgere a personale specifico come toelettatore e veterinario mentre si potrà prendersi il tempo per spazzolarlo da soli con calma, magari la sera trasformando quel momento di igiene e necessità anche in una coccola.

La cuccia e il suo spazio

Per quanto sia un animale sociale, il cane ha bisogno di un suo spazio “privato”, una sua tana con la cuccia, i giochi e il proprio odore personale dove poter riposare (anche 13 ore al giorno) in tranquillità. La scelta della cuccia è assolutamente personale ma al di là del gusto e della “moda” è bene sia adeguata alla mole e alle necessità specifiche per la taglia del cane. Se, poi, vive molto all’aperto è preferibile sceglierla con tetto coibentato e, quindi, termoisolante e riscaldata per la stagione più fredda, oltre che sollevata da terra per non rischiare assorba umidità e protetta da intemperie o troppo sole. Tuttavia, salvo casi di estrema necessità, è sempre meglio evitare che il cane viva sempre in giardino senza contatti: a quel punto non si tratterebbe più di uno spazio privato ma di un vero e proprio isolamento con ripercussioni per il suo benessere. Il cane, quindi, avrà bisogno di una sua zona privata con giochi e cuccia ma anche di interagire con il resto della famiglia, di vivere la vita di casa.

È davvero sereno? Sfogliamo il dizionario “canino”

Messe in pratica tutte queste piccole regole la domanda è: ma come faccio a capire se è felice? Sicuramente un cane in buona salute, vivace, giocherellone e con un buon appetito e un sonno tranquillo è già un segnale di benessere non solo fisico. Tuttavia il cane può esprimere in vari modi (soprattutto con coda, orecchie e postura) la sua felicità. Per sapere cosa ci sta dicendo è necessario conoscere bene il dizionario canino.

Occhi

Lo sguardo limpido, rilassato e languido è sicuramente segno di tranquillità e serenità. Uno sguardo fisso quasi di sfida, torvo, oppure occhi bassi mostrano, invece, malessere o tensione.

Orecchie

Possono essere sollevate se attento ad ascoltare un rumore e non è un cattivo segnale, ma se il cane è tranquillo anche le orecchie non sono troppo basse o troppo alzate.

Bocca

Il muso leggermente aperto con la lingua ciondolante, quasi in un sorriso indica certamente un buono stato psico-fisico. Attenzione, invece, a denti digrignati o tensione nel muso: qualcosa non va!

Coda

Se scodinzola allegramente (quasi “sculettando”), non c’è alcun dubbio: è felice! Quando la coda è rigida e sollevata o, al contrario, troppo bassa fino nelle zampe il cane è a disagio.

Pancia

Un cane che “mostra” la pancia rotolandosi sulla schiena si fida, invita alle coccole e alle carezze. Sta dicendo: eccomi qui…

Zampa

“Dai la zampa”, è un vecchio insegnamento. In realtà il cane richiama semplicemente così, anche talvolta con una certa insistenza nel cercare di farsi notare.

Inchino

È un chiaro invito a giocare. Spesso a questo si associa un giochino in bocca anche se non tutti i cani lo lasciano andare: si tratterà di insegnare poco per volta, magari porgendone un secondo e fargli apprendere a riportare e poi lanciare.

Muso

Se il cane lo appoggia sulla gamba del proprietario non solo si fida, ma cerca un contatto, attenzioni e mostra il suo attaccamento.

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