Quando si può alzare il tetto per ricavare un’abitazione che non c’era?

Solo un tecnico può stabilire se sia possibile alzare il tetto, stimando costi e benefici dell'operazione. Devono sussistere alcuni presupposti. Vediamoli.

Monica Mattiacci
A cura di Monica Mattiacci
Pubblicato il 05/07/2017 Aggiornato il 16/08/2018
Quando si può alzare il tetto per ricavare un’abitazione che non c’era?

Alzare il tetto è un intervento di non poco conto, cui si fa ricorso ad esempio nei centri storici di alcune grandi città dove sia previsto per legge il recupero dei sottotetti. La trasformazione incide sul valore commerciale dell’immobile e che può tradursi però in un ottimo investimento, sia nel caso in cui si debba poi rivendere l’immobile, sia nel caso in cui lo si abbia appena acquistato a un valore di mercato molto basso, per via della trasformazione da effettuare.

Alzare il tetto per recuperare il sottotetto consente di aumentare lo spazio abitabile, sia per esempio ampliando la metratura della casa sottostante, sia creando ex novo un appartamento mansardato, nel volume in origine non praticabile.

Nel caso siano necessarie opere murarie, come ad esempio il rifacimento della copertura e l’innalzamento delle pareti portanti per ottenere le altezze richieste, è necessaria la valutazione preventiva di un ingegnere strutturista che effettuerà le necessarie verifiche sulla staticità dell’edificio. In via preliminare, se il sottotetto in origine non era stato pensato come spazio abitabile, va verificata la solidità del pavimento, per assicurarsi che sia praticabile senza pericolo e che possa sopportare il peso di quanto vi andrà deposto (verifica da effettuare anche nel caso in cui si intenda sfruttare il locale come area di sgombero).

Se la copertura è in buono stato e quel che manca sono le altezze previste per legge, una strada alternativa praticabile è quella di abbassare il livello del solaio, nel caso in cui il proprietario del vano sottostante sia lo stesso. Se invece non è possibile variare la quota del pavimento, sarà necessario alzare le murature perimetrali, calcolando preventivamente il peso sulla struttura portante che sarà gravato anche dal tipo di copertura scelta.

Se il tetto è recente, si può valutare l’opportunità di preservarne la struttura, smontandola e rimontandola in loco, migliorandone al contempo l’eventuale coibentazione, se quella esistente non è sufficiente. Nella ridefinizione del nuovo tetto andrà tenuta in considerazione anche l’eventualità di dover aggiungere aperture vetrate, il cui numero andrà calcolato in proporzione alla metratura secondo le disposizioni del regolamento edilizio vigente.

La scelta del lucernario più adatto non dovrà seguire criteri esclusivamente estetici ma dovrà essere dettata da fattori tecnici (trasmittanza termica, protezione dal rumore esterno, grado di sicurezza eccetera), più o meno performanti a seconda delle necessità.

Oltre al tetto, anche le pareti perimetrali, siano esse esistenti o costruite ex novo, andranno coibentate adeguatamente, scegliendo l’intervento migliore a seconda dello stato di fatto dell’immobile e del budget a disposizione. Ogni intervento andrà pianificato seguendo una logica di costi/benefici; la riqualificazione in chiave energetica, in cui rientrano tra gli altri gli interventi di coibentazione di tetto e pareti, l’installazione dei pannelli solari e pompe di calore e la sostituzione di serramenti a taglio termico, permette di accedere alle detrazioni fiscali del 65% (Ecobonus) destinate al contenimento del consumo di energia degli edifici.

 Foto di Adriano Pecchio 

 

 

 

 

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