Tassa sui rifiuti: parte fissa e variabile, ecco come si calcola

Alessandra Caparello
A cura di Alessandra Caparello
Pubblicato il 21/11/2018 Aggiornato il 22/11/2018

La tasse sui rifiuti si calcola in base ai vani o ai metri quadri? Si tiene conto del numero delle persone occupanti? Ecco cosa sapere sulla TARI, la tassa rifiuti che ha sostituito le precedenti TARES, TARSU, TIA.

tassa sui rifiuti

Ha sostituito la TARES, che sua volta aveva preso il posto di tutti i precedenti prelievi relativi alla gestione dei rifiuti urbani (TARSU, TIA1, TIA2): è la TARI, il tributo che fa parte, insieme all’IMU e alla TASI, della IUC, la classica tassa sui rifiuti per intenderci. Come si calcola? Si paga in base ai metri quadri della casa o ai vani? Il numero di persone presenti nell’abitazione è importante ai fini del calcolo su quanto si paga?

Il presupposto della tassa sui rifiuti

Prima di rispondere è bene precisare alcune cose. In primo luogo che il presupposto della TARI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte operative suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono escluse dalla TARI le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, nonché le aree comuni condominiali che non siano detenute o occupate in via esclusiva.

Chi deve pagare la tassa sui rifiuti?

Chiunque possieda o detenga il locale o l’area e, quindi, il soggetto utilizzatore dell’immobile anche chi non ha casa di proprietà ma è in affitto. In caso di detenzione breve dell’immobile, di durata non superiore a sei mesi, però la tassa non è dovuta dall’utilizzatore ma resta esclusivamente in capo al possessore (proprietario o titolare di usufrutto, uso, abitazione o superficie).

In caso di trasferimento in altro immobile, si deve presentare dichiarazione di cessazione occupazione. Per esempio, a Roma se la dichiarazione di cessazione viene presentata tardivamente (oltre i termini previsti dal Regolamento) si prende a riferimento la data della sua presentazione, fatto salvo il diritto del cliente di presentare documentazione comprovante l’effettiva fine di occupazione o conduzione dell’immobile (disdetta del contratto di locazione, provvedimento di esecuzione di sfratto, atto di compravendita). 

Essendo la tassa sui rifiuti una tassa comunale, è bene verificare sempre sul sito del Comune le modalità previste.

Se non si presenta dichiarazione di cessazione occupazione, si dovrà continuare a pagare la TARI anche per l’appartamento/immobile che non si occupa più.

A Milano per esempio, sul sito del Comune si specifica che la TARI va comunque pagata se nell’immobile rimangono utenze attive (es. luce, gas, acqua); in questo caso non occorre presentare dichiarazione di cessazione occupazione. 

Come si calcola la tassa sui rifiuti: parte fissa e variabile

La tassa si compone di una parte fissa determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio e da una parte variabile rapportata alle quantità di rifiuti conferiti. Inoltre è articolata nelle fasce di utenza domestica e non domestica. Più specificamente, per le utenze domestiche  – si intendono quelle comprensive sia delle superfici adibite a civile abitazione sia delle relative pertinenze:

  • la parte fissa è determinata in base alla superficie – intesa come i metri quadri calpestabili e non i vani senza muri e spazi aperti (balconi, terrazzi) – e alla composizione del nucleo familiare
  • la parte variabile è rapportata alla quantità di rifiuti indifferenziati e differenziati specificata per kg, prodotta da ciascuna utenza.  Tuttavia, se non è possibile misurare i rifiuti per singola utenza, la quota variabile della tariffa relativa alla singola utenza viene determinata applicando un coefficiente di adattamento deciso dal Comune.

Tuttavia si ricorda che, a differenza di IMU e TASI che richiedono complessi calcoli, la TARI viene calcolata direttamente dal Comune che invia al contribuente i bollettini precompilati o il modello F24 con importi e scadenze da rispettare.