Una casa anti-furto con porte blindate, finestre di sicurezza e allarmi

Tatiana Ceruti
A cura di Tatiana Ceruti, Giorgio Giorgetti
Pubblicato il 01/05/2018 Aggiornato il 07/08/2018

Dai serramenti agli impianti antifurto, tutti i sistemi di sicurezza per proteggere le mura domestiche. E stare tranquilli anche in vacanza.

Una casa anti-furto con porte blindate, finestre di sicurezza e allarmi

Negli ultimi anni le abitazioni private sono diventate il principale obiettivo dei ladri, che oggi le preferiscono a negozi, banche e uffici postali. Perché questo? La ragione principale è dovuta ai sofisticati sistemi di sicurezza e di videosorveglianza, che non solo scoraggiano, ma sono in grado di individuare facilmente i malintenzionati, assicurandoli alle Forze dell’Ordine. Oltre a considerarle più facili da svaligiare, i ladri sanno di trovare nelle abitazioni un sicuro “bottino”, in quanto sono molte le persone che ora preferiscono tenere i soldi in casa, piuttosto che in banca. Alla luce di queste considerazioni, la soluzione migliore è quella di rafforzare le difese domestiche. Due i modi per farlo, meglio se in sinergia fra di loro: con sistemi di sicurezza passiva – barriere che hanno lo scopo di impedire al ladro di entrare in casa – e di sicurezza attiva, dispositivi che rivelano i tentativi di intrusione, lanciando immediatamente l’allarme.

Sono 689 al giorno, 29 ogni ora, i furti nelle abitazioni, più che raddoppiati negli ultimi 10 anni: si passa dai 110.887 denunciati nel 2004 ai 251.422 del 2013. Lo dice il Censis, nell’ultimo “Diario della transizione” (2015). Il fenomeno è in forte crescita nelle grandi città: prima tra tutte Milano, seguita da Firenze, Roma e Bologna.

L’ultima Legge di Stabilità ha prorogato le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie, che comprende sia le spese sostenute per la messa in sicurezza dell’abitazione, tramite serramenti blindati, inferriate, serrature, sia quelle per l’installazione di allarmi antifurto e di videosorveglianza. Le spese sostenute sono detraibili nella misura del 50% e si recuperano in 10 anni.

Che cosa si può detrarre
Spese per la progettazione e per le altre prestazioni professionali connesse.

  • Spese per l’acquisto dei materiali.
  • Compenso corrisposto per la relazione di conformità dei lavori alle leggi vigenti.
  • Imposta sul Valore Aggiunto (Iva). Come ottenere l’agevolazione

Tutti i pagamenti devono essere effettuati con bonifico bancario o postale “parlante” che indichi, cioè: causale del versamento, codice fiscale del soggetto che paga, codice fiscale o numero di Partita Iva del beneficiario. Nella dichiarazione dei redditi vanno trascritti i dati catastali identificativi dell’immobile. Le ricevute dei bonifici devono essere conservate ed esibite in caso di accertamenti, insieme ad altri documenti quali fatture e ricevute che comprovino le spese sostenute.

 LA PORTA BLINDATA

È il più importante strumento di difesa passiva, ma occorre fare attenzione nella scelta, perché non tutti i modelli offrono lo stesso tipo di sicurezza.

La maggior parte dei ladri entra dalla porta d’ingresso ed è da qui dunque che bisogna cominciare per difendersi. Per garantire davvero la sicurezza della casa, è opportuno scegliere la porta blindata più adeguata alle esigenze, in particolare al livello di rischio cui la casa è esposta. Diversa è infatti la situazione di un appartamento condominiale in centro città e con portineria da quella di una villa isolata. Per questo esiste la certificazione in base alla norma ENV 1627, che indica il grado di sicurezza antieffrazione dei serramenti. Si va dalla classe 1 alla 6, in ordine crescente di resistenza. È consigliabile l’acquisto di un serramento che sia almeno di classe 2, indicata se il rischio è basso: attesta che la porta resiste ai tentativi di forzarla ricorrendo ad attrezzi semplici, come cacciaviti o tenaglie. Può andare bene per appartamenti condominiali, ma per villette o ville unifamiliari meglio scegliere una in classe 3 (resistente anche al cosiddetto “piede di porco”) o in classe 4, efficace anche contro seghe, martelli e trapani.

QUESTIONE DI TEMPO Anche se nessuna porta è inviolabile, più la classe è alta, più il ladro impiegherà tempo e farà rumore per entrare. Sarà perciò più facile scoprirlo e avere la possibilità di avvertire le forze dell’ordine.

 

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È in classe 3 antieffrazione la porta Petra Titano di Bertolotto Porte; il pannello Natura Foglia è laccato tortora con maniglieria in cromo satinato. Nella versione base misura L 80-90 x H 210 cm e costa 760 euro, Iva esclusa.

 

 

 

 

 
 
Da tenere d’occhio
  • Controtelaio: deve essere realizzato in acciaio zincato di spessore non inferiore a 20/10 (2 mm), meglio se sagomato, perché a più alta tenuta.
  • Telaio: deve essere resistente soprattutto nei punti in cui può venire forzato; è preferibile quello con lamiera ripiegata, che garantisce maggiore rigidità.
  • Anta, con all’interno rinforzi in acciaio elettrozincato e a profilo ripiegato.
  • Zanche in acciaio (di solito una dozzina), per fissare il telaio e il controtelaio al muro; meglio se penetrano nella parete di 10-15 cm  e se sono bloccate con cemento a presa rapida.
  • Rostri laterali: dispositivi antiscardinamento  che vengono disposti sul lato delle cerniere.
  • Serratura di sicurezza: con cilindro antistrappo e antitrapano, protetta da un “defender”.
  • Limitatore d’apertura: indispensabile per garantire la sicurezza quando si apre ad estranei.

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L’installazione

Anche la porta blindata più resistente si rivela inefficace se montata su una muratura fragile, magari di laterizio forato, come capita spesso negli appartamenti condominiali. Occorre quindi scegliere tra: rafforzare le pareti per circa un metro lineare sui tre lati, applicando attorno all’apertura della porta una rete metallica elettrosaldata e collegata alla muratura esistente a cui viene fissato il controtelaio. Tenere presente che, per questo lavoro, è necessario togliere parte dell’intonaco, che poi deve essere rifatto. Utilizzare prodotti a iniezione: possono essere usati per rinforzare murature in mattoni pieni o pietra. Sono miscele cementizie che irrobustiscono la parete senza dover rimuovere l’intonaco.

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È adatta anche all’esterno la porta blindata Design Door Collection di Aluhaus, in classe 3 antieffrazione.

 
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Il portoncino in pvc Manya di Gruppo EMK è dotato di cilindro di sicurezza, spine antitrapano e defender.

 
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In classe 3, la porta blindata Sovrana di Garofoli con cilindro europeo di sicurezza può essere richiesta anche con serratura elettronica.

 
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Può essere equipaggiato con un lettore di impronte digitali o telecomando il portoncino in pvc Iglo Energy di Drutex, con ferramenta antieffrazione.

 
La serratura

È il cuore della porta blindata, un meccanismo sofisticato che protegge dai tentativi di intrusione ed effrazione. Oggi sono sempre meno utilizzate quelle con chiavi a doppia mappa, perché vulnerabili al cosiddetto “grimaldello bulgaro”, in grado di aprire la porta in pochi minuti e senza lasciar tracce.

 
La più efficace è invece quella con cilindro a profilo europeo di sicurezza. È composta da due elementi: la serratura propriamente detta – dotata di chiavistelli e di scrocco – e il cilindro, un sistema a molle e pistoncini che, quando viene azionato dalla chiave, apre o chiude la porta.
 
Il profilo invece è la forma della fessura in cui si inserisce la chiave: più è elaborato, maggiore è la sua sicurezza, perché è difficile forzarlo. Tuttavia, anche un buon cilindro europeo può essere aperto almeno in tre modi, da cui ci si può difendere con ulteriori protezioni.
 
Duplicazione di chiavi
Facile da realizzare, soprattutto se si lasciano spesso incustodite. Per impedirla, è utile dotarsi di chiavi con profilo brevettato e a duplicazione protetta: solo chi è in possesso di un codice Pin (consegnato in busta chiusa al momento dell’acquisto) può richiederla.
 
Rottura del cilindro
Una serratura si può rompere sia trapanandola, sia spezzandola con un tubo Innocenti (utilizzato in edilizia per le impalcature). Per evitare entrambe le minacce, si può proteggere il cilindro con un defender, una borchia in acciaio fissata, attraverso viti passanti, alle lamiere interne della porta blindata.
 
Key bumping
È una tecnica che utilizza una speciale chiave e un martello, con cui si forzano con delicatezza i pistoncini della serratura, fino a sbloccarla. Indispensabile, quindi, la protezione antibumping. Può essere utile anche acquistare un cilindro europeo a trappola, che blocca la serratura in caso di forzature e manomissioni.
 

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LE FINESTRE

Sono i punti più deboli, in particolare se l’abitazione è situata al piano terra. Negli infissi la sicurezza è garantita da due fattori: il tipo di ferramenta e i vetri.

Il 12% dei furti avviene entrando dagli infissi, che devono quindi essere protetti allo stesso modo degli ingressi. Un buon serramento antieffrazione deve resistere allo scardinamento dell’anta (per mezzo del cosiddetto “piede di porco”) e allo sfondamento del vetro.

Come le porte, anche le finestre si dividono in 6 classi (norma ENV 1627). La differenza la fa innanzitutto il tipo di ferramenta. Uno degli elementi più efficaci è il nottolino a fungo, un dispositivo di chiusura che vincola l’anta al telaio, incastrandosi saldamente nello “scontro” di chiusura e rendendo più difficile lo scasso. Tre scontri per nottolino costituiscono il più alto livello di sicurezza per una finestra. Tra questi, quello bifungo assicura efficacia antieffrazione anche quando l’anta è aperta a ribalta.

Importanti sono gli spessori dell’anta e del telaio e la presenza di rinforzi interni in acciaio ripiegato più volte per garantire la massima rigidità.

Impedire l’apertura
Per rendere ancora più difficoltosi i tentativi di intrusione, è consigliabile scegliere finestre con maniglie che si aprano con un bottone o una chiave estraibile. Un’ulteriore protezione è l’applicazione di un defender (come quello utilizzato per le porte) antitrapano e antiscasso.

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È certificata in classe 3 antieffrazione la finestra in pvc blindata Safety di Coserplast; prevede nottolini a fungo e vetri stratificati in classe P5A.

 
LASTRE SPECIALI
Il vetro occupa la maggior parte della superficie di una finestra e di conseguenza per maggior sicurezza vanno scelti prodotti certificati antieffrazione. Anche qui la differenza la fanno le “classi”.
  • Contro i tentativi di scasso esistono vetrate stratificate, costituite da due o più lastre, assemblate tramite pellicole in materiale plastico (Pvb) antisfondamento e definite antieffrazione in seguito ai risultati di test di laboratorio che simulano tentativi di scasso manuali. Vengono classificati 8 livelli (Uni En 356), in ordine crescente di resistenza, da P1A a P5A e da P6B a P8B.
  • Contro i colpi d’arma da fuoco si utilizzano vetri speciali, anch’essi costituiti da lastre accoppiate con elastomeri che, in caso di attacco, mantengono i vetri coesi. Le classi (in ordine crescente di sicurezza) da BR1 a BR7 attestano la resistenza a pistole e fucili; quella da SG1 a SG2 ai fucili da caccia (Uni En 1063).
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Dispone di piastra antiperforazione e vetri stratificati di sicurezza la finestra FIN 90 Nova-line KAB di Finstral. www.finstral.it

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Con vari punti di ferramenta antieffrazione, la finestra in pvc Alkea di Gruppo EMK è resistente allo sfondamento.

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La finestra Iglo Energy di Drutex, in pvc, ha nottolini antiscardinamento posizionati lungo il suo perimetro.

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È rinforzata con piastre in acciaio zincato la finestra Zendow#neo di Deceuninck in classe 2 antieffrazione.

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La finestra in pvc KF500 di Internorm, in classe 2, ha punti di chiusura piatti al posto dei tradizionali nottolini.

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È disponibile con dotazioni in classe 3 antieffrazione la finestra Synego di Rehau con profili in pvc.

 

 

In aggiunta agli infissi, ci sono anche…
Tapparelle

Esteticamente sono simili a quelle tradizionali, ma irrobustite con catenacci d’acciaio o con ferri che s’inseriscono direttamente nella muratura. Il controtelaio è di ferro con spessore non inferiore ai 2 mm, con zanche d’ancoraggio al muro, controtelaio e lamelle in trafila d’alluminio. Alcuni modelli hanno aste orientabili in diverse posizioni, per lasciare passare aria e luce, e sono dotati di serratura di sicurezza a cilindro europeo.

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Si blocca automaticamente in caso di sollevamento dall’esterno l’avvolgibile in pvc Novablock di Oknoplast.

Persiane

Quelle blindate sono interamente in lamiera d’acciaio zincata da 20/10 per il telaio, da 15/10 per i profili delle ante e da 10/10 per le stecche. Robuste cerniere di ferro su telaio e ante, con perno in acciaio e cuscinetto reggispinta completano la messa in sicurezza. Come una porta blindata, hanno rostri antistrappo sia sulle cerniere che sulle ante. Le serrature (a più punti di chiusura) sono in mezzo cilindro europeo.

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Interamente in lamiera d’acciaio zincato, la persiana blindata Vesta di DI.BI. ha rostri antistrappo su ante e cerniere.

Inferriate

Rappresentano uno dei sistemi più efficaci, perché possono essere eliminate soltanto tramite strumenti di grande potenza e molto rumorosi. Sono costituite da barre d’acciaio, spesse almeno 15 cm, che si estendono per tutta la larghezza della finestra e fissate al muro da entrambi i lati. Per evitare l’effetto “prigione”, oggi si utilizzano grate apribili a pacchetto. D’obbligo, quindi, l’utilizzo di una serratura di sicurezza. Esistono anche modelli con sensori che rivelano l’apertura dell’anta, dando  così l’allarme.

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È integrabile a un impianto d’allarme l’inferriata in acciaio zincato Evoluta 3 di Erreci Sicurezza, dotata di sensori.

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È disponibile a una o a due ante l’inferriata Dea K di Mito, certificata in classe 3 con doppi perni di sicurezza.

Difendere il box

I portoni

Se il posto auto è in comunicazione con l’abitazione principale, renderlo impenetrabile è una priorità. Le chiusure più sicure sono i portoni blindati con struttura d’acciaio. Se però non si può o non si vuole sostituire il portone, un buon compromesso è cambiare la serratura standard con una corazzata, corredata da una piastra che protegge contro gli attacchi tramite la forza fisica ed è inoltre antistrappo e antitrapano. Meglio sceglierle con più punti di chiusura, per ostacolare così il sollevamento dell’anta. Il massimo della sicurezza lo si ottiene con le serrature elettroniche motorizzate. L’apertura del portone può avvenire anche tramite riconoscimento biometrico delle persone abilitate, eliminando del tutto
la necessità di chiavi, codici e telecomandi.

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Il portone blindato Top Garage di Dierre, in classe 3, è abbinabile a un sistema di apertura con lettore di impronte digitali.

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In acciaio, il portone per box LPU di Hörmann è dotato di motorizzazione e di radiocomando con codice criptato.

Sistemi di protezione

I portoni motorizzati per il box, che devono avere sempre il marchio CE, possono prevedere vari dispositivi di sicurezza. Tra questi:

  • magneti che, in caso di intrusione, si attivano automaticamente  bloccando il motore in qualsiasi posizione.
  • allarmi che si azionano in caso di tentata effrazione e durante la chiusura della porta.
  • radiocomandi che utilizzano codici crittografati a prova di hacker.
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Il portone Pegaso di Breda è dotato di magnete che blocca automaticamente il motore in caso di intrusione.

GLI IMPIANTI ANTIFURTO

Sono attivi i dispositivi che difendono la casa intervenendo nel momento in cui si verifica il tentativo di effrazione, in base a decisioni preautorizzate.

Una buona difesa passiva può essere ulteriormente rafforzata con un sistema d’allarme, una sinergia che rappresenta un deterrente all’azione di un potenziale ladro non professionista. L’impianto antifurto rimane inoltre l’ultima linea di difesa se la barriera fisica viene meno (si pensi, per esempio, alle finestre lasciate aperte d’estate). È qui che intervengono le difese attive: nel momento in cui si verifica un evento del genere, i sensori rilevano la presenza di estranei in casa (oppure la forzatura di un serramento) e attivano la centralina, che fa così scattare l’allarme: si accende una sirena, spesso accompagnata da una luce (il lampeggiante) che permette di individuare a colpo d’occhio da dove proviene il segnale acustico. Se previsto, vengono avvertite automaticamente le forze dell’ordine o il servizio di sorveglianza privato. La sirena non teme il taglio dei cavi della corrente, perché è alimentata da una batteria autonoma.

Con fili, senza e misto

In un impianto cablato tutte le componenti sono collegate tramite  cavi elettrici. Per questo è poco consigliato in una casa esistente, soprattutto se non è in progetto nessuna ristrutturazione: nonostante il costo in sé non sia eccessivo, le opere murarie necessarie a mettere i fili sotto traccia possono essere molto onerose.

• L’impianto wireless, al contrario, non richiede opere murarie: i vari sensori comunicano attraverso onde radio con la centralina. Quest’ultima e la sirena d’allarme sono alimentate da batterie. La sostituzione ciclica di queste, negli impianti al cento per cento senza fili, è il tipo di manutenzione più importante, da effettuarsi secondo le indicazioni del produttore (generalmente da un minimo di due a un massimo di 10 anni).

• Esiste poi l’impianto combinato, che unisce i pregi di entrambi i sistemi: la centralina, la sirena e il lampeggiante sono collegati alla corrente elettrica domestica, mentre rilevatori e sensori comunicano con la centrale di comando attraverso onde radio.

ATTENTI ALLE FREQUENZE!
Un buon impianto wireless deve rispettare la normativa europea sulle trasmissioni. Per essere a norma deve quindi  usare le frequenze 433 Mhz o 868 Mhz: i migliori
le utilizzano entrambe (i sistemi a frequenza singola sono ormai obsoleti), per evitare che qualche interferenza possa comprometterne il funzionamento.

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Il Tastierino digitale di Vimar per impianti d’allarme cablati può essere suddiviso in 9 zone; in caso di allarme, invia una notifica o una telefonata sul cellulare.

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Il kit antintrusione wireless DCH-107KT di D-Link comprende un hub (centrale), una videocamera con monitor hd, una sirena e un sensore per porte e finestre; si può controllare con lo smartphone.

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La tastiera touch di Gewiss per impianti combinati consente di inserire l’allarme e di gestire le varie funzioni del sistema.

 

La centralina, il cuore del sistema

Componente più importante nonché indispensabile, attiva, disattiva e gestisce l’intero impianto. È l’unità centrale, infatti, che determina le azioni da intraprendere, non appena i rilevatori segnalano che è in atto un’intrusione. Ci sono molti modi per accedere ai suoi comandi. Il più comune è il tastierino numerico: digitando un codice si attiva oppure si disattiva l’allarme. Altrettanto diffuse sono la chiave elettronica – dotata di un microprocessore, da inserire nell’apposito quadro – e il radiocomando, che controlla il dispositivo tramite segnali radio. Occorre prestare attenzione per non annullare la sicurezza di questi sistemi: in particolare, il codice alfanumerico può essere spiato, la chiave e il radiocomando possono essere trafugati o smarriti. Oggi, però, la maggior parte delle centraline prevede comandi a distanza e, tramite un qualunque tipo di collegamento Internet, si gestisce anche dal proprio computer e/o dallo smartphone, grazie alle app specifiche progettate dalla stessa azienda che costruisce l’antifurto.
Con questi software si ha un controllo totale sui dispositivi, ovunque ci si trovi. Oltre alle notifiche di allarme, si possono ricevere segnalazioni in tempo reale di guasti o problemi tecnici di vario tipo.

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L’impianto wireless Vedo Full Radio di Comelit può essere composto su misura con centrale radio a 32 zone, tastiere, vari tipi di sensori e sirene.

 
Impianto antifurto ripartito in zone

Una delle caratteristiche più importanti della centralina è la possibilità di suddividere il sistema antifurto in diverse aree, con la possibilità di gestirle in modo indipendente l’una dall’altra. A ciascuna zona, così, associa uno o più sensori. Si attiva l’allarme solo in determinati ambienti della casa, escludendone altri. In un’abitazione di piccole dimensioni, per esempio, sarà possibile, durante la notte, tenere in allerta soltanto i sensori esterni, delle porte e delle finestre, escludendo quelli interni. Quando si è fuori casa, invece, si rende operativo l’intero sistema, dentro e fuori. La suddivisione in zone permette di accertarsi della natura degli allarmi. Se scatta soltanto sul perimetro esterno, può darsi che si tratti di un errore (per esempio in caso del passaggio di un gatto). Ma se suona anche all’interno, molto probabilmente sta avvenendo un’effrazione.

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Può controllare fino a 36 zone e dare l’allarme via email o sms la centralina antifurto Axolute di BTicino.

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La centrale wireless Ermet di Came, comprende tastiera touch, comunicatore telefonico, sirena interna e chiave elettronica.

 
L’intrusione viene rivelata dai sensori

Suddividere le aree a rischio
Un’effrazione può essere contrastata in due modi: bloccandola sul perimetro della casa – quando l’intruso sta penetrando nell’abitazione attraverso una porta, una finestra o un lucernario – oppure dentro l’abitazione, intervenendo se il malintenzionato è riuscito a superare indenne la prima linea di difesa. Per questo motivo, i sensori (detti anche rivelatori) vengono suddivisi in due macrocategorie: quelli perimetrali, che segnalano la forzatura di serramenti o recinzioni, e quelli volumetrici, che completano la difesa all’interno della casa.

SENSORI PERIMETRALI
  • a contatto magnetico Vengono applicati a porte e finestre e sfruttano la cosiddetta tecnologia Reed, che si basa sull’equilibrio di due campi magnetici. Quando uno dei due si allontana dall’altro, l’assenza di contatto fa scattare l’allarme. I modelli più economici sono piuttosto vulnerabili: basta applicare un magnete all’esterno del varco (anche con allarme inserito) per simulare il campo. I sensori più avanzati, invece, sono a triplo bilanciamento oppure dispongono di tecnologie antisabotaggio, garantendo livelli di sicurezza maggiori.
  • piezodinamici Impediscono le intrusioni da recinzioni e cancelli, oppure da grandi vetrate fisse, in quanto riescono a percepire tutte le vibrazioni a cui tali barriere possono essere sottoposte, scattando in caso di taglio, sfondamento e arrampicamento. Possiedono un’elevata tolleranza ai fattori di disturbo climatici, come vento, pioggia, neve e temperature estreme. Per proteggere grandi recinzioni, ancor più affidabili sono i sensori con accelerometro. Sono formati da un sensore master e 6 sensori “slave”, che dialogano fra loro e sono in grado di localizzare con precisione la zona del perimetro in cui si è verificata l’intrusione. Molto sensibili, scattano anche in caso di piegamento e sollevamento della rete.
  • A infrarossi attivi Tra i più usati per la protezione esterna delle case, sono costituiti da un trasmettitore che emette un fascio di raggi infrarossi a impulsi e da un ricevitore che li trasforma in segnali elettrici. Se il raggio s’interrompe per il passaggio di cose o persone, scatta l’allarme. Sono utili nei passaggi obbligati come corridoi, cortili, scale comuni. I sensori a infrarossi attivi possono produrre falsi allarmi, provocati dal passaggio di animali. Per questo motivo esistono in commercio rivelatori pet friendly, che escludono automaticamente interruzioni del fascio grandi come un cane o un gatto.
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Il rivelatore perimetrale di Sitip è integrato nell’impianto di illuminazione esterna.

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Protegge il perimetro della casa il sensore AF973F di Ave, a raggi infrarossi e microonde.

 
SENSORI VOLUMETRICI

a infrarosso passivo Detti anche PIR, sono in grado di captare l’emanazione infrarosso prodotta dal calore di un corpo in movimento, facendo di conseguenza scattare l’allarme. La tecnologia è così sofisticata da poter distinguere tra un essere umano e un animale domestico, evitando segnalazioni ingiustificate (grazie alla tecnologia DMT, cioè Random Dynamic Time Segmentation).

a microonde Utilizzano la riflessione di onde elettromagnetiche dei corpi in movimento: la stanza viene saturata da queste onde, la cui presenza è captata dal sensore e percepita come stato di quiete. Non appena lo schema viene infranto dal passaggio di un corpo umano, lo stato di quiete cessa e il rivelatore fa scattare l’allarme.

misti Molti dei sensori volumetrici usano sia la rilevazione di calore e movimento, sia la tecnologia a microonde.In questo modo, l’ambiente da proteggere è coperto nella sua interezza, senza punti ciechi o deboli. Poiché l’allarme scatta soltanto se tutti i sistemi di rilevamento sono attivati, si riduce il rischio dei falsi allarmi.

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Il sensore di movimento Motion Sensor di D-Link invia l’allarme sullo smartphone.

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Il rivelatore volumetrico a infrarossi passivi PXWIRWFC di Bpt ha la fotocamera incorporata.

 
L’invio dell’allarme

GLI ATTUATORI: avvisati in tempo reale

Ricevuta la comunicazione dai sensori, la centralina rielabora i segnali e li invia ai dispositivi che hanno il compito di lanciare l’allarme, avvisando dell’intrusione in casa. Diversi i modelli sul mercato, che si possono suddividere in due famiglie: sirene e combinatori telefonici.

DUE TIPOLOGIE

Le sirene
Oltre all’allarme acustico, hanno tutte un lampeggiante e sono sempre alimentate in maniera autonoma: anche tagliando il cavo elettrico, proseguirebbero a suonare grazie a una batteria d’emergenza. I vecchi modelli, tuttavia, sono a rischio di sabotaggi: possono essere riempiti di schiuma per attutirne il suono o strappate dal muro e gettate in acqua per mandarle in corto circuito. Quando si sceglie una sirena, quindi, è meglio optare per una soluzione con apposita protezione antischiuma e antisabotaggio. Oltre a un modello per esterni è inoltre consigliabile prevedere- a un costo contenuto – anche una sirena interna.

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La sirena per esterni di Gewiss funziona con temperature comprese tra -25 e 55 °C.

 

I combinatori telefonici
Hanno il compito fondamentale di avvisare i proprietari di casa e, previa autorizzazione, anche gli organi di polizia. La richiesta può essere inoltrata alla Questura (www.poliziadistato.it) e il servizio è gratuito. Il combinatore telefonico, che nelle più moderne centraline è integrato, sfrutta la linea tradizionale: appena si verifica un’intrusione, l’unità centrale compone uno o più numeri prestabiliti in fase di configurazione dell’impianto. Ancora più sicuri sono i combinatori gsm, in quanto evitano il rischio che i ladri disattivino i cavi telefonici.

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L’impianto d’allarme Protexial Io di Somfy
prevede una centralina con combinatore gsm
integrato, sirene per interno e per esterno, telecamera, rilevatori di movimento e di apertura.

 
LE TELECAMERE, tutto sotto controllo

Anche se generalmente non impediscono intrusioni indesiderate in casa, possono rappresentare un ulteriore deterrente contro le intrusioni. Hanno infatti lo scopo di registrare una o più aree per un determinato lasso di tempo, con la possibilità di visionare, anche in seguito, le riprese effettuate. Gli ultimi sistemi consentono inoltre di tenere sotto controllo la casa anche da remoto, con smartphone, tablet o pc. Anche l’impianto di videosorveglianza può essere però associato a un impianto antifurto. I modelli più avanzati sono dotati di sensori di movimento che, in caso di intrusione, attivano l’allarme. Sono dotate della funzione di registrazione digitale e si connettono alla rete wireless di casa senza altri cavi. Le telecamere IP hanno una risoluzione HD (1280×720 pixel), con eccellente nitidezza delle riprese. Richiedono però una connessione Internet ad alta velocità. ALLACCIATE AL ROUTER  
Per contenere i costi, si possono scegliere modelli con collegamento diretto (Ethernet) al router Internet. Tra questi, i migliori sono detti PoE (Power over Ethernet): grazie a un adattatore, sfruttano un unico cavo sia per l’alimentazione elettrica, sia per il collegamento alla rete.

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Si gestisce tramite app la telecamera Myfox Camera di Myfox,
con sensori di movimento.

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Il sistema di videosorveglianza Wireless Digitale 4CH di Thomson, ha sensori di movimento integrati.

INSTALLAZIONE CERTIFICATA

È sempre consigliabile affidarsi a uno specialista del settore, piuttosto che installare da soli l’impianto antifurto, nonostante la proposta di numerose soluzioni fai da te. Innanzitutto per i documenti di certificazione, che qualunque agenzia assicurativa chiederà, se si ha intenzione di assicurarsi contro i furti. Molte società, inoltre, offrono sconti se l’antifurto è presente e correttamente installato, cosa che soltanto una certificazione può dimostrare.  Ma anche per una migliore progettazione: ogni ambiente ha il suo antifurto ideale e un impianto sottodimensionato comporta rischi tanto quanto uno sovradimensionato. Solo un professionista potrà consigliare la soluzione migliore per ogni esigenza.

Documenti obbligatori
Verificare i componenti del sistema d’allarme: devono tutti possedere la marcatura CE, obbligatoria per legge, che attesta la sicurezza delle parti elettriche. Sui prodotti che utilizzano onde radio e sui combinatori telefonici, la marcatura CE attesta anche la conformità alla Direttiva Europea R&TTE che regolamenta le frequenze radio e le potenze da usare, oltre ai parametri necessari per collegarsi alla rete telefonica pubblica (PSTN) o cellulare (GSM).
• Impianto elettrico: se l’installatore ha dovuto allacciare il sistema antifurto alla rete elettrica, deve rilasciare la conformità ai sensi della legge 37/08 (l’ex 46/90).
• Se l’impianto è interamente wireless, quindi senza alcun allacciamento alla linea elettrica, l’installatore non è obbligato a rilasciare nessuna certificazione.

Volontari o su richiesta
• Le certificazioni relative alle prestazioni dei prodotti sono rilasciate soltanto se l’installatore lo desidera oppure se il cliente fa esplicita richiesta. Si riferiscono alla norma CEI 79-x (79-2 per prodotti filari, 79-3 per gli impianti, 79-16 per i sistemi senza filo), oppure alla norma europea EN50131. Il marchio di certificazione IMQ, per esempio, attesta la conformità dei prodotti alla norma CEI 79-x.

Consigli delle forze dell’ordine
  • Installare dispositivi antifurto, collegati possibilmente con i numeri d’emergenza, come il 112.
  • Acquistare una porta blindata con spioncino e serratura di sicurezza.
  • La chiave non deve essere facilmente duplicabile.
  • Attivare l’allarme ogni volta che si esce di casa.
  • Non apporre targhette con nomi o indirizzi al portachiavi.
  • Mettere solo il cognome sul citofono, soprattutto se si è single: il nome indica solo l’individuo, il cognome una famiglia.
  • Mettere grate o vetri antisfondamento alle finestre, soprattutto se si abita in una casa indipendente o al pianterreno.
  • Adottare un cane se si vive in una casa isolata.
  • Far amicizia con i vicini, scambiandosi numeri e recapiti per le emergenze. Un buon vicinato è una delle migliori difese contro le intrusioni.
  • Se ci si assenta a lungo, non mettere al corrente tutte le persone che si conoscono, ma si avvisino soltanto quelle di fiducia, che possono fare controlli periodici all’abitazione.
  • Durante assenze brevi, di poche ore, lasciare una luce accesa. In commercio esistono timer che possono essere programmati per l’accensione e lo spegnimento a tempi stabiliti.
  • Mai lasciare la chiave nello zerbino o in altri posti intuibili vicino all’ingresso.
  • I primi posti esaminati dai ladri sono gli armadi, i cassetti, i vestiti, l’interno dei vasi, i quadri, i letti e i tappeti: non usarli come nascondiglio per i beni preziosi.
  • Se si possiedono oggetti di valore, fotografarli e descriverli con i dati utili al riconoscimento.

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