Tassa sulla spazzatura: chi deve pagare la TARI 2022, chi può avere esenzione o sconto

Tutto quello che c'è da sapere sulla Tari, la nuova tassa sulla spazzatura: cos'è, come si calcola, chi paga e come.

Alessandra Caparello
A cura di Alessandra Caparello
Pubblicato il 21/11/2022 Aggiornato il 21/11/2022
tari

 Che cosa è la Tari e chi la deve pagare?

 Introdotta nel 2014 per sostituire le precedenti imposte quali la TIA e la TARES, la Tari è la tassa sulla spazzatura, destinata a finanziare i costi di raccolta e smaltimento rifiuti.

La tassa sui rifiuti (TARI) è il tributo destinato a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti ed è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre i rifiuti medesimi. La TARI è stata introdotta, a decorrere dal 2014, quale tributo facente parte, insieme all’imposta municipale propria (IMU) e al tributo per i servizi indivisibili (TASI), dell’imposta unica comunale (IUC). Dal 2014, pertanto, la TARI ha sostituito il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES), che è stato vigente per il solo anno 2013 e che, a sua volta, aveva preso il posto di tutti i precedenti prelievi relativi alla gestione dei rifiuti, sia di natura patrimoniale sia di natura tributaria (TARSU, TIA1, TIA2).

 Come si calcola la Tari 2022?

E’ il Comune che calcola la tassa da pagare e invia al contribuente l’avviso di pagamento.  Ogni Comune determina le tariffe in base a superficie e quantità di rifiuti prodotti o a quantità e qualità di rifiuti per unità di superficie, in relazione ad usi e tipologia delle attività e al costo del servizio sui rifiuti.

Si considera assoggettabile al tributo la “superficie calpestabile” di unità immobiliari, iscritte o iscrivibili nel catasto urbano, suscettibili di produrre rifiuti.  La superficie calpestabile rappresenta la base di calcolo della tassa sui rifiuti, poiché fa riferimento ai metri quadrati netti all’interno delle mura. Nel caso di utenze domestiche, oltre alla superficie dell’immobile si tiene conto anche del numero di occupanti.  

Ogni Comune con proprio regolamento stabilisce le proprie tariffe. Queste si compongono di due parti, una parte fissa e una variabile. La prima è determinata in base alle corrispondenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e dai relativi ammortamenti; la parte variabile, invece, serve a finanziare quei costi, per l’appunto variabili, come il trasporto dei rifiuti, la raccolta, il riciclo e lo smaltimento, è calcolata in relazione alla quantità di rifiuti attribuiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione.

 Quando va pagata la Tari 2022?

Il presupposto della TARI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte operative suscettibili di produrre rifiuti urbani. Le scadenze di pagamento della tassa sono fissate dai singoli Comuni, e in linea generale è possibile pagare in tre tempistiche diverse:

  • 1° rata da pagare entro la fine del mese di aprile;
  • 2° rata da pagare entro la fine del mese di luglio;
  • 3° rata è il saldo da versare entro la fine dell’anno.

Ad ogni modo è bene far riferimento al proprio Comune che stabilisce il calendario delle scadenze. 

 Come pagare la spazzatura online?

Per pagare la Tari si può scegliere tra le seguenti diverse modalità:

  • bollettino postale che invia il Comune precompilato
  • modello F24.

Per il pagamento online del modello F24 dovrete inserire:

  • l’importo da pagare;
  • il codice tributo;
  • l’anno per cui l’imposta deve essere pagata;
  • se state pagando una rata, dovrà essere indicata quale rata è;
  • eventuali crediti;
  • saldo finale.

La tassa sui rifiuti inoltre si può pagare anche tramite la piattaforma PagoPA.

 Chi non deve pagare la spazzatura?

Sono escluse dal pagamento della tassa le aree oggettivamente inutilizzabili e che, quindi, sono escluse dal servizio pubblico di nettezza urbana come le aree scoperte pertinenziali o accessorie a civili abitazioni, come ad esempio le cantine, le terrazze scoperte, i balconi, i giardini, i cortili o anche i posto auto scoperti. Questo non vale per le aree utilizzate per attività economiche (come il cortile di una fabbrica), che sono invece sempre tassate; le aree condominiali comuni che non siano utilizzate oppure occupate in via esclusiva, quali androni dei palazzi, gli stenditoi, gli ascensori, le scale di accesso, luoghi di passaggio o altri luoghi che sono considerati in comune tra i condomini.

Chi ha diritto alla riduzione della Tari?

La legge stabilisce una serie di riduzioni obbligatorie in casi specifici:

  • riduzioni della quota variabile proporzionali alle quantità di rifiuti speciali assimilati agli urbani che il produttore dimostra di aver avviato al riciclo, disciplinate dal comune con proprio regolamento;
  • riduzione per mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti/effettuazione del servizio in grave violazione della disciplina di riferimento/interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente: la TARI è dovuta nella misura massima del 20% 
  • riduzione per le zone in cui non è effettuata la raccolta: la TARI è dovuta nella misura massima del 40%, secondo quanto stabilito dal comune che può anche graduare la tariffa in relazione alla distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita.

Il comune ha, inoltre, facoltà di introdurre con proprio regolamento esenzioni e riduzioni nel caso di:
– abitazioni con unico occupante;
– abitazioni e locali per uso stagionale;
– abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero;
– fabbricati rurali ad uso abitativo;
– attività di prevenzione nella produzione di rifiuti (in particolare: utenze domestiche che abbiano avviato il compostaggio domestico), commisurando le riduzioni tariffarie alla quantità di rifiuti non prodotti.

 Come avere lo sconto sulla Tari?

Occorre verificare direttamente con l’ufficio tributi del proprio Comune se si rientra o meno in ipotesi di riduzione o esenzione.

 Quando una casa è vuota si paga la Tari?

Molteplici sono le situazioni che possono ritrovarsi quando si tratti di seconda casa.

Così ad esempio un proprietario ha una seconda casa in cui non abita nessuno, in tal caso è prevista l’esenzione dal pagamento della TARI sulle seconde case solo se queste sono disabitate e inutilizzabili, cosa che deve provata dimostrando l’assenza di allaccio alla rete elettrica, idrica o fognaria. In sostanza la tassa sui rifiuti per una seconda casa non abitata non si paga, ma soltanto se l’immobile sia privo di arredi e di fornitura di acqua, gas e luce. Per dimostrarlo occorre che risultino non attive le diverse forniture di beni essenziali presentando apposita documentazione. Il Comune potrà effettuare un’ispezione per verificare l’effettiva assenza di arredi e allacci utenze. 

Se invece l’immobile adibita a seconda casa, è arredata e dotata di allacci alle utenze, la tassa rifiuti deve essere pagata. Il calcolo lo fa il Comune, che come prevede nel suo regolamento può applicare un criterio presuntivo per stabilire quanto pagare di TARI. Cosa significa? Che il Comune presume che i non residenti debbano pagare un tot per una seconda casa che è presuntivamente proporzionato alla superficie dell’immobile.

 Come dimostrare casa disabitata?

Dimostrare che la casa è disabitata e che risultano non attive le diverse forniture di beni essenziali è abbastanza semplice: in questo caso è necessario presentare apposita documentazione. Il Comune potrà inoltre effettuare un’ispezione della casa che si dichiara essere sfitta e non abitata per verificare l’effettiva assenza di arredi.

Come pagare Tari intestata a un defunto?

In caso di decesso del contribuente è possibile presentare richiesta di cessazione per decesso del titolare. Gli eredi devono infatti provvedere a presentare specifica denuncia di cessazione oppure di variazione intestazione.

Tuttavia, l’esenzione dal pagamento per denuncia di cessazione scatta qualora si verifichino determinati presupposti. È necessario infatti che l’abitazione è priva di mobili, ovvero sgombra, e che le utenze (i servizi di rete elettrica, idrica, telefonica e di fornitura gas) siano staccate. Tale situazione di fatto deve essere dichiarata nella denuncia presentata nei termini di legge  e l’esenzione dal pagamento decorrerà dal momento in cui verrà portata a termine tale procedura.

Fonti / Bibliografia

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