Violetta africana: poche cure tanti fiori

La violetta africana, Saintpaulia ionantha ibrida, è una pianta che ha in comune con le viole solamente il colore dei fiori. Questa non profuma, cresce in casa, fiorisce a lungo e non deve essere bagnata spesso.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 20/11/2015 Aggiornato il 20/11/2015
violetta africana

Appartenente alla famiglia delle Gesneriaceae, la violetta africana proviene dall’Africa orientale e il suo nome è legato a quello del militare che la scoprì, il capitano Saint-Paul. Le varietà in commercio sono state ricavate da molteplici incroci tra la Saintpaulia ionantha e la Saintpaulia confusa, entrambe molto ornamentali. In natura si diffondono nella penombra del sottobosco, una caratteristica che le rende idonee ad essere coltivate in luoghi non eccessivamente luminosi e dove gli inverni si prolungano. Le foglie sono spesse e vellutate, di colore verde scuro e forma tondeggiante, mentre il colore originale dei fiori, azzurro-blu, ha determinato i primi ibridi sulle tonalità del blu e del viola. Oggi la gamma offre anche colori più accesi, come il rosso e il rosa, e tenui, il bianco e l’azzurro. Esistono anche tipi bicolore e un ibrido dal bordo irregolare.
Una particolarità introdotta verso la metà degli anni Ottanta è la mini violetta africana: si tratta di un esemplare miniaturizzato che cresce e fiorisce in vasi dal diametro di 5 cm; leggermente più costose (parliamo sempre di pochi euro), le mini violette vanno coltivate come le sorelle maggiori.

Semplici esigenze per la violetta africana

Le esigenze delle violette africane sono davvero poche e questo è uno degli elementi vincenti per diffusione. Qualsiasi zona della casa va bene per l’esposizione purché non sia troppo buia né esposta ai raggi diretti solari con continuità. La pianta, che rimane fiorita per sei, otto settimane è una delle poche perfettamente adattabili all’idrocoltura, una delle soluzioni preferite per la coltivazione in ambienti come gli uffici dove è fondamentale non sporcare, e adottare una manutenzione contenuta. Non bisogna mai eccedere con le annaffiature per evitare di bloccare la crescita dell’apparato radicale. Quando la pianta non è fiorita, saltando qualche bagnatura si potrà cercare di rinforzarne le radici. L’acqua in eccesso nel sottovaso va sempre gettata via perché la parte inferiore della zolla in vaso non si trasformi in fango, ma molto utile può risultare la subirrigazione con vasi a doppio fondo, se ne trovano di adatti anche alle mini violette; in alternativa si riempiano i sottovasi di argilla espansa o sabbia da tenere umida. Non esiste un vero e proprio periodo di fioritura: i vasi vengono venduti tutto l’anno fioriti sul mercato, quindi è opportuno regolare le concimazioni non in base alle stagioni ma alla presenza sulla pianta dei fiori. Durante i periodi di riposo la pianta non andrà concimata mentre in concomitanza con una nuova fioritura sarà opportuno somministrare il concime ogni 10 giorni.

Il rinvaso della violetta

La pianta si deve rinvasare solo qualora si noti una fuoriuscita di radici dai fori alla base del vaso. Il nuovo recipiente dovrà essere poco più grande di quello precedente e mai così grande da far infossare al suo interno la pianta. Durante il lavoro di trapianto si deve avere la massima cura a non sporcare di terra le foglie nuove al centro della rosetta, e si deve annaffiare la pianta al termine delle operazioni. Il rinvaso non va mai effettuato durante la fioritura. Le concimazioni andranno riprese solo dopo un mese dal trapianto quando le radici si saranno ambientate nel nuovo vaso.

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