Fotovoltaico: dall’ecologia al bonus fiscale, 10 vantaggi

Ridurre i costi in bolletta e produrre energia pulita: a partire da questi due fondamentali presupposti, abbiamo riassunto in 10 punti i vantaggi della tecnologia che permette di ricavare elettricità da una fonte rinnovabile quale il sole.

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 21/09/2015 Aggiornato il 22/09/2015
Fotovoltaico: dall’ecologia al bonus fiscale, 10 vantaggi
Pannelli Vitovolt di Nuove Energie/Viessmann

Il fotovoltaico è una tecnologia che produce energia elettrica sfruttando le radiazioni solari attraverso specifici pannelli (posti sui tetti degli edifici o sul terreno tramite apposite strutture) e grazie al silicio di cui sono composti. Questi, detti anche moduli e formati da celle, si differenziano dai pannelli degli impianti solari termici, che producono invece calore per scaldare l’acqua (sanitaria e/o del riscaldamento). Fino al 31/12/2015 ma con probabile proroga, le detrazioni Irpef concesse per l’installazione dei pannelli fotovoltaici, con limite massimo di spesa detraibile di 96.000 euro per unità immobiliare, sono pari al 50%. Se non prorogati, i bonus dall’1/1/2016 dovrebbero tornare come in precedenza al 36% (spesa max 48.000 euro). Scopri di più sulle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni e il risparmio energetico, cliccando qui.

Esistono più tipi di moduli fotovoltaici: la differenza è nel tipo di silicio di cui sono composti. I più diffusi sono in silicio monocristallino (colore blu scuro o nero) e policristallino (blu cangiante). I primi raggiungono elevati livelli di efficienza, grazie alla purezza del silicio utilizzato, con rendimento del 14-17%, contro quello dei secondi che si aggira intorno al 10-14%. Vi sono poi i pannelli in silicio amorfo (a film sottile): si differenziano dagli altri perché non sono strutturati in celle. Il rendimento: fra il 6% e il 10%, ma sono più efficienti, in situazioni climatiche sfavorevoli.
Un impianto è formato dai seguenti componenti: ✓ campo fotovoltaico (superficie totale dei pannelli/moduli); ✓inverter (il dispositivo che trasforma l’energia prodotta, che è continua, in energia utilizzabile, che è alternata); ✓ quadro elettrico e contatore (tranne negli impianti off-grid); ✓ batteria di accumulo (solo negli impianti off-grid e in quelli ibridi).
Tra le novità: per i dispositivi Android è disponibile da poco un’app gratuita per il controllo dell’impianto da remoto; inoltre si stanno diffondendo anche i vetri fotovoltaici per intere pareti di edifici.
Si sceglie tra grid-connected e off-grid: In base al fabbisogno energetico e alle condizioni in cui si trova l’immobile, l’utente può scegliere tra un impianto fotovoltaico collegato alla rete nazionale (grid-connected) e uno non collegato (off-grid o stand alone). La differenza è che nel primo caso – in cui rientra la maggior parte degli impianti installati – è possibile prelevare energia dalla rete quando quella prodotta dall’impianto non è sufficiente; il secondo invece si basa sull’autosufficienza energetica. Esistono anche gli impianti “ibridi” (storage): sono connessi alla rete ma hanno anche la batteria di accumulo.
L’iter burocratico è semplificato: Tipo di autorizzazione ed eventuali vincoli per l’installazione di un impianto fotovoltaico domestico dipendono dal Comune e dalla Regione. Se solitamente è richiesta una Cia (Comunicazione di inizio attività), altre volte è invece necessario ricorrere alla Pas (Procedura abilitativa semplificata). Bisogna dunque informarsi con anticipo, perché a seconda della procedura cambiano anche tipo, modalità e tempi di assenso da parte dell’ente municipale.
L’ampiezza la valuta l’audit: Una diagnosi effettuata da consulenti (audit energetico) permette di esaminare il fabbisogno energetico dell’abitazione e di considerare tutte le condizioni relative agli impianti e all’immobile, al fine di trovare l’intervento che possa garantire la maggior efficacia e il minor consumo. In linea generale si può tenere conto che il consumo energetico di una famiglia di 3-4 persone è stimato in 3.200 kWh, soddisfatto con un impianto di 3 kWp (per i quali servono dagli 8 ai 14 mq, secondo il tipo di pannello).
In condominio: uso comune ma anche privato: Con l’autorizzazione dell’assemblea, l’impianto fotovoltaico può essere installato anche su una superficie condominiale e va collegato direttamente al contatore dell’edificio. Gli incentivi fiscali valgono anche in questo caso. È raro, ma comunque fattibile, installare un impianto su una superficie condominiale ma finalizzato a un uso privato: occorre avere l’autorizzazione dell’assemblea e dare una serie di garanzie, prima fra tutte quella di non recare danno alle parti comuni né alle proprietà esclusive.

I 18 GW installati , in Italia hanno coperto l’8% del fabbisogno totale 2014.

1. Il risparmio è garantito

Pur essendo terminata l’epoca delle tariffe incentivanti in vigore in passato, il fotovoltaico continua a ridurre i costi in bolletta: anziché puro consumatore il proprietario di un impianto fotovoltaico diventa produttore di energia. E il prezzo di vendita dell’energia prodotta è, di fatto, superiore rispetto a quello di acquisto. Si continua a pagare le bollette all’utility con la quale è stato sottoscritto il contratto, beneficiando periodicamente di alcune compensazioni secondo il cosiddetto sistema di “scambio sul posto”.

Lo scambio sul posto: è una modalità che permette al proprietario dell’impianto fotovoltaico di essere collegato alla rete elettrica nazionale, nella quale può immettere l’energia prodotta che non ha immediatamente consumato, ma anche prelevare quella necessaria nei momenti in cui l’impianto non produce. Sarà poi riconosciuto un contributo dal Gse (Gestore servizi energetici) in rapporto alla quantità di energia data alla rete.

2. L’energia è pulita

L’installazione di un impianto fotovoltaico è una scelta che rispetta l’ambiente poiché contribuisce a ridurre lo sfruttamento di risorse naturali esauribili e inquinanti e al contenimento delle emissioni nocive. Chi lo fa contribuisce in prima persona al raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica che l’Unione Europea impone a tutti gli Stati membri, Italia compresa. Entro il 2030 è previsto il 40% di riduzione delle emissioni, incremento del 27% della produzione da fonte rinnovabile e l’aumento del 27% dell’efficienza energetica.

3. È una tecnologia sempre più evoluta

La sempre crescente attenzione per la tutela dell’ambiente ha permesso in questi anni investimenti notevoli nel settore delle energie rinnovabili, sia da parte di governi, istituzioni e autorità, sia per opera di privati e aziende. Un processo continuo di ricerca e innovazione, incentivato e stimolato da una domanda in crescita che ha portato a prodotti sempre più efficienti al servizio dell’utente (e con costi sempre più bassi). Installando un impianto fotovoltaico sul tetto di casa si stimolano i produttori a creare tecnologie più in linea con le esigenze del consumatore, ancora più avanzate e soprattutto che costano meno: un meccanismo virtuoso che si alimenta da solo.

4. Corrente subito disponibile

È possibile utilizzare l’energia elettrica prodotta dal proprio impianto nel momento stesso in cui viene prodotta, senza quasi doverne prelevare dalla rete nazionale. Grazie ai sistemi di accumulo, inoltre, si può immagazzinare l’energia prodotta in modo da poterla utilizzare nei momenti in cui l’impianto non ne produce (per esempio nelle ore notturne). Il sistema di accumulo è, in pratica, una batteria, collegata alla rete elettrica tramite un inverter, che trasforma l’energia elettrica da corrente continua (è così che viene prodotta) a corrente alternata (la modalità con cui funzionano gli apparecchi domestici). Queste tecnologie costituiscono un passo fondamentale verso una consistente autosufficienza energetica: il mercato ne è così stimolato che i prezzi iniziano a ridursi notevolmente.

5. La manutanzione è minima

Una verifica annuale del funzionamento è consigliabile, anche se a oggi non obbligatoria: oltre che per controllare i componenti e la taratura del contatore, serve anche per pulire l’impianto (intervento questo che può fare incrementare le prestazioni anche del 3-5%). Il periodo giusto per tale lavoro è marzo, prima cioè dei mesi dove si ottiene la produzione maggiore di elettricità. Sugli impianti datati si possono poi prevedere migliorie che, a fronte di una spesa totale di circa 2mila euro, fanno alzare il rendimento del 30% senza aumentare la potenza dell’impianto: sostituzione dell’inverter, aggiunta di un sistema di monitoraggio e di ottimizzatori.

6. Si recupera il 50% dei costi

L’installazione di un impianto fotovoltaico residenziale rientra nelle opere finalizzate al risparmio energetico, con impiego di fonti rinnovabili: beneficia di uno sconto fiscale Irpef pari al 50% delle spese sostenute. Le somme versate per l’intervento sono quindi deducibili per la metà dalla quota Irpef, distribuendo la cifra nell’arco di 10 anni. Si può beneficiare del bonus con la percentuale attuale fino al 31 dicembre 2015 con probabile proroga, altrimenti dal 1° gennaio 2016 la detrazione dovrebbe tornare al 36%. Lo sconto vale per le abitazioni. Per usufruire della detrazione è necessario che l’impianto sia destinato a far fronte ai bisogni energetici di un’abitazione e sia posto direttamente al servizio di questa. Tali interventi possono essere realizzati anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, con un’idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia.

7. Prezzi molto più bassi

Gli impianti fotovoltaici oggi sono economicamente più accessibili rispetto a qualche anno fa. La spesa si è abbassata anche del 75%: il costo di un impianto per il settore residenziale varia tra 2.000 e 3.000 euro/kW, a fronte dei 20.000 di una volta. E lo spazio necessario a ospitare l’impianto è minimo: 15-20 mq di tetto.

8. Spese ammortizzate in 5 anni

Per calcolare i tempi di ritorno dell’investimento (Roi) si deve tenere conto sia del risparmio in bolletta (che sono soldi recuperati) sia degli sgravi Irpef che permettono di riavere la metà della cifra sborsata. Va calcolato poi che il risparmio si moltiplica in maniera considerevole a seconda della collocazione geografica dell’edificio (e quindi della produzione dell’impianto) e dei consumi.

Produzione e potenza: L’energia elettrica che un impianto può rendere è determinata da molti fattori – in primo luogo la posizione geografica dell’installazione -e i valori dichiarati di produzione in condizioni standard di irraggiamento solare (1.000 W/mq a 25 °C) sono da considerare “teorici”. In linea generale si può tenere conto che le condizioni climatiche dell’Italia fanno stimare un minimo di 1.000 kWh (kilowattora) e un massimo di 1.500 kWh annuali.

9. Ormai di uso cumune

Secondo Anie Rinnovabili (l’associazione che all’interno di Anie Federazione raggruppa le imprese costruttrici di componenti e impianti per la produzione di energia da fotovoltaico, eolico, biomasse e geotermia, mini idroelettrico) il parco impianti italiano è il terzo al mondo per dimensioni, dietro Germania e Cina, ma prima di Usa e Giappone. Si stima la presenza nel nostro Paese di circa 648.183 impianti installati, con una potenza totale di 18.325 MW. Dai dati emerge che circa il 60% della potenza installata (circa il 15% sul totale installato nel mondo) è rappresentata da impianti fino a 20 kW: le installazioni sono prevalentemente di dimensioni medio-piccole. Nello specifico, nel 2014 a farla da padrone sono stati gli impianti di piccola taglia, del residenziale (tra i 3 e i 6 kW).

10. L’immobile acquista valore

Tra gli interventi di riqualificazione energetica, l’installazione di un impianto fotovoltaico è una delle soluzioni più efficaci per ottenere un notevole risparmio energetico (ed economico). La riduzione dei prelievi dalla rete permette un aumento dell’efficienza energetica della casa, con la diretta conseguenza della scalata alle lettere che identificano la classe energetica dell’immobile e quindi dell’aumento del suo valore commerciale. Da un seminario della Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali) è emerso che le abitazioni in classe A e B vedono incrementare il proprio valore del 10%. A fronte di un extracosto costruzione di circa 160 euro/mq (fonte Ance) per migliorare del 30% le prestazioni energetiche. La classe energetica è oggi un nuovo e rilevante dato per la valutazione di un’abitazione.

Siti utili: Agenzia delle entrate: www.agenziaentrate.gov.it; Anie Rinnovabili: http://anierinnovabili.anie.it; Enea: www.enea.it; www.agenziaefficienzaenergetica.it; Gse: www.gse.it

Si ringrazia per la collaborazione Anie Rinnovabili (http://anierinnovabili.anie.it)

Come valuti questo articolo?
12345
Valutazione: / 5, basato su voti.
Avvicina il cursore alla stella corrispondente al punteggio che vuoi attribuire; quando le vedrai tutte evidenziate, clicca!
A Cose di Casa interessa la tua opinione!
Scrivi una mail a info@cosedicasa.com per dirci quali argomenti ti interessano di più o compila il form!