La casa bio, naturale ed ecologica

Oggi si sente sempre più spesso parlare di case ecologiche o bioecologiche e di materiali naturali, sistemi costruttivi che possono essere riassunti nei concetti di bioarchitettura e bioedilizia. Ma che cosa sono esattamente?
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 28/08/2014 Aggiornato il 28/08/2014
La casa bio, naturale ed ecologica

Con “bioarchitettura” si intende solitamente la progettazione di costruzioni ben integrate nell’ambiente circostante e che ne siano rispettose. Si punta cioè a un rapporto equilibrato fra l’ambiente e il costruito. Esistono due grandi sistemi che si occupano di garantire l’effettiva sostenibilità delle costruzioni.

Il primo riguarda la corretta progettazione ambientale e bioclimatica degli edifici: lo scopo è quello di integrare l’edificio nel suo contesto ambientale anche dal punto di vista energetico e dell’utilizzo delle risorse locali, consentendo il massimo contenimento dei consumi. Comprende numerosi aspetti quali: l’isolamento e la riduzione delle dispersioni termiche, sia per l’inverno che per l’estate; il controllo degli ombreggiamenti, per evitare fenomeni di surriscaldamento estivo; la ventilazione naturale, il raffrescamento e la deumidificazione dell’aria; il controllo e il massimo sfruttamento dell’illuminazione naturale; l’attenzione al ciclo delle acque e al riutilizzo dell’acqua piovana. E, non meno importante, l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabili presenti: energia solare, eolica, geotermica o anche idroelettrica. L’edificio è visto quindi nel complesso delle sue componenti e si cerca per ciascuna di esse il massimo sfruttamento “passivo” delle risorse che il luogo in cui si costruisce offre. Con il termine “passivo” si intende un utilizzo naturale delle risorse ambientali, cioè un impiego che non comporti ulteriori consumi ma che minimizzi gli impatti ambientali stessi. Per esempio, adottando soluzioni che consentano di sfruttare le brezze locali per raffrescare gli edifici, senza l’impiego di condizionatori, oppure di sfruttare il calore del sole per riscaldarli, tramite serre o altre soluzioni idonee. Queste ricerche sono state particolarmente sviluppate e sistematizzate dal Passiv Haus Institut di Darmstadt, in Germania, (www.passiv.de/en/index.php) che ha reso famoso il concetto di casa passiva. Con questo termine oggi si indicano case dal bassissimo consumo energetico, energeticamente autosufficienti, che possono essere riscaldate anche senza i tradizionali impianti di riscaldamento.

Un ulteriore aspetto consiste nell’utilizzo di materiali a basso impatto ambientale: particolare attenzione è rivolta anche all’impiego nella costruzione di materiali il più possibile “sostenibili” e che non siano nocivi in alcun modo per la salute umana. Per considerarlo tale, un materiale ecosostenibile non deve essere semplicemente “naturale”. Vanno considerate le caratteristiche intrinseche, il suo processo produttivo, l’energia impiegata per la produzione (concetto di energia inglobata) e le ricadute che questo comporta sull’ambiente. Particolare importanza rivestono anche gli aspetti legati alle distanze tra i luoghi di produzione dei materiali e quelli di impiego, quindi la tematica dei trasporti dei materiali in un mercato sempre più globalizzato, ed infine quelli legati alla riciclabilità stessa dei materiali una volta che sia finito il loro ciclo di vita. Per fare un esempio, il legno è certo uno dei materiali più ecologici che possiamo usare, ma un conto è usare un legno proveniente da foreste vicine al cantiere, un altro è usare legni di importazione, il cui viaggio abbia contribuito all’immissione di rilevanti quantità di CO2 nell’atmosfera. In ogni caso, queste ricerche hanno portato a valorizzare materiali quali legno e pietre locali oltre che altri quali calce e gesso in sostituzione di materiali il cui ciclo produttivo sia maggiormente energivoro. L’attenzione alla salubrità dei materiali ha anche contribuito alla riscoperta di prodotti con leganti e colle a base naturale invece che chimica, anche per ridurre l’emissione delle cosiddette sostanze volatili (VOC = Volatile Organic Compounds, la formaldeide ne è un esempio) nocive per la salute.

Per cercare di governare tutte queste componenti, che si sommano nella realizzazione di edifici realmente ecologici e sostenibili, negli ultimi decenni sono nate alcune istituzioni che si sono poste come punto di riferimento in questo campo. La loro missione è da un lato quella di sviluppare e divulgare la ricerca sulle tematiche del costruire ecologico, anche attraverso la formazione di tecnici specializzati in materia, dall’altro quello di creare dei veri e propri sistemi di certificazione che attestino in maniera il più possibile oggettiva (attraverso sistemi di rating a punteggio) le caratteristiche di sostenibilità delle costruzioni. In Italia possiamo citare l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura (INBAR) – www.bioarchitettura.it – e l’Associazione Nazionale Architettura Bioecologica (ANAB) – www.anab.it – quali organismi per la diffusione e la formazione nel campo della bioarchitettura, inoltre lo Zephir Passiv Haus Italia (www.zephir.ph) quale istituzione italiana di riferimento, anche per le certificazioni, per il mondo delle case passive. Quali istituzioni che gestiscono sistemi di certificazione ambientale degli edifici possiamo ricordare l’Agenzia CasaClima, di origine dell’Alto Adige (www.agenziacasaclima.it); Itaca, Istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale, fondato dall’Associazione federale delle Regioni e delle Provincie Autonome (www.itaca.org); ed infine il Green Building Council Italia, organismo italiano derivato dal Green Building Council americano e internazionale che gestisce il sistema di certificazione ambientale Leed (www.gbcitalia.org).

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