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Valutare soluzioni tecniche ed espressive significa leggere essenze, posa e finiture in rapporto allo spazio e allo stile. Una guida completa per una scelta di successo.
Rivestimento classico per eccellenza, non smette tuttavia di evolvere, raccontando i cambiamenti di gusto e di abitudini in atto nelle nostre case. Secondo i dati più recenti della European Parquet Federation (FEP), l’83% di quello prodotto in Europa è multistrato, contro il 15% di quello in massello e un residuale 2% a mosaico. Il rovere domina il mercato, con oltre l’83% delle preferenze, distaccando di molto frassino, faggio e legni tropicali.

Parquet in rovere spazzolato e oliato posato a spina di pesce italiana.
Progetto: BOATTOMARTINO Studio, Milano, https://www.boattomartino.com
Foto: Studio Roy Styling: Veronica Leali
Numeri che raccontano bene i modi dell’abitare contemporaneo: oggi il parquet deve convivere con il riscaldamento a pavimento, le cucine a vista nel living, microclimi domestici spesso problematici, soprattutto sul fronte dell’umidità, che può risultare eccessiva o insufficiente. Dunque si opta per essenze più stabili e soluzioni tecniche affidabili e forse viene scelto meno che in passato, ma con maggiore consapevolezza: oltre all’impatto estetico immediato, contano sempre di più durata, manutenzione e qualità dell’esperienza sensoriale.
Se sei alla ricerca di parquet a catalogo, dei formati e delle collezioni dei principali produttori, consulta anche la nostra guida completa ai parquet delle aziende.
In questo approfondimento tecnico, pur presentando anche molti parquet dei produttori, ci concentriamo invece soprattutto sugli aspetti esecutivi di cantiere: normative UNI EN, requisiti del sottofondo, geometrie di posa e manutenzione.
Normative UNI EN e quadro tecnico: dalla scelta alla messa in opera
Il Manuale tecnico del parquet – Progettazione, posa e manutenzione, a cura del Gruppo Pavimenti di Legno e delle Aziende Storiche Parquet (ASP) di EdilegnoArredo/FederlegnoArredo – Maggioli Editore, affronta tutto ciò che è necessario conoscere in merito alle pavimentazioni di legno.

Individua infatti normative di riferimento, criteri tecnici, ruoli e responsabilità degli operatori, nonché buone pratiche di impiego dei materiali, di posa e di manutenzione per avere qualità, durata e prestazioni. Senza tralasciare i temi della sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Ecco nel dettaglio gli aspetti principali a cui prestare attenzione.
Che cosa dice la normativa UNI EN?
Non tutte le pavimentazioni di legno sono parquet. Le norme di settore UNI EN (13756 e 13489) definiscono in tal modo un rivestimento che abbia lo strato di usura di legno nobile di spessore maggiore o uguale a 2,5 mm prima della posa in opera. Da ricordare che il bambù non rientra in tale definizione, ma è classificato come materiale lignificato diverso dal legno, secondo le disposizioni della UNI EN 17009.
L’importanza della posa in opera
È fondamentale per la funzionalità e la durata nel tempo, poiché se non conforme può compromettere aspetto e prestazioni anche di un prodotto di elevata qualità.
Le variabili che incidono sul prezzo finale
Alla spesa per una pavimentazione di legno finita concorrono in modo significativo, oltre al costo del materiale stesso, anche la posa, la preparazione del supporto (livellamenti, realizzazione o consolidamento del sottofondo, rimozione di rivestimenti esistenti, verifica dell’umidità residua del massetto) e le voci accessorie (battiscopa, profili, collanti). Tipologia e morfologia degli elementi lignei (massiccio o multistrato, formato, spessore), finitura, geometria e modalità di posa (a colla, flottante, inchiodato) sono le variabili a cui fare riferimento. A parità dimensionale, un prodotto multistrato è economicamente più contenuto rispetto al massiccio, differenza che però può assottigliarsi in base a spessore dello strato nobile, misure delle plance, classe d’aspetto, lavorazione superficiale. Ulteriori parametri sono poi provenienza, disponibilità e caratteristiche fisiche.
Gli schemi e le geometrie di posa: analisi tecnica e costi
Le configurazioni possibili sono numerose e vanno definite in relazione al carattere dell’ambiente e al peso compositivo che il pavimento assume nel progetto.
Combinazioni conosciute…
- A CORRERE: i listelli hanno larghezza costante e lunghezze diverse
Vantaggi: soluzione semplice e veloce, adatta a tutti gli ambienti, che produce poco sfrido
Svantaggi: disegno molto essenziale
Adatto in: ambienti di ogni dimensione, corridoi e spazi di passaggio per assecondare le prospettive
Costo: opzione più economica

- A CASSERO REGOLARE: gli elementi sono tutti uguali in lunghezza e larghezza, con le teste centrate nella mezzeria dei listelli delle file superiori e inferiori
Vantaggi: disposizione equilibrata, dal buon compromesso estetico
Svantaggi: può risultare troppo ripetitiva
Adatto in: interni di geometria regolare e stile sobrio
Costo: contenuto, nonostante una posa ragionata

- A SPINA DI PESCE ITALIANA: i listelli, tutti uguali, hanno le teste tagliate ad angolo retto e sono disposti perpendicolarmente tra loro, con inclinazione di 45°
Vantaggi: eleganza senza tempo
Svantaggi: posa abbastanza complessa
Adatto in: case di gusto classico, di stile elegante e con ambienti di medie o grandi dimensioni
Costo: medio-alto per via della complessità

- A SPINA UNGHERESE: gli elementi, tutti della stessa dimensione, hanno le teste tagliate con un angolo tra 45° e 60° e sono accostati testa contro testa
Vantaggi: disegno molto raffinato, forte impatto scenografico
Svantaggi: tempi di posa lunghi, produzione di scarti
Adatto in: interni di pregio e di grandi dimensioni
Costo: alto, dati la complessità e lo spreco di materiale

- A FASCIA E BINDELLO: cornice perimetrale completata da un listello (bindello) interno che definisce il disegno della superficie centrale del pavimento e compensa eventuali fuori squadra delle pareti
Vantaggi: molto decorativa, personalizzabile
Svantaggi: posa lunga e complessa
Adatto in: case di stile classico, ambienti grandi
Costo: opzione tra le più dispendiose

- A MOSAICO: lamelle, blocchi, riquadri o liste accostati bordo contro bordo, assemblati in moduli compositivamente differenti
Vantaggi: espressività decorativa
Svantaggi: disegno frammentato
Adatto in: spazi di piccole dimensioni
Costo: medio, a seconda della disposizione

Pose meno note
- A BINARIO: elementi dalla lunghezza costante, organizzati in serie
Vantaggi: ritmo geometrico regolare.
Svantaggi: effetto maggiormente tecnico che decorativo.
Adatto in: ambienti di medie o grandi dimensioni in stile moderno.
Costo: leggermente superiore alla posa a correre
- A PETTINE: listelli tutti uguali, disposti testa contro testa
Vantaggi: disegno misurato, continuità visiva.
Svantaggi: poco decorativa.
Adatto in: ambienti di media superficie in stile minimal.
Costo: medio, per via dell’accuratezza da seguire.
- ALLA FRANCESE: elementi di lunghezze e larghezze diverse disposti in modo casuale con andamento parallelo.
Vantaggi: effetto naturale e dinamico, ideale in spazi irregolari.
Svantaggi: ritmo disordinato.
Adatto in: ambienti di medie e grandi dimensioni.
Costo: medio-basso, per via della posa non standardizzata.

Pensato soprattutto per bagno e cucina, Cala di Quick-Step è resistente all’acqua stagnante fino a 72 ore, grazie al sistema brevettato Uniclic Multifit che assicura un incastro ermetico fra le doghe, e alla finitura idrorepellente HydroSeal per sigillare i bordi. Misura 220 x 22 cm con spessore 13 mm. Al mq costa da 112 euro. https://www.quick-step.it

La serie Nui (design Piero Lissoni) di Listone Giordano si ispira all’arte giapponese del Sashimono, che identifica elementi lignei incastrati a secco, e riprende nel nome il concetto di cucitura, evidenziato dalle teste sagomate dei listoni. Misura 117 x 14 cm o 147 x 19 cm. Costa a partire da 225 euro al mq. https://www.listonegiordano.com

La collezione Tékne di Stile è disponibile in sette varianti corrispondenti ad altrettante fantasie decorative. Sapzio C è formato da elementi che misurano L 44,8 cm, lo spessore è di 5 mm. Prezzo su preventivo. https://www.stile.com
Il parere dell’esperto: suggerimenti pratici
Intervista all’architetto Selina Bertola, fondatrice di Nomade Architettura https://www.nomadearchitettura.com
Per una stanza piccola, quali sono essenza e posa più adatte?
Il rovere è una delle soluzioni più consigliabili: resistente, versatile, si adatta facilmente a contesti differenti. In ambienti contenuti consiglio un andamento a correre, per allungare visivamente lo spazio e migliorarne la percezione complessiva.
E in una zona giorno open space di grandi dimensioni?
In tal caso le possibilità si ampliano notevolmente. La scelta dipende soprattutto dallo stile che si vuole imprimere all’insieme: possono funzionare bene sia una spina di pesce, per un risultato più decorativo, sia una disposizione a correre, più contemporanea. Anche le quadrotte sono una interessante possibilità, in contesti più classici o ricercati.
In un appartamento in stile contemporaneo e minimal cosa risulta più coerente?
Si devono prediligere essenze chiare e omogenee, come il rovere naturale o sbiancato, in doghe ampie a correre. Una combinazione che valorizza la luminosità generale e rafforza l’idea di continuità e di pulizia formale.
Nel caso invece di un’abitazione di stampo tradizionale?
È preferibile orientarsi sempre verso il rovere, ma in tonalità più calde e scure. La spina di pesce italiana o ungherese è particolarmente indicata, perché contribuisce a definire un’atmosfera elegante e senza tempo, in cui il rivestimento a pavimento diventa un vero elemento architettonico.
Se la zona giorno include anche la cucina e si preferisce un rivestimento più resistente del parquet, quali materiali conviene scegliere?
Il gres porcellanato è spesso la prima scelta, quando si parla di resistenza e di facilità di manutenzione, ma non è l’unica opzione possibile. In alcuni progetti ho utilizzato con successo anche la resina o il terrazzo alla veneziana. Come in ogni caso, comunque, la decisione dovrebbe essere guidata dallo stile generale della casa e dal carattere che si vuole attribuire all’ambiente in cui è posato il legno.
Sciogliere i dubbi di cantiere: risposte ai quesiti più frequenti
Le risposte alle perplessità e alle domande più frequenti, che svincolano il parquet da cliché e pregiudizi.

Parquet antico di rovere a spina di pesce all’italiana, con bindello più scuro e fascia perimetrale posata a correre, lamato e riportato al colore naturale. Progetto: Studio Lascia La Scia, Milano, https://www.lascialascia.com
Foto: Studio Roy – Styling: Lidia Elisa Covello.
Quali sono gli errori comuni?
Prima di tutto sottovalutare le condizioni ambientali della casa nella scelta dell’essenza, privilegiando solo l’aspetto, poi pensare che il parquet sia troppo delicato o, al contrario, che resista a tutto, dimenticando così i piccoli accorgimenti manutentivi indispensabili. E, ancora, affidarsi a professionisti non qualificati. Il parquet è un investimento che va affrontato con serietà.
Meglio tradizionale o prefinito?
Non esiste una tipologia migliore di un’altra, la scelta dipende da vari fattori, come contesto, budget, tempistica. Le soluzioni tradizionali comportano lavorazioni più laboriose, poiché necessitano di levigature e trattamenti finali in opera. I prefiniti, invece, una volta posati sono praticamente pronti all’uso. Le prime offrono però maggiore flessibilità di finitura, mentre i secondi sono vincolati ai trattamenti eseguiti industrialmente.
Quale posa è più resistente?
Un buon professionista e materiali di qualità garantiscono stabilità e durata con qualsiasi tecnica. I parquet plurisecolari inchiodati dei palazzi storici ne sono testimonianza, ma anche soluzioni attuali, come incollaggio o posa flottante, non hanno limiti temporali, purché si opti per materiali performanti e manodopera specializzata.
E la più rapida?
Quella flottante di un parquet prefinito con incastro meccanico a secco (“a click”).
Esistono differenze significative di costo tra le varie tipologie?
Il range di spesa varia tra parquet tradizionale, che richiede levigatura e trattamento superficiale finale, e prefinito. Ulteriori incidenze si hanno in base alle geometrie decorative: la spina di pesce è sicuramente più onerosa di una posa a correre.
La posa influisce sulla manutenzione?
No, perché il fattore predominante è il trattamento superficiale. La verniciatura è più semplice da gestire, rispetto all’olio o alla cera.
Quando è preferibile l’incollaggio al sistema flottante?
La colla è sicuramente da utilizzare nel caso di elementi di grandi dimensioni appositamente progettati e idonei per questa tecnica. La posa flottante è invece ideale per salvaguardare una vecchia pavimentazione sottostante o quando il massetto o il supporto non sia trattabile a colla.
Quale tecnica scegliere nelle nuove realizzazioni?
La scelta va fatta in fase di progettazione. In caso di sistemi radianti, per esempio, la posa flottante richiede materassini specifici, con fattori di conducibilità termica molto elevati, e giunti di dilatazione. Per l’incollaggio occorre invece porre attenzione alla stratificazione del supporto (spessore, distanza delle tubazioni) e al tipo di adesivo adatto.
E in caso di ristrutturazione?
Ogni cantiere va valutato in base ai requisiti desiderati: esigenze di isolamento termico o acustico, conducibilità nel caso di massetti radianti… E anche luminosità degli ambienti, per la scelta di essenze più o meno scure.
Quanto incide il sottofondo?
Il massetto è fondamentale: non può esistere un risultato ottimale, se il supporto non lo è. Soprattutto in caso di incollaggio, sono importanti la planarità, la resistenza meccanica, il grado corretto di umidità, lo spessore idoneo, la “stagionatura”.
Esistono essenze adatte al riscaldamento a pavimento?
Il legno europeo più utilizzato per il parquet, il rovere, se ben selezionato garantisce un’ottima stabilità dimensionale e durata nel tempo. Anche essenze esotiche, come teak, iroko o doussiè lo sono. Al contrario, faggio o acero sono caratterizzati da importanti variazioni dimensionali al cambiare delle condizioni termoigrometriche.
Si può installare il parquet su un pavimento esistente?
Occorre solo valutare che il rivestimento preesistente sia sano e ben ancorato al sottofondo, soprattutto nel caso di incollaggio. E considerare se sia richiesto un trattamento di preparazione. Altri parametri importanti sono poi la planarità e l’umidità di risalita, per verificare l’idoneità o meno della colla (ed eventualmente optare per una posa galleggiante), e le quote, soprattutto con porte e serramenti da non sostituire.
È possibile ripararlo o sostituirlo?
Sono operazioni fattibili, ma necessitano di alta professionalità. Gli elementi prefiniti incollati e flottanti sono sostituibili facilmente, mentre la posa tradizionale richiede poi levigatura e finitura.
Valutazione tecnica delle specie legnose e dei trattamenti
Orientarsi tra le specie legnose è fondamentale, non solo per una questione decorativa, ma al fine di rispondere in modo preciso alle prestazioni richieste.
I legni più diffusi
- Rovere Di origine europea, ha un’elevata stabilità dimensionale e buona resistenza all’usura. Versatile, si presta a numerose lavorazioni. Da considerare tuttavia un costo mediamente più alto rispetto ad altre essenze, e una naturale predisposizione alle variazioni cromatiche, se esposto in modo continuativo a luce diretta.
- Faggio Anch’esso europeo, si distingue per venatura fine e uniforme e colorazione chiara e omogenea. Richiede particolare attenzione alle condizioni ambientali: è infatti sensibile all’umidità e agli sbalzi termo-igrometrici, motivo per cui va posato con cautela in ambienti umidi o poco ventilati.
- Frassino Essenza europea, è apprezzato per la venatura marcata e l’aspetto “luminoso”. Ha una buona elasticità, ma rispetto al rovere minore resistenza all’usura, per cui è consigliabile proteggerlo adeguatamente con trattamenti superficiali ad hoc, soprattutto nelle zone più vissute.
- Noce Pregiato e di provenienza europea, è riconoscibile per le tonalità calde e profonde e per l’eleganza naturale. Ha un costo elevato e una resistenza inferiore rispetto a essenze più dure e tende a variare tinta con l’esposizione alla luce.
- Ciliegio Europeo o nordamericano, è apprezzato per l’aspetto caldo e uniforme, dalla tessitura fine. È però mediamente tenero e tende a scurire nel tempo, soprattutto negli ambienti luminosi.
- Acero Diffuso sia in Europa sia in Nord America, è particolarmente chiaro e per questo rende evidenti eventuali segni e macchie se non protetto in superficie in modo adeguato.
- Legni tropicali Iroko, doussié, teak, merbau o ipé, tra i più conosciuti, arrivano da Africa, Asia e America del Sud. Di densità, durezza e resistenza all’umidità elevate, hanno costi considerevoli e sono difficili da lavorare. Inoltre, è importante verificare sempre che la provenienza sia certificata, nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori.
I trattamenti superficiali
- Olio: penetra senza creare una pellicola superficiale, valorizzando matericità e texture, e richiede manutenzione periodica.
- Cera: tradizionale e poco filmogena, conferisce un aspetto naturale e morbido, ma è poco resistente all’usura.
- Olio-cera: combina le azioni, per un effetto caldo e naturale. Garantisce protezione intermedia e buona resa estetica, e richiede una manutenzione programmata.
- Sapone: tipico della tradizione nordica, lascia il legno molto naturale e chiaro. Offre una protezione limitata e richiede cure frequenti.
- Naturale: opzione rara, perché non protegge da sporco e usura.
- Verniciatura poliuretanica: opaca, satinata o lucida, è molto diffusa. Crea un film protettivo a elevata resistenza e a bassa manutenzione.
- Verniciatura acrilica (a base d’acqua): compromesso tra protezione e attenzione all’impatto ambientale, si distingue per buone prestazioni meccaniche e una resa estetica maggiormente naturale rispetto ad altre tipologie di vernici, più tradizionali.
- Sistemi antibatterici a base di ioni d’argento: limitano la proliferazione microbica grazie a un rilascio controllato di particelle attive.

La collezione I-Wood di Berti presenta una struttura a 3 strati per uno spessore complessivo di 10,2 mm. Le doghe hanno una superficie sottile (0,6 mm) di legno nobile di rovere di primissima scelta, su supporto multistrato di betulla incrociato. La finitura XtremeStrong è ideale contro l’abrasione, il trattamento Silver Protector, a ioni di argento, garantisce la protezione antibatterica fino al 99%. Costa a partire da 73 euro al mq. https://www.berti.net
Glossario tecnico del parquet
- Bindello: elemento ligneo di unione tra la fascia perimetrale e il tappeto centrale di un parquet.
- Bisello: smussatura a taglio inclinato dei profili di un listello di legno.
- Multistrato: rivestimento ligneo a elementi lamellari con uno strato superiore di legno massello di almeno 2,5 mm di spessore e strato di supporto costituito da materiale a base di legno e/o lignificato di massa maggiore o uguale al 75%.
- Posa flottante: tecnica di installazione con le doghe non incollate o inchiodate, ma appoggiate su un materassino isolante e incastrate tra loro.
- Posa inchiodata: metodo tradizionale per il legno massello ad alto spessore (18-20 mm), che prevede il fissaggio dei listelli con chiodi su struttura di supporto o magatelli (tozzetti di legno) affogati nel massetto.
- Posa mediante incollaggio: procedimento di fissaggio del rivestimento direttamente sul massetto o sul sottofondo mediante adesivi specifici.
Manutenzione e conservazione del parquet nel tempo
Dalla pulizia ordinaria al ripristino dei piccoli danni, fino al controllo del microclima ideale e alle protezioni migliori, la manutenzione è fondamentale per allungare la vita del parquet e conservarne la bellezza nel tempo.
Sempre o al bisogno
- La cura quotidiana si basa su poche semplici regole imprescindibili: rimuovere regolarmente polvere e sporco con scopa o aspirapolvere dotato di bocchetta idonea e lavare con un panno ben strizzato, usando acqua e un detergente neutro specifico.
È fondamentale evitare l’eccesso d’acqua, il vapore e qualsiasi prodotto abrasivo o aggressivo: aceto, ammoniaca, candeggina, alcol e detergenti universali possono infatti compromettere irreversibilmente la finitura superficiale. - La scansione temporale di interventi più approfonditi dipende invece dall’intensità di utilizzo: ambienti poco sfruttati richiedono trattamenti diradati, quelli molto trafficati necessitano al contrario di azioni ripetute, a cadenza settimanale o mensile.
- Il tipo di finitura superficiale incide sulla cura: per esempio, un parquet oliato necessita di applicazioni ripetute dell’olio, secondo le indicazioni del produttore e del posatore.

Il multistrato di rovere già protetto con olio-cera naturale e pronto per la posa della serie Caravaggio di Maro Cristiani, qui posato a spina di pesce ungherese, misura 138 x 61,1 x 13,8 cm, con strato nobile di 3,5 mm. Costa 68 euro/mq + Iva. https://www.cristiani.it

Via macchie e difetti
Acqua, caffè, vino, olio vanno rimossi tempestivamente con un panno umido e un detergente adatto. Il ristagno prolungato di liquidi può infatti portare a rigonfiamenti o fessurazioni che richiedono l’intervento di un tecnico. I danni importanti (sollevamenti, crepe diffuse e usura profonda) che indicano la necessità di una manutenzione straordinaria implicano infatti la sostituzione di porzioni, la levigatura e la stesura di una nuova finitura, eseguite da professionisti specializzati.
- Piccoli graffi e ammaccature possono essere attenuati con prodotti dedicati o un rinnovo localizzato della superficie trattata; sono però sconsigliati i rimedi fai-da-te, magari abrasivi, che rischiano di peggiorare il danno.
- È utile prevedere sempre una scorta di rivestimento, pari al 2-5% del materiale posato, proprio per ovviare a eventuali ripristini nel tempo con sostituzione di alcuni elementi.
Come pulire e lucidare il parquet
Il microclima ideale per mantenere bello il parquet
Il clima domestico influisce in modo determinante sulla stabilità e sulle prestazioni del parquet.
- Temperatura (intorno ai 20 °C) e umidità relativa (tra il 40% e il 60%) sono infatti rilevanti per evitare modifiche dimensionali importanti di doghe e listelli e rendere la superficie poco permeabile.
- Valori diversi possono seccare troppo il legno o, al contrario, portare all’ammaloramento.
Accorgimenti in casa per le zone più soggette a rovinarsi
Per ridurre un’usura precoce esistono accorgimenti semplici per le zone più a rischio: come zerbini all’ingresso e feltrini sotto sedie e arredi.
- I tappeti aiutano solo se traspiranti e spostati periodicamente, per evitare variazioni cromatiche dovute alla luce o ad accumuli di umidità.
- Le schermature alle finestre rallentano invece le modifiche della tinta del legno, che naturalmente tende a sbiadire o a scurire sotto ai raggi.
Le tendenze: lavorazioni materiche e posa semplificata
Le nuove collezioni di parquet si orientano verso superfici sempre più espressive, ottenute con tecniche e finiture che mettono in risalto rilievi, texture e variazioni cromatiche del legno.
Parallelamente, il pavimento diventa elemento decorativo autonomo: pattern geometrici, moduli compositivi e reinterpretazioni contemporanee delle pose storiche – come spina di pesce e mosaico – lo trasformano in un segno progettuale evidente.
Si affermano anche formati di grande dimensione e tavole extra-lunghe, scelti per ampliare la percezione dello spazio e rafforzare la continuità visiva negli open space.
La sostenibilità diventa un driver tecnico ed estetico: processi circolari, certificazioni ambientali e cicli produttivi a ridotto impatto influenzano sempre più lo sviluppo delle nuove collezioni. I rivestimenti certificati secondo programmi come FSC (Forest Stewardship Council) o PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification) sono sempre più richiesti. Infine, innovazioni costruttive come superfici protette, trattamenti impermeabilizzanti e sistemi di incastro evoluti puntano su prestazioni elevate e posa semplificata, ampliando gli ambiti di utilizzo anche in ambienti più esposti all’umidità.













































