Tasse, bollette, mutuo & Co: tutti i costi per mantenere l’abitazione principale

Quanto costa alle famiglie italiane mantenere l'abitazione principale? Una ricerca che si basa su dati dell'Istat e del Ministero dell'economia prova a dare qualche numero. Ovviamente le cifre variano da città a città.

Alessandra Caparello
A cura di Alessandra Caparello
Pubblicato il 12/05/2019 Aggiornato il 12/05/2019
palazzi: quanto costa mantenere abitazione principale

Imu, Tasi, Tari, imposta di bollo e di registro e poi rate del mutuo, utenze varie… quanto costa agli italiani mantenere l’abitazione principale? Circa 942 euro al mese, ossia 11,304 euro all’anno per proprietà e gestione dell’abitazione principale. I calcoli sono quelli di uno studio condotto da Facile.it e Mutui.it* e nei costi che ogni famiglia sostiene per mantenere la prima casa sono comprese le rate del mutuo, le utenze domestiche (energia elettrica, gas e acqua), nonché spese condominiali, manutenzioni e tassa rifiuti. Ovviamente trattandosi di uno studio le cifre differiscono in base alle città, alla zona e ai quartieri.

I costi per mantenere l’abitazione principale: quali sono

A questo punto pare opportuno una breve panoramica di quali sono questi costi. Partendo dall’acquisto di una casa, quando si parla di compravendita occorre pagare delle imposte allo Stato, imposte che hanno importi diversi a seconda che il venditore sia un’impresa di costruzione ovvero un soggetto privato. Così se si acquista casa da una ditta di costruzione o di ristrutturazione, la compravendita è soggetta ad IVA, che viene corrisposta direttamente alla società venditrice. L’aliquota IVA da applicarsi sul prezzo della vendita sarà pari al 10%. Andranno inoltre corrisposte al notaio, che le verserà successivamente alla Agenzia delle Entrate, le seguenti imposte:

  • Imposta di registro: Euro 200
  • Imposta ipotecaria: Euro 200
  • Imposta catastale: Euro 200

Se si acquista casa da un privato, le imposte di registro, ipotecaria e catastale vengono versate dalla parte acquirente al notaio che le verserà, a sua volta, all’Agenzia delle Entrate in sede di registrazione e avranno tali misure:

  • Imposta di registro: 9%
  • Imposta ipotecaria: Euro 50 
  • Imposta catastale: Euro 50 

Tutte tali imposte sono ridotte qualora si acquisti la prima casa. Così se la compravendita è soggetta ad Iva, l’aliquota applicabile non è più al 10 bensì al 4 per cento e le imposte ipotecaria, catastale e di registro hanno misura fissa di 200 euro. Se si acquista la prima casa  da un soggetto privato o da un’impresa ma senza Iva, l’imposta di registro è al 2%, mentre le imposte ipotecaria e catastale  hanno misura fissa di 50 euro.

Chi non ha la liquidità necessaria per la compravendita deve accendere un mutuo e quindi va sostenuta la rata con un determinato importo e un un certo tasso, fisso o variabile da considerare nei costi per mantenere l’abitazione principale. 

Passando alla tassazione, sull’abitazione principale non si pagano né Imu, l’imposta municipale sugli immobili, nè la Tasi, il tributo comunale sui servizi indivisibili a meno che l’immobile non si di lusso o di pregio. La Tari invece, la tassa rifiuti è sempre dovuta a prescindere dalla categoria catastale. Essa  si compone di una parte fissa e una variabile, la prima determinata moltiplicando la superficie calpestabile e la tariffa fissa unitaria stabilita da ogni Comune, a cui poi va aggiunto il 5% che rappresenta la somma dovuta a titolo di tributo provinciale, mentre la seconda rapportando la quantità di rifiuto residuo conferito, comprensiva di un quantitativo minimo obbligatorio.  L’importo della Tari comunque è stabilito dal regolamento comunale e la tassa è dovuta per l’anno solare. E’ il Comune che invia direttamente a casa dei contribuenti i bollettini precompilati, indicando le rate e le relative scadenze per pagare la tassa, ferma restando la possibilità di pagare in un’unica soluzione. Poi ovviamente ci sono le utenze luce, gas e acqua, le spese condominiali e le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’immobile.  

Tutte queste cifre differiscono sul territorio e a parità di caratteristiche dell’immobile al Nord le famiglie, come dice lo studio, paga in media il 20% in più rispetto al Sud e alle Isole mentre a livello di singole città è Roma la più cara con 1219 euro al mese da pagare, pari a 14628 euro annui.

 

*Lo studio è basato su dati Istat e del Dipartimento delle Finanze e ai fini dell’elaborazione è stato preso come riferimento un appartamento standard di circa 100 mq collocato in una zona intermedia del contesto abitativo.

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