Ultimi lavori nell’orto

Nel mese di ottobre le ore di luce diminuiscono mentre i lavori nell'orto continuano a incalzare. Le operazioni più semplici possono essere affrontate aiuola per aiuola, altre richiedono più impegno, per esempio predisporre la coltivazione degli ortaggi autunnali.
Alessandro Mesini
A cura di Alessandro Mesini
Pubblicato il 28/10/2020 Aggiornato il 28/10/2020
Ultimi lavori nell’orto

Ecco quali sono i lavori nell’orto indispensabili anche a fine ottobre oltre agli ultimi raccolti, alle semine e ai trapianti che sono possibili sia all’aperto sia in tunnel. 

Diserbo

 Con l’arrivo delle piogge, nelle aiuole ancora coltivate, le malerbe tornano a riprendere vigore e, se non tenute sotto controllo, in poche settimane occupano tutti gli spazi liberi. Alcune, come il tarassaco, continuano a fiorire e salire a seme. Intervenire manualmente cercando non solo di distruggere la parte aerea ma agendo sugli apparati radicali aiutandovi con una paletta lunga a sezione stretta o con un vero e proprio estirpatore. Scuotete gli apparati radicali estratti per liberarli dal terreno prima di introdurli in compostiera o distruggerli.

Pulizia

A mano a mano che un’aiuola giunge a fine ciclo provvedere alla sua pulizia senza rimandarla. La prima operazione, necessaria per ogni aiuola, è la rimozione di tutti i detriti vegetali presenti, apparati radicali compresi da togliere con l’aiuto di una vanga. I materiali possono avere tre diverse destinazioni:

  • si bruciano dopo averli lasciati seccare sul terreno, sempre con le dovute cautele. Meglio se su una lamiera tenuta sollevata dal terreno, sempre dopo che questo è stato ben inzuppato d’acqua,
  • si immettono nella compostiera, ma solo se sani e non attaccati da parassitosi e marciumi. Le malerbe possono essere inserite solo se giovani e non salite a seme perché esistono semi capaci di mantenere la loro capacità germinativa anche dopo un valido processo fermentativo, basta pensare al potere di diffusione delle malerbe che ha il letame,
  • si interrano in una buca dopo averli coperti con terra, uno strato di calce, e ancora terra se si tratta di frutti marci, o parti di pianta malate.

Raccogliere tutti i materiali usati per la coltivazione, come i tutori di canna di bambù che lasciati esposti alle intemperie si rovinano velocemente, picchetti, cassette di plastica, teli di materiale plastico già utilizzati, tubi per l’irrigazione, attrezzi. I serbatoi per l’acqua aperti, come i fusti privati della copertura superiore, vanno rovesciati così che scolino e non divengano il ricettacolo di uova di insetti. Quelli chiusi vanno trattati un’ultima volta con prodotti “green” per la lotta alle zanzare.

Acqua o non acqua?

L’andamento irregolare delle stagioni può portare anche autunni con precipitazioni insufficienti tanto che può essere necessario bagnare ancora le coltivazioni presenti in campo. Bagnare al piede e sempre con parsimonia per non favorire l’instaurarsi di problematiche fungine che in questo periodo dell’anno possono avere un andamento esplosivo e ricoprire di “muffa” le piante di zucchini in pochi giorni.

Seminare adesso

Contando su un ciclo breve, condizioni climatiche non proibitive e la possibilità di proteggere le colture con tunnel temporanei o tessuto non tessuto in ottobre potete seminare:

  • rucola,
  • ravanelli,
  • spinaci,
  • valerianella,
  • lattughe e cicorie da taglio,
  • radicchio

Ultimi raccolti

 Pomodori, peperoni e melanzane

È il momento di effettuare la tecnica tradizionale della “sfogliatura” degli ortaggi da bacca: pomodori, peperoni e melanzane.  Si tratta di togliere tutte le foglie che ombreggiano gli ultimi frutti, ma solo i migliori, così da esporli al meglio all’azione diretta dei raggi del sole. Il maggiore irraggiamento e la mancanza di concorrenza nel catturare le sostanze nutritive prodotte dalla fotosintesi aiutano a portare a termine il processo di maturazione. Eliminare i frutti imperfetti, quelli piccoli e quelli ancora completamente acerbi. Lasciare solo quelli già ingrossati e in fase di viraggio di colore.

Zucchini

Quelli coltivati a inizio primavera hanno ormai esaurito il ciclo e possono dar frutto solo quelli del secondo ciclo. La minore spinta vegetativa deve portare a contenere il numero di frutti in maturazione su una pianta a soli tre. Eliminare senza attendere quelli che mostrano segni di ingiallimento e rammollimento ed estirpare le piante se colpite dal mal bianco.

Prezzemolo

Continuare a raccogliere per costituire le riserve invernali surgelando le foglie lavate in cubetti già porzionati. Dopo l’ultimo taglio eseguito a 4-5 cm di altezza proteggere l’aiuola dal freddo e dalla neve per avere già a primavera i primi raccolti. Fare lo stesso con le bietole da foglia e da costa che dopo una veloce sbollentatura potranno essere poste in freezer.

Radicchio

Raccogliere i radicchi da cespo togliendo dal terreno anche la radice fittonante, mentre per la cicoria e le insalate da taglio considerare l’opportunità di proteggere la nuova ricrescita con un piccolo tunnel per avere ancora un nuovo raccolto. Bagnare al piede con molta parsimonia, preferendo interventi più ravvicinati nel tempo.

Carote

Decidere se lasciare nel terreno una parte della carote raccogliendo solo quelle più grosse e necessarie alla mensa. Le altre, con l’eccezione dell’alta montagna dove il terreno si trasforma in un blocco di ghiaccio, potranno essere prelevate quando servono.

Carciofi

Sono pronte per essere raccolte le varietà precoci di carciofi ma chi non ha esperienza elimini dalle piante i così detti “carciofi monaci” che si riconoscono perché la parte alta dell’infiorescenza, ancora chiusa, assume una colorazione marrone. Schiacciandoli in questa parte sono vuoti e seppur la base si mantiene verde e continua a crescere non daranno prodotto e vanno eliminati. Non si tratta di una malattia ma si originano per via degli apporti idrici irregolari che i carciofi patiscono molto. Il segreto è mantenere il terreno sempre fresco senza che asciughi o si infradici.

Messa a dimora

Aglio

A metà del mese di ottobre si può eseguire anche la semina dei bulbilli di aglio. L’aglio non desidera ricevere una concimazione diretta, e soffrirebbe se si aggiungesse letame al terreno, ma si avvantaggia della fertilità residua che resta l’anno successivo a un’abbondante distribuzione di concime organico come accade per le aiuole dedicate a Cucurbiatacee e Solanacee. Eseguire una veloce lavorazione per ripulire il terreno dai residui ancora presenti e provvedere a sagomare le aiuole così da sopraelevarle rispetto al piano di campo di circa 10 centimetri, con scoline altrettanto profonde. Questo sistema assicura uno sgrondo efficace e impedisce ristagni e marciumi. I bulbilli, scelti fra quelli sani, consistenti, integri, senza muffe o malformazioni, andranno posti a 15 cm di distanza sulla fila e 30 cm fra le file. Sfalsando le file si può ridurre la distanza sulla fila a soli 10 cm. In questo modo si potrà ottenere una pregiata produzione primaverile precoce.

Cipolla

Anche la cipolla bianca, utilizzando bulbilli o pianticelle, può essere tentata tenendo una distanza di 20 centimetri sulla fila e 30 fra le fila.

Si possono trapiantare

Porro

A inizio mese si possono trapiantare i porri acquistati alla stadio di “matita” preferendo quelle vigorose, ben colorate, con gli apici integri e senza segni di urti e ammaccature. E scartando le matite filate, anche se di maggiori dimensioni. L’acquisto deve essere preceduto dalla preparazione del terreno perché i porri sono  piante delicate che nelle confezioni alveolate, non bagnate due volte il giorno come lo sono nei garden, soffrono di sete, disidratandosi e invecchiando precocemente. Il terreno deve essere a pH subacido, di medio impasto, lavorato in profondità, ricco di sostanza organica, ma sciolto, fresco, e sempre senza ristagni. Si tracciano solchi profondi circa 15 cm, distanti 40 cm uno dall’altro, mantenendo una distanza sulla fila di circa 30 cm. Alle pianticelle si spuntano le radici e le foglie e si rincalzano per favorire l’ingrossamento. Si bagnano più volte perché l’acqua penetri in profondità e si mantiene il terreno umido fino a quando si è certi dell’attecchimento. Con questa tecnica, spostando il fusto in profondità, si ottiene un imbianchimento della parte basale della pianta che con la rincalzatura potrà essere esteso, ma non è ancora completo. Una volta attecchiti i porri richiedono poche cure:

  • irrigare con frequenza per mantenere il terreno fresco senza che arrivi mai a seccarsi,
  • erpicare il terreno per arieggiarlo, favorire la penetrazione dell’acqua ed interrompere la risalita per capillarità dagli strati profondi,
  • rincalzare le piante accompagnandone lo sviluppo,
  • eliminare le erbacce.

Finocchio

Molti considerano ancora i finocchi una coltivazione difficile, invece può rivelarsi un’ottima scelta per avere raccolto anche nei mesi freddi. Ricordate che il finocchio teme i trapianti e l’operazione deve essere effettuata con grande delicatezza. Prima di estrarre la pianticella affogare il vasetto in acqua così che la zolla sia idratata e non tenda a sgretolarsi lasciando le radici nude durante il trapianto. Ombreggiare nei primi giorni mantenendo il terriccio umido senza inzupparlo. Tenete una distanza di 25 centimetri sulla fila e una doppia fra le fila. I finocchi richiedono un terreno ben lavorato, molto ricco, privo di ristagni. Per garantire queste condizioni ideali è necessario preparare il terreno con una lavorazione profonda.

Fragole

In ottobre le fragole rifiorenti, che sono piante pluriennali, danno gli ultimi frutti utili. Al peggiorare delle condizioni climatiche, quando si valuta che altre non riusciranno a maturare, si procede a eliminare tutti i frutti: acerbi, marcescenti o attaccati dalle limacce e dalle lumache. Rimuoviamo questi frutti staccandoli uno a uno, e allontanarli o interrarli nella buca degli scarti vegetali ricoprendoli con calce. Anche i fiori devono essere eliminati.

Liberare le piante dal secco e dalla vegetazione colpita da giallumi e virosi è un lavoro che richiede molto tempo ma è necessario.

Tra le piante rimaste effettuare una leggera sarchiatura al terreno e distribuire, quando le precipitazioni consigliano di irrigare, un fertilizzante disciolto nell’acqua a dosaggio pari a un terzo di quello indicato. Questa tecnica consente di ottenere un maggior rigoglio a primavera, una pronta ripresa vegetativa e un anticipo produttivo.

La tecnica dell’imbianchimento

          Sono diversi gli ortaggi che possiamo porre in bianco: il porro, il cardo, i radicchi e le cicorie. La finalità è sempre la medesima: ottenere un prodotto di pregio, con riduzione della nota amara a favore della componente aromatica, avere colore chiaro e gradevole, consistenza soda e croccante. Per ognuno però, si usa una tecnica diversa:

– per i porri si preferisce l’imbianchimento ottenuto con la rincalzatura del terreno che alla fine lascia fuori terra solo il ciuffo finale delle foglie che resta di colore verde in netto contrasto con il piede bianco

– per i cardi e i sedani molti preferiscono la legatura con fasciatura in materiale che non lasci passare la luce

– per i radicchi e le cicorie quello consigliato, specie a livello familiare, è la legatura dei cespi.

Ricordare che fasciatura e legatura si eseguono sempre su ortaggi asciutti e perfetti, senza ingiallimenti, rammollimenti e marciumi. Ortaggi bagnati, anche solo di rugiada, marciscono con facilità. Durante il periodo dell’imbianchimento, circa tre settimane, non bagnate le piante con irrigazione a pioggia e limitatevi ad interventi di soccorso, solo se necessari, moderati, eseguiti al piede.

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