Il cane in città, regole di convivenza

Stressato, irrequieto, disorientato: è il ritratto non solo del cittadino ma anche del cane che con lui vive in città. La vita frenetica e l'eccesso di stimoli hanno, infatti, un effetto anche sui quattro zampe. Alcune tecniche di educazione, però, possono aiutarlo a vivere serenamente in un contesto non ideale, ma solo con il supporto concreto del proprietario.
Roberta Marino
A cura di Roberta Marino
Pubblicato il 18/10/2020 Aggiornato il 18/10/2020
cane in città

Clacson assordanti, passeggiate tra tubi di scappamento, spazi ristretti nelle aree gioco, rumori sconosciuti: la vita del cane in città non è certo l’ideale. Non è facile, infatti, conciliare il suo bisogno di socializzazione e di zone verdi con le condizioni che offre la metropoli.

Diventa, quindi, fondamentale cercare di educare il cane ai ritmi e alle situazioni in cui può imbattersi quotidianamente in città: incontri ravvicinati con altri suoi simili, bambini che si spaventano e gridano, viaggi sui mezzi pubblici o attese fuori dal supermercato, solo per citare le condizioni più frequenti.

Il cane (esattamente come le persone) deve imparare alcune regole di convivenza adeguando il suo comportamento ai momenti di attesa, tensione, competizione, sviluppando attenzione ed equilibrio. Al medesimo tempo, il proprietario deve interpretare il corretto significato di alcuni segnali di stress lanciati dal proprio animale per sostenerlo e guidarlo avviando una forma di comunicazione e di linguaggio simbiotica.

Un predatore… cittadino

Il cane che vive in un ambiente naturale come la campagna o la montagna è, senza dubbio, un cane felice: può correre libero dai vincoli del guinzaglio, andare ogni giorno a “caccia” di nuovi stimoli, odori, relazioni sociali. Una condizione, questa, ben più difficile in un contesto urbano, artificiale, stressante e dove ogni nuova esperienza viene necessariamente “filtrata” dalla mano umana.

Tuttavia, con i dovuti accorgimenti, anche in città il cane può trovare luoghi e altri individui da conoscere ed esplorare: con la differenza, però, che se il cane in campagna può esprimersi senza bisogno di regole, in ambito cittadino queste ultime diventano fondamentali.

Inoltre, per un animale che vive in città, cambieranno le relazioni: il branco non sarà più rappresentato solo dai propri simili ma il proprietario stesso sarà il “leader” capobranco da seguire e con il quale si stabilirà un equilibrio gerarchico. È importante capire, infatti, che quello di cui un cane cittadino ha bisogno è il rapporto con il suo compagno umano: è questo, più di qualsiasi altra cosa, che lo renderà felice e gli consentirà di vivere serenamente anche in un ambiente ostile come quello urbano.

La responsabilità del proprietario consiste, quindi, nell’educare il cane alla tranquillità in situazioni come l’attesa al bar o al supermercato, alla non aggressività nei contatti con altre persone che magari provano ad accarezzarlo, al mantenimento della calma nell’incontro con ciclisti, runner o moto… insomma all’apprendimento di una serie di regole di galateo per poter vivere serenamente tutto ciò che la città obbliga ad affrontare.

L’educazione, però, non deve avvenire in maniera coercitiva, ma attraverso il rinforzo positivo e premi, mantenendo invece l’indifferenza se il cane perpetua nel comportamento da correggere.

Il proprietario dovrà sempre mantenere una postura che comunichi tranquillità all’animale: schiena dritta, spalle rilassate e braccia lungo i fianchi.

Sui mezzi pubblici, nei negozi, nei ristoranti

Non è facile tenere il cane al guinzaglio, magari con museruola, negli spazi ristretti dei mezzi pubblici oppure pretendere che attenda fuori da un negozio pazientemente senza guaire e temere l’abbandono. È necessario abituarlo poco per volta a restare fermo sul posto per un certo periodo di tempo, facendo pratica con alcuni “esercizi di controllo”.

Come in tutte le situazioni il concetto base dal quale partire è quello del “rinforzo positivo”: il cane dovrà imparare che viene premiato (con coccole, bocconcini, lodi) quando è tranquillo. In caso contrario non dovrà assolutamente essere punito ma semplicemente ignorato. Per esempio, si potrà abituare il cane a non agitarsi alla vista del guinzaglio e a rimanere fermo sul posto.

 

Nelle aree cani e negli incontri con altri simili

Il cane è un animale sociale per eccellenza: ha bisogno del branco di riferimento, di contatti con altri suoi compagni, di relazioni sociali che gli garantiscano l’equilibrio. In città, spesso, risulta piuttosto difficile: poco tempo a disposizione, cane quasi sempre legato al guinzaglio, spazi verdi limitati dove possa giocare e interagire liberamente. Per questa ragione è importante lavorare proprio sulla socializzazione: l’ideale sarebbe iniziare quando il cane è ancora cucciolo, a partire dal terzo mese di vita fino al settimo. In questa fase, infatti, il cane riesce a recepire in maniera quasi immediata le sue esperienze, mentre superata quest’età i tempi tendono ad allungarsi.

Nell’incontro con un altro cane vanno sempre rispettate alcune regole di base:

– avvicinarsi in maniera semicircolare e mai di fronte

interporsi tra i due cani se uno si agita troppo

– se un cane abbaia (magari perché agitato o spaventato) il proprietario dovrebbe abbassarsi accanto a lui per rassicurarlo (senza toccarlo).

Infine non bisogna mai dimenticare la distanza da mantenere nelle prime fasi di socializzazione tra due cani:

– 20 metri è la distanza migliore perché si gestisce senza difficoltà

– 10 metri è più difficile

– 2 metri, il rapporto tra i due cani può diventare ingestibile. 

Aggressivo o ansioso? Basta attirare la sua attenzione

Purtroppo l’ambiente urbano è quanto di più innaturale per il cane: asfalto duro e rovente in estate che scotta i polpastrelli, rumori assordanti e ripetuti, auto e moto che sfrecciano, gas di scarico ad altezza muso. Sono solo alcuni dei fattori negativi che causano nel cane ansia e paura e che, in alcuni casi, possono sfociare in aggressività con abbai, fughe dal guinzaglio, attacchi improvvisi anche solo per difendersi.

La soluzione va ritrovata negli “esercizi di attenzione”: in pratica è necessario riportare, appunto, l’attenzione del cane sul proprietario distraendolo dall’evento stressante. Il cane deve imparare che nelle situazioni di panico per prima cosa deve guardare in faccia l’uomo in modo da creare una prima relazione con il proprietario che gli trasmetterà tranquillità, comunicando con lui con lui in maniera rilassata e naturale. Si potrà cercare di insegnarlo al cane attraverso esercizi, in movimento o da fermo, premiando il cane quando distoglie l’attenzione da ciò che accade intorno guarda il proprietario e si calma. 

Con i bambini: abituarlo alla manipolazione

In città, soprattutto al parco, è frequente l’incontro con bambini di ogni età: alcuni sono curiosi e desiderano accarezzare il cane, altri intimoriti scappano gridando. Il risultato è che spesso il cane si spaventa a sua volta, si stressa e può anche reagire in maniera aggressiva.

Oltre ai consueti esercizi di socializzazione, è necessario anche lavorare sull’abitudine del cane a essere toccato e manipolato: per esempio, se si fa toccare una zampa da un bambino, il cane andrà premiato con leccornie e lodato. In questo modo allenterà tutti gli stati di aggressività ed essere manipolato non causerà più alcuno stress.

 

Si ringrazia per la consulenza Mauro Ottolini, educatore cinofilo delle strutture veterinarie Ca’ Zampa.

 

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