Pellet: tutto quello che serve sapere

C’è ancora chi è convinto che contenga sostanze tossiche, ma il pellet è costituito semplicemente da cilindretti di legno vergine pressato. Abbiamo selezionato alcune domande tra le più comuni per chiarire ogni dubbio su questo combustibile ecologico, economico e sempre più diffuso in Italia.

Stufa a pellet Thema di MCZ
Su dieci prodotti a biomassa venduti in Italia ben 7 sono stufe a pellet. Il costo contenuto, ma soprattutto la semplicità d’uso e la possibilità di programmare accensione e spegnimento secondo i propri orari hanno permesso alle stufe a pellet di imporsi sul mercato in pochi anni.
Che cos’è il pellet? È costituito da piccoli cilindri di legno vergine pressato, con diametro 6-8 mm e lunghezza variabile tra i 5 e i 40 mm, derivati dagli scarti di lavorazione del legno. Grazie al processo di essicazione e compattamento, che garantisce bassi tassi di umidità e residui, questi granuli hanno un contenuto energetico molto alto e a parità di volume producono molto più calore rispetto al classico ciocco di legna.
 
Il pellet contiene collanti, vernici o altre sostanze tossiche? Assolutamente no. Per poter essere immesso sul mercato, il pellet deve essere prodotto con materia prima (segatura e trucioli) assolutamente vergine e non trattata chimicamente, né con vernici né con collanti. Durante il processo di lavorazione e pressatura, si raggiungono temperature elevate che portano a fusione la lignina, una sostanza naturalmente presente nel legno che funge da collante naturale.

È vero che bisogna acquistare solo pellet austriaco, perché quello di altri paesi è di bassa qualità o radioattivo? No, la sola provenienza geografica non è sinonimo di qualità. L’unico vero indice di qualità del pellet è la certificazione. Anche se ci sono numerose certificazioni molto valide (DINplus ad esempio), la certificazione europea ENplus è l’unica che garantisce elevati standard di qualità lungo tutta la filiera. Acquistando pellet a marchio ENplus i consumatori hanno garanzia non solo delle sue caratteristiche chimiche, fisiche ed energetiche, ma anche del mantenimento della qualità in tutte le fasi, dal reperimento della materia prima fino alla consegna. Esistono pellet ENplus, provenienti da tutti i paesi, anche dall’Italia o dall’Est Europa. La qualità è la medesima. Quando si acquista, è importante ritrovare nel sacco il marchio di certificazione e il codice dell’azienda certificata. Per maggiori informazioni: www.enplus-pellets.it e www.enplus-pellets.eu

Come faccio a riconoscere se il pellet che sto acquistando va bene? La presenza del marchio di certificazione di qualità è il primo aspetto da considerare. Poiché le contraffazioni, purtroppo, sono sempre più frequenti, qui sotto riportiamo un esempio di tutti gli elementi che il marchio ENplus deve riportare. Diffidate, inoltre, dei sacchi che riportano solo la dicitura “conforme alla norma DINplus/ENplus”: la conformità alla norma è cosa ben diversa dal fatto di poter esporre un marchio di qualità. Esigere un pellet certificato, quindi, è il primo passo per un acquisto responsabile. Altre caratteristiche da valutare al momento dell’acquisto possono essere ad esempio la presenza di poca segatura di legno all’interno del sacchetto (il pellet certificato contiene meno dell’1% di polveri), il fatto che il sacchetto sia perfettamente integro e che sia stato conservato in un luogo asciutto.

 

 

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È vero che il prezzo del pellet sta aumentando e sarà sempre più difficile trovarlo sul mercato? Sulla spinta di una domanda crescente, il prezzo del pellet sta leggermente aumentando. Ma si tratta di un aumento davvero minimo se raffrontato a quello dei combustibili fossili, come gasolio o metano, nei confronti dei quali il pellet resta conveniente. Per quanto riguarda il discorso della scarsa reperibilità, possiamo stare sereni: l’aumento costante di nuovi produttori o importatori, da un lato, e le nuove tecnologie che consentono di produrre pellet da potature agricole, dall’altro, stanno aiutando questo settore nel suo tumultuoso sviluppo.

 

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Come si può risparmiare sull’acquisto del pellet?
Esistono sostanzialmente tre modi “intelligenti” per risparmiare nell’acquisto del pellet. Primo, fare scorta per tempo, preferibilmente in primavera/estate. In pieno inverno, quando la domanda è alta, è difficile trovare prezzi davvero convenienti sul mercato. Secondo, acquistare pellet sfuso anziché in sacchi. Potendo disporre di un locale adatto allo stoccaggio, si può risparmiare molto facendosi consegnare una volta l’anno il pellet sfuso da un’autobotte. Terzo, affiliarsi ad un gruppo d’acquisto. Ne esistono ormai in molte zone d’Italia e permettono di acquistare a prezzi contenuti l’intera scorta per l’inverno.

Stiamo sfruttando troppo le nostre foreste con l’uso intensivo di legna e pellet per il riscaldamento? In realtà, l’aumento della domanda di biomassa per il riscaldamento sta contribuendo a finanziare interventi di rimboschimento e non di deforestazione indiscriminata. La situazione è semplice: se il bosco produce reddito, allora va tutelato e mantenuto “produttivo”. Se non produce reddito, nessun intervento diventa economicamente sostenibile e il bosco verrà abbandonato o trasformato in altro.

Tutte le stufe a pellet di MCZ, come la stufa idro Swing in foto, sono progettate per adattare la combustione a qualsiasi tipo di pellet. Per ottenere le prestazioni dichiarate, però, è sempre consigliabile l’utilizzo di pellet certificato.

Tutte le stufe a pellet di MCZ, come la stufa idro Swing in foto, sono progettate per adattare la combustione a qualsiasi tipo di pellet. Per ottenere le prestazioni dichiarate, però, è sempre consigliabile l’utilizzo di pellet certificato. www.mcz.it/it

 

 

 

 

 

 

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