Donare casa ai figli: ecco le tasse da pagare

Ecco quali sono le tasse da pagare per chi decidesse di donare casa ai figli.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 26/05/2017 Aggiornato il 26/05/2017
donare casa

Tanti sono i genitori che decidono di donare casa ai figli per fare un investimento e garantire loro un futuro più sereno. Una scelta questa che presenta dei vantaggi anche dal punto di vista fiscale, visto che non sono previsti molti oneri. Vediamo nei dettagli le tasse da pagare quando si decide di donare casa al figlio.

Donare casa ai figli: le modalità

Prima di addentrarci nel capitolo fiscale, è bene sottolineare che per chi si appresta a fare tale scelta sono tre le modalità a cui optare: donazione diretta, il che significa donare direttamente un immobile, indiretta quando i genitori pagano l’immobile e lo intestano direttamente al figlio e ancora donazione con riserva di usufrutto. Tale ultime scelta prevede che il donante, quindi il genitore, possa riservare l’usufrutto dei beni donati a proprio vantaggio, ciò significa che è possibile riservarsi la disponibilità del bene donato trasferendone al beneficiario solo la titolarità e conservando la disponibilità materiale e il godimento per tutta la vita.

Donare casa ad un figlio: e gli altri?

Una domanda molto frequente che ci si pone in caso di donazione di una casa ad un solo figlio è, qualora ve ne siano altri, se questi possano avanzare pretese e come comportarsi. Secondo quanto rende noto il Consiglio Nazionale del Notariato, se alla morte del donante non si rinvengono nel suo patrimonio beni sufficienti a rispettare la quota di legittima riconosciuta per legge agli altri figli, questi ultimi potranno agire in giudizio contro la donazione, chiedendone la “riduzione”, nei limiti in cui ciò sia necessario per reintegrare la loro quota di legittima. I legittimari lesi possono agire in riduzione sino a che non siano trascorsi 10 anni dalla morte del donante.

Donare casa ai figli: le tasse da pagare

Detto ciò passiamo al capitolo tasse. In caso di donazione i beneficiari devono pagare l’imposta di donazione per i beni e i diritti ricevuti. Se beneficiario è il coniuge o un parente in linea retta del donante, quindi il figlio, l’imposta di donazione si applica solo alla parte della base imponibile che supera la franchigia riconosciuta di 1 milione di euro. L’importo dell’imposta di donazione si ottiene applicando alla base imponibile, decurtata dell’eventuale franchigia, l’aliquota al 4%.

Visto che l’oggetto della donazione è un bene immobile si applicano due ulteriori imposte:

  • l’imposta di trascrizione, detta anche ipotecaria, nella misura del 2% del valore attribuito agli immobili
  • l’imposta catastale nella misura dell’1% del valore attribuito agli immobili.

Tali tasse si applicano a meno che non vi siano i presupposti per applicare le agevolazioni prima casa. Ciò significa che le imposte di trascrizione e quella catastale avranno misura fissa di 200 euro ciascuna se l’immobile oggetto della donazione non sia di lusso né di pregio – ossia non rientra nelle categorie catastali A1, A8 e A9. Il beneficiario inoltre, per poter fruire della riduzione delle tasse, deve dichiarare di avere la propria residenza nel Comune dove è situato l’immobile trasferito, ovvero di volerla stabilire entro 18 mesi dalla data dell’atto di donazione, o ancora, di svolgere la propria attività in questo comune.

Inoltre non deve essere titolare esclusivo, né in comunione col proprio coniuge, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altro immobile nel territorio del comune dove è ubicato l’immobile trasferito, nonché  di non essere titolare, neppure per quote su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altro immobile acquistato con le agevolazioni prima casa. Tali dichiarazioni devono essere rese dall’interessato nell’atto di donazione.

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