IMU: guida all’imposta sugli immobili

Che cos’è, chi la paga, quando e come si calcola: ecco una mini guida con tutte le informazioni utili inerenti l’imposta municipale sugli immobili.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 31/08/2016 Aggiornato il 31/08/2016
IMU: guida all’imposta sugli immobili

In origine era l’ICI poi venne l’Imu, l’imposta municipale propria sugli immobili introdotta nel 2014 con la cosiddetta IUC, Imposta Unica Comunale. Oltre che dall’Imu, la IUC si compone di altri due tributi, la Tasi e la Tari. Soffermandoci al momento solo sull’Imu, ecco chi sono i soggetti che devono pagarla, come si calcola e le scadenze previste per legge.

L’mu è un’imposta di natura patrimoniale il cui presupposto consiste nel possesso di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli siti nel territorio dello Stato, istituita con il decreto legislativo 14 marzo 2011 n. 23 e poi modificata nel corso degli anni.

IMU: Chi la paga

L’Imu è dovuta sull’abitazione principale intesa come l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto in cui il possessore o l’utilizzatore, insieme al suo nucleo familiare, vi dimora abitualmente o vi risiede anagraficamente. Tuttavia c’è da precisare che l’Imu è dovuta sull’abitazione principale solo se rientra nella categoria catastale di lusso e/o di pregio. Tecnicamente le categorie catastali in oggetto sono:

  • A1 abitazioni di tipo signorile
  • A8 abitazioni in ville
  •  A9 castelli, palazzi di eminenti pregi storici o artistici.

Di conseguenza l’Imu non è dovuta se l’abitazione principale rientra nella categoria castatale:

  •  A2 civile abitazione
  •  A3 abitazioni di tipo economico
  •  A4 abitazioni di tipo popolare
  •  A5 abitazioni di tipo ultrapopolare
  •  A6 abitazioni di tipo rurale
  •  A7 abitazioni in villini.

Ma come sapere a quale categoria catastale appartiene il proprio immobile? Basta verificarlo sull’atto di compravendita o di donazione oppure da una visura catastale da richiedere all’Agenzia delle Entrate. Sugli immobili diversi dall’abitazione principale, l’Imu si paga a prescindere dalla categoria catastale. Quindi seconde e terze case, sia sfitte che concesse in locazione. A pagare l’Imu sono:

  •  il proprietario dell’immobile
  • il titolare di uno dei seguenti diritti: usufrutto, cioè del diritto di usare e godere di un bene a tempo determinato, uso, cioè del diritto di servirsi dell’immobile, limitatamente ai bisogni propri e della famiglia,  abitazione, cioè del diritto di abitare una casa, per il bisogno proprio e della famiglia,  superficie, cioè il diritto di costruire sul suolo di terzi o di alienare una costruzione esistente separatamente dalla proprietà del suolo, enfiteusi, cioè il godimento di un bene di altri (es.: un fondo agricolo) con l’obbligo di migliorarlo e di pagare un canone periodico.

Chi non la paga

Se l’abitazione principale non rientra nelle categorie di lusso e di pregio, l’esenzione dal pagamento dell’Imu si estende anche alle pertinenze, ossia quelle unità classificate nelle categorie catastali C2, C6 e C7, ossia garage, cantine e solai. L’Imu non è dovuta inoltre sulla casa coniugale assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio. L’esenzione è prevista anche per gli alloggi assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) e per le unità immobiliari appartenenti a cooperative edilizie a proprietà indivisa, se adibiti a casa di abitazione. Si considera direttamente adibita ad abitazione principale e come tale sconta totalmente l’Imu se non rientra nelle categorie catastali A1, A8 e A9 e a patto che non risulti locata o data in comodato d’uso, l’unica unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto dai cittadini italiani iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), se pensionati nei rispettivi Paesi di residenza.

Quando si prevede la riduzione

Dal 2016, gli immobili concessi in uso gratuito a parenti in linea retta entro il primo grado – è il caso del genitore che concede la casa al figlio – scontano l’Imu al 50%. In sostanza viene ridotta la base imponibile su cui si calcola l’imposta. Occorre però che siano rispettati precisi requisiti:

  •  il comodante, cioè il proprietario dell’immobile, deve possedere un solo immobile in Italia e risieda o dimori abitualmente nel comune in cui si trova l’immobile oggetto di comodato
  • in alternativa, il comodante deve possedere nel medesimo comune soltanto un altro immobile e vi risieda;
  • l’immobile deve costituire abitazione principale per il comodatario e non deve essere né di lusso, né di pregio
  •  il contratto di comodato deve essere regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate entro 20 giorni dalla data di stipula.

Inoltre la Legge di Stabilità 2016 ha previsto sugli immobili che vengono locati con contratto di affitto a canone concordato uno sconto del 25%.

Come si calcola nel 2016

Per il calcolo dell’imposta occorre in primo luogo individuare la base imponibile, che è data dalla rendita catastale rivalutata al 5% e poi moltiplicata per il coefficiente 160 per i fabbricati classificati nelle categorie catastali A1, A8, A9 e nelle categorie catastali C2, C6 e C7. Al valore ottenuto si applicano poi le aliquote stabilite dal Comune con apposita delibera e che son consultabili sul sito del Dipartimento delle Finanze.

Come si paga

Il pagamento può essere effettuato mediante bollettino di conto corrente postale – co numero “1008857615”, valido su tutto il territorio nazionale, intestato a “Pagamento Imu” – oppure con il modello F24. Chi sceglie di usare l’F24 – preferibile anche perché con esso è possibile effettuare eventuali compensazioni con altri tributi – occorre prestare attenzione ai codici tributo da indicare che sono:

  •  “3912” per l’abitazione principale e relative pertinenze
  • “3913” per fabbricati rurali ad uso strumentale
  •  “3914” per i terreni
  •  “3916” per le aree fabbricabili
  •  “3918” per gli altri fabbricati.

Quando scade

Come per gli altri anni anche per il 2016 il pagamento avviene in due rate, una scaduta il 16 giugno scorso (acconto) e l’altra il 16 dicembre (saldo).

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