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Tetti, facciate, pareti interne grazie alle superfici vegetali migliorano il comfort abitativo e riducono i consumi energetici. Grandi anche i vantaggi dal punto di vista estetico.
Le città si surriscaldano, le isole di calore aumentano e già oggi il consumo di energia per il raffrescamento interno rappresenta non meno del 30% del fabbisogno elettrico totale del parco immobiliare europeo. In questo scenario, coperture a giardino, involucri vegetativi e superfici interne rivestite con le piante non sono più solo una scelta estetica, ma soluzioni tecniche per il miglioramento ambientale e il benessere abitativo.

Come funziona l’isolamento termico vegetale: la fisica del verde
La vegetazione sottrae calore all’aria e lo rilascia sotto forma di vapore acqueo. Una superficie impermeabile tradizionale (bitume, cemento, asfalto) d’estate può raggiungere temperature ben oltre la soglia dei 50 °C (in certi casi fino a 85 °C), mentre, a parità di condizioni, il verde si mantiene sotto i 30 °C.
I ricercatori del Dipartimento di Efficienza Energetica dell’ENEA hanno documentato che le coltri vegetali d’estate sono in grado di ridurre la temperatura interna degli edifici fino a 3 °C, abbattendo quasi il 50% del flusso termico dall’esterno, con il taglio dei consumi elettrici per il condizionamento stimato in circa 2 kWh per metro quadrato.
Per un appartamento di 100 mq, ciò equivale dunque a un risparmio di circa 200 kWh per estate.
Tutti i vantaggi ambientali ed edilizi di uno strato vivo
Il verde integrato nell’edilizia è fondamentale per la sostenibilità, la biodiversità e la qualità dell’abitare. Gli effetti positivi, oltre al risparmio di suolo vergine, sono infatti sostanziali:
1) contrasto delle isole di calore e miglioramento dei microclimi, grazie ai processi di evaporazione e traspirazione delle piante, che rendono l’aria più umida contribuendo al raffreddamento delle temperature circostanti.

2) ritenzione delle precipitazioni con diminuzione (dal 50% al 90% a seconda della situazione) della dispersione idrica e di conseguenza decongestione dei sistemi di scarico, di canalizzazione e di depurazione.

3) riduzione dell’inquinamento sia atmosferico sia acustico, per merito dell’azione di filtrazione o di assorbimento delle polveri sottili e delle particelle di smog da parte della vegetazione, che funziona anche da barriera fonoassorbente.

4) isolamento termico dell’involucro, sia in estate sia in inverno, che ne garantisce l’inerzia termica e stabilizza la temperatura interna, al fine di ridurre i consumi per riscaldamento e raffrescamento.

5) protezione dagli agenti atmosferici per aumentare la durata nel tempo degli edifici e quindi allungarne la vita utile. Non bisogna poi dimenticare che il verde valorizza l’immagine urbana e anche gli interni, trasmettendo
sensazioni di benessere e di comfort.

Normative e leggi sui tetti verdi e pareti vegetate
A livello europeo, la Direttiva 2018/844/UE (revisione della EPBD, Energy Performance of Buildings Directive) cita esplicitamente i tetti verdi e le pareti vegetate come strumenti per ridurre la domanda energetica degli edifici. In Italia, il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) inserisce le infrastrutture verdi tra le misure prioritarie di adattamento urbano.
Dal punto di vista tecnico, la norma di riferimento per i tetti verdi è la UNI 11235:2015 “Istruzioni per la progettazione, l’esecuzione, il controllo e la manutenzione di coperture a verde”, che definisce stratigrafia, materiali e criteri di manutenzione in funzione del clima e della destinazione.
Per facciate e pareti interne non c’è una regola unitaria specifica e si applicano le norme generali su impermeabilizzazione (UNI 11528), isolamento termico (UNI EN ISO 6946) e, per impianti di irrigazione, il DM 37/2008 che disciplina progettazione, installazione e manutenzione degli impianti tecnologici negli edifici.
A quali professionisti rivolgersi per progettare il verde pensile
La progettazione richiede competenze specifiche e il professionista giusto a cui rivolgersi varia in funzione della realizzazione:
- paesaggista, figura di riferimento per tetti verdi intensivi, giardini pensili e facciate con piante a terra, coordina la scelta delle essenze, la gestione dell’irrigazione, l’integrazione con la struttura portante;
- agronomo o dottore forestale, indispensabile per la selezione delle specie vegetali in funzione del microclima locale, del substrato e delle condizioni di esposizione, è determinante per la riuscita a lungo termine dell’impianto;
- interior designer con specializzazione biofilica, ideale negli interni, per la realizzazione di living wall e allestimenti vegetali in ambienti domestici e/o lavorativi, coniuga aspetto e funzionalità.
L’esecuzione richiede imprese con esperienza certificata, poiché entrano in gioco fattori come impermeabilizzazione e durata.

Ogni fabbricato può essere “rinverdito”: dai complessi residenziali agli uffici, dalle scuole agli edifici pubblici.
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Guida ai tetti verdi: tipologie, stratigrafia e posa
Un tetto verde non è una semplice striscia di terra con qualche pianta, ma un sistema multistrato ingegnerizzato, impermeabile, drenante e duraturo.
Tetti verdi estensivi e intensivi: differenze e carichi
Esistono due tipologie di verde adatto alle coperture, differenti per peso specifico, manutenzione e utilizzo, nonché impegno economico.
- Estensivo, più leggero, prevede un substrato di spessore variabile (dai 6 ai 15 cm circa), con un peso a saturazione compreso tra 60 e 150 kg/mq e specie vegetali (principalmente muschi, piante grasse, graminacee) autosufficienti o quasi, richiedenti pochissima manutenzione e, in molti casi, nessuna irrigazione aggiuntiva dopo l’attecchimento. È adatto a coperture piane o leggermente inclinate (fino al 20-25%), su strutture esistenti dalla portanza limitata e pensato per essere funzionale più che fruibile.
- Intensivo, vero e proprio giardino pensile, con substrato che supera i 20 cm (fino anche a 40-80 cm) e peso a saturazione compreso tra 300 e 900 kg/mq o più, permette di coltivare arbusti, piccoli alberi, orti e prati fioriti, creando uno spazio pienamente fruibile. Richiede un impianto di irrigazione, manutenzione regolare e soprattutto una struttura portante appositamente dimensionata (quindi eventualmente una perizia strutturale).

Sono indice di qualità: permeabilità, ritenzione idrica, fertilità e ossigenazione del substrato, smaltimento dell’eccesso d’acqua.
GreenROOF, sviluppato da Isopan e DAKU, integra sistemi verdi con pannelli sandwich ad alte prestazioni. Studiato per soluzioni sia estensive sia intesive, su tetti piani, è costituto da materiali che lavorano tra loro in armonia e sinergia. https://www.isopan.it, https://www.daku.it
Cosa valutare prima dell’installazione sulla copertura
La scelta dipende dalla portanza della copertura, dall’utilizzo e dal budget.
- In caso di ristrutturazione di un edificio esistente, quasi sempre si ricade sul verde estensivo, a meno che non si proceda con una verifica strutturale, che accerti la capacità portante del solaio e, se necessario, preveda rinforzi adeguati.
- Segue il controllo delle pendenze (almeno dell’1-2% per il drenaggio) e dello stato dell’impermeabilizzazione, per capire se sia ancora performante o vada sostituito.
- Nelle nuove costruzioni il vantaggio è la possibilità di dimensionare la struttura ad hoc.

Il pacchetto drenante del tetto della mensa del Lechler Village a Como è realizzato con materassino, argilla espansa AgriLeca e strato di LecaGreen, substrato colturale leggero, con argilla espansa, per giardini pensili di Leca. https://www.leca.it

È importante scegliere materiali che non si decompongano e non vengano attaccati da muffe o parassiti.
I 5 strati tecnici di un giardino pensile a regola d’arte
Una copertura a verde correttamente eseguita è composta in genere da 5 strati primari, sovrapposti:
- struttura portante (solaio), verificata per i carichi statici e dinamici di un sistema verde a saturazione idrica e con apposito isolamento;
- membrana impermeabilizzante anti-radice, resistente alla penetrazione delle radici, ai raggi UV e agli sbalzi termici, di compound polimero con additivi appositi o di geo-membrane sintetiche certificate FLL (Forschungsgesellschaft Landschaftsentwicklung Landschaftsbau, istituto tedesco di riferimento per il verde pensile);
- strato drenante per lo smaltimento dell’acqua in eccesso e l’aerazione delle radici, ottenuto con ghiaia, argilla espansa, pannelli di polietilene o sistemi ad hoc modulari;
- strato filtrante (tessuto non tessuto), per impedire l’intasamento da dilavamento;
- substrato colturale, mix appositamente formulato di materiali naturali e organici (pomice, lapillo, torba, cocco…), calibrato per garantire leggerezza, capacità idrica e nutrizione vegetale, di piccolo spessore per il verde estensivo, maggiore invece per arbusti di verde intensivo.

Manutenzione e gestione dell’irrigazione dei tetti verdi
Per le soluzioni estensive è sufficiente un’ispezione vegetale annuale, con opere stagionali di controllo delle vie di drenaggio; in genere non è richiesta l’irrigazione ordinaria una volta attecchite le specie, ma è comunque consigliabile prevedere l’allacciamento idrico per periodi di siccità prolungata. Quelle intensive, invece, necessitano di un numero più frequente di interventi di manutenzione (potatura, concimazione) e di un impianto a goccia programmabile, preferibilmente con recupero dell’acqua piovana, progettato e realizzato da installatori abilitati.
Quali piante scegliere per i tetti estensivi ed intensivi
La scelta delle essenze è determinante per la riuscita e la durata: devono infatti essere adatte all’esposizione solare diretta, alla siccità estiva, al vento, alle temperature estreme e a uno spessore contenuto del substrato.
Coperture estensive
Per i tetti estensivi il sedum è la pianta grassa per eccellenza, poiché resistentissimo al caldo, con radici poco profonde (bastano 6-8 cm di substrato), ridotta manutenzione, fioritura colorata da aprile a luglio. Le graminacee autoctone dinamizzano l’insieme, resistenti a siccità e vento e non richiedenti irrigazione. Anche le piante aromatiche (timo, origano, maggiorana) sono adatte: profumano e attirano gli insetti impollinatori.


Pianta sedum

Pianta origano
Coperture intensive
Sulle coperture intensive meglio optare per arbusti compatti e resistenti al vento (lavanda, che profuma e fiorisce da maggio a luglio, ortaggi e aromatiche), che necessitano però di substrati di un certo spessore, con irrigazione regolare. L’ENEA sui tetti verdi ha testato anche l’Echium, pianta mediterranea con fiori, che favorisce la biodiversità. In ogni caso, meglio privilegiare specie autoctone o comunque adatte al clima locale.


Pianta rosmarino
Facciate verdi e giardini verticali esterni
Rampicanti tradizionali e sistemi modulari trasformano l’involucro architettonico in un organismo vegetale dal potere isolante e protettivo.
Green Facade e Living Wall: due tecnologie a confronto
Gli approcci per mettere a verde la struttura esterna di un edificio sono essenzialmente due, con caratteristiche tecniche e risultati estetici diversi.
- La “green facade” (facciata verde tradizionale) prevede piante messe a dimora nel terreno ai piedi della casa o in vasi di grandi dimensioni, che si arrampicano sulle superfici mediante supporti (griglie metalliche, tiranti di acciaio inox, cavi verticali o orizzontali, tralicci di legno). È il sistema più economico, semplice da installare e da gestire, poiché le piante, nutrite naturalmente dal suolo, sviluppano un apparato radicale robusto e una copertura che può raggiungere molti piani di altezza in pochi anni, con un peso aggiunto alla facciata praticamente nullo. Tuttavia, non essendo ingegnerizzato, può in taluni casi portare all’ammaloramento dell’apparato murario di supporto.
- Il “living wall” (muro verde vivente) ha invece il substrato di crescita incorporato in pannelli modulari, fissati direttamente alla facciata a distanza variabile (da 10 a 30 cm circa). Le piante crescono in orizzontale, radicate al supporto o in vasche e il risultato è immediato e scenografico, poiché non bisogna attenderne la crescita. Richiede un impianto di irrigazione a goccia integrato (spesso idroponico) e una manutenzione più frequente. E anche la spesa è significativamente più elevata.

Oltre al controllo automatizzato dei cicli di irrigazione e di fertilizzazione, alcuni impianti prevedono la gestione da remoto.
Il Giardino Verticale di Sundar prevede piante che crescono su pannelli ricoperti di feltro, sfruttando le tecniche dell’idrocoltura, sostenuti da una struttura in alluminio distanziata dall’involucro architettonico per il controllo della ventilazione. https://www.sundaritalia.com
I benefici termici, acustici e ambientali sulle facciate
I benefici tecnici di una facciata verde sono documentati: i ricercatori ENEA hanno rilevato, su un prototipo presso il Centro Ricerche di Casaccia, che le temperature superficiali grazie alla vegetazione erano fino a 13 °C inferiori rispetto a quelle di una costruzione tradizionale, con una riduzione dei flussi termici verso l’interno di circa 7 kWh/mq e un abbattimento delle emissioni di CO2 fino a 1 kg/mq, dato il minore consumo elettrico per il raffrescamento.
Una protezione che diventa efficace anche contro i raggi UV, gli sbalzi termici, l’umidità, la pioggia battente – come barriera contro l’erosione degli intonaci e della muratura sottostante – nonché il rumore urbano. Il verde infatti assorbe le onde sonore, riducendo sensibilmente l’inquinamento acustico negli spazi interni.
Anche la qualità dell’aria migliora: alcune specie rampicanti hanno dimostrato un calo del 20% circa dei principali composti organici volatili nocivi, nell’aria circostante la superficie a verde.
Pannelli modulari o vasche integrate?
La scelta tra elementi modulari, complanari alla superficie di aggancio, o dotati di fioriere integrate dipende ovviamente dalle esigenze progettuali e dal tipo di vegetazione. I primi, ideali per un effetto uniforme, sono industrializzati e funzionano essi stessi da substrato di crescita; i secondi offrono una maggiore profondità per le radici, quindi permettono più varietà.


VP Modulo Tree Pot di VerdeProfilo®, evoluzione del sistema brevettato VP Modulo, unisce modularità e capacità di ospitare piante di maggiori dimensioni, per giardini verticali dinamici. Si compone di un vaso di lamiera verniciata con pannello interno di polistirene ignifugo. https://www.verdeprofilo.com
Le migliori piante rampicanti per facciate
La scelta della pianta è determinante per la riuscita di una “green facade”. Tra le specie più adatte rientrano:
- le edere (comune e americana), sempreverdi o caduche e persistenti, che non necessitano di supporti, ma vanno contenute periodicamente per evitare la penetrazione in crepe e il danneggiamento degli intonaci;

- il glicine, vigoroso e longevo, con fioritura primaverile profumata ma richiedente una struttura di supporto robusta e potatura annuale;

- la rosa rampicante, più lenta nella crescita ma dalla lunga fioritura, che richiede potature e trattamenti periodici fitosanitari;

- l’ortensia rampicante, caduca e fiorita, che aderisce autonomamente al muro ed è tra le poche specie rampicanti adatte alle esposizioni settentrionali.

Permessi edilizi, burocrazia e regole condominiali
L’iter burocratico dipende dal tipo di intervento, dalla localizzazione dell’edificio e dal sistema scelto.
Burocrazia comunale: I rampicanti nella maggior parte dei casi rientrano nell’attività di edilizia libera o richiedono una CIL. La posa di una facciata verde con sovrastruttura portante può richiedere una CILA o un Permesso di Costruire. Nei centri storici o in aree vincolate è obbligatorio il nulla-osta della commissione paesaggistica e della Soprintendenza.
Regole condominiali: Sulle parti comuni serve la delibera assembleare. Su balconi o pareti private basta l’accordo del proprietario (in caso di locazione), rispettando il regolamento condominiale e il decoro architettonico (artt. 1120 e 1122 c.c.).
Verde indoor e pareti vegetali per interni
Il verde indoor non è una novità – le piante da appartamento sono parte dell’arredo domestico da tempo – ma l’approccio è cambiato radicalmente.
Oggi è possibile trasformare un’intera parete di casa in un muro vegetale, grazie a soluzioni che variano dalle composizioni più semplici a impianti complessi.
Piante stabilizzate vs Living Wall vivi in casa
- Le piante stabilizzate – vegetali raccolti al culmine dello sviluppo e sottoposti a un processo di conservazione per immersione in una soluzione a base di glicerina vegetale e pigmenti naturali – mantengono aspetto, consistenza e colore senza necessità di acqua, luce, concimi né manutenzione. Non emettendo CO2, non producendo allergeni e non attirando parassiti, sono ideali anche in situazioni prive di luce naturale, come bagni, spazi di passaggio, ingressi, ma bisogna ricordare che non apportano sensibili benefici fisiologici, poiché non sono vive e non effettuano fotosintesi né traspirazione. Muschi e licheni sono le specie più impiegate, per cui l’unica cura richiesta è evitare l’esposizione diretta al sole, mantenendo una corretta umidità relativa interna.
- I living wall con piante vive, sistemi composti da pannelli modulari (di polipropilene riciclato, feltro, geotessile o polietilene), dotati di substrato o sistema idroponico, funzionano come quelli per le facciate. Le piante crescono radicate ai moduli, mentre un impianto di irrigazione programmabile e una illuminazione artificiale adeguata (se il sole non è sufficiente) ne garantiscono la vita. Il risultato è suggestivo e benefico, ma richiede una manutenzione periodica.

Il moss abbatte il riverbero acustico, è ipoallergenico e non attira polvere, oltre ad essere un bioindicatore dell’umidità dell’aria.
La parete Sottobosco di Verde Passione, realizzata su misura, è frutto di un mix di muschi e licheni naturali stabilizzati di qualità Premium (“Cladonia stellaris”, Ball moss e Flat moss) dall’aspetto naturale e equilibrato, montati su appositi pannelli. Costa 450 euro al mq. https://www.verdepassione.it
Cosa sapere prima di installare un muro vegetale in casa
Per la realizzazione di un living wall interno la scelta della parete è fondamentale: meglio non sia perimetrale esterna (spesso soggetta a condensa), abbia una esposizione a luce naturale indiretta o sia dotata di illuminazione artificiale integrativa. Inoltre, non può essere soggetta a infiltrazioni idriche preesistenti e deve reggere il peso del sistema (che con il substrato umido può arrivare a 30-80 kg/mq).
Tra muratura e parete verde è necessario interporre un telo apposito (in EPDM, polietilene o geo-membrana), impermeabile e che funzioni da barriera al vapore. La struttura di supporto – griglia, binari, pannelli modulari… – si aggancia al muro (generalmente con tasselli e staffe) lasciando una intercapedine di qualche centimetro, per garantire aerazione e smaltimento dell’umidità.
Un impianto di irrigazione efficiente integra un timer programmabile, collegato a una rete di micro-tubi con gocciolatori, e un sistema di raccolta dell’acqua in eccesso a fondo parete. Il consumo idrico medio si aggira generalmente intorno a 1-3 litri per mq di parete verde al giorno.
La messa a regime richiede un determinato tempo iniziale, per calibrare l’irrigazione (il rischio maggiore è l’eccesso di acqua), verificare lo stato delle piante, correggerne la posizione.
Architettura biofilica: i benefici psicofisici del verde negli ambienti domestici
Di derivazione greca, il termine indica letteralmente l’amore per la vita, ovvero per tutto ciò che è vitale, parte della natura. Coniato per la prima volta dallo psicologo Erich Fromm, viene ripreso dal biologo Edward Wilson, che così intitola un suo saggio.
Il nodo è sempre il concetto di riconnessione con l’ambiente naturale, che si amplia con una ricerca sempre più diffusa, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, della sostenibilità. Nel 2004 Stephen Kellert trasla la biofilia nel campo della progettazione architettonica e urbanistica.
È a partire da queste basi che si moltiplicano le ricerche e i saggi, così come le esperienze di costruzione. Oggi questa disciplina è sostenuta da molti studi, che dimostrano come la presenza di vegetazione riduca i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress), abbassi la pressione arteriosa e migliori la concentrazione.
Cosa dice la scienza sulla depurazione dell’aria indoor
Il tema della qualità dell’aria indoor grazie alla presenza delle piante è uno dei più dibattuti nella letteratura scientifica.
Anche uno studio NASA della fine degli anni Ottanta del secolo scorso valutava la possibilità di usare vegetazione nelle stazioni spaziali per ridurre i composti organici volatili (VOC). Le ricerche hanno dimostrato tuttavia che in un ambiente domestico reale, con ricambio d’aria normale, l’effetto di una singola pianta è marginale: per un risultato misurabile è necessaria una densità vegetale molto elevata. Solo così si apportano benefici reali anche sulla psicologia umana, sulla regolazione dell’umidità ambientale (qualità rilevante ad esempio ove ci sia il riscaldamento centralizzato), sul benessere personale.

La collezione AKUBEN di Benetti migliora la qualità acustica degli spazi grazie all’alternarsi di “bacchettato” di legno e moss. Ogni pannello presenta una base di legno certificato posta su uno strato di feltro riciclato. Prezzo su progetto. https://www.benettihome.it

Essenze consigliate per interni e garanzie d’installazione
Tra le piante più adatte per un living wall negli interni rientrano il ficus nano, l’edera, il potos, il filodendro, la felce di Boston, da selezionare in base a luce e temperatura della stanza.
- La scelta va fatta in base alla situazione preesistente, ovvero alla quantità di luce naturale disponibile e alla temperatura ambiente.
- Le imprese specializzate che installano sistemi professionali devono offrire una garanzia sull’impermeabilizzazione della parete e sull’impianto di irrigazione, oltre che accollarsi le responsabilità in caso di infiltrazioni o di eventuali danni alla struttura portante preesistente.
- In condominio, se il living wall è installato su una parete di proprietà esclusiva, la responsabilità per eventuali danni causati alle unità adiacenti (umidità, infiltrazioni) ricade sul proprietario dell’impianto.
- È consigliabile informare l’amministratore della realizzazione e verificare la copertura della polizza condominiale, stipulandone eventualmente una propria specifica.

Pianta Potos

Pianta ficus nano

Pianta filodendro
























































