Riforma catasto 2014: che cosa cambia per i proprietari

Con l’entrata in vigore del decreto legislativo approvato il 10 novembre dal Governo Renzi, prosegue il percorso che porterà alla riforma del catasto. Una delle novità sarà il nuovo sistema di calcolo della rendita catastale e dei valori catastali, un algoritmo che è già allo studio dall’Agenzia delle entrate e che tiene maggiormente conto dei valori di mercato.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 11/11/2014 Aggiornato il 11/11/2014
Riforma catasto 2014: che cosa cambia per i proprietari

La riforma del catasto continua il suo cammino con la riattivazione delle Commissioni censuarie, grazie al decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Che cosa cambia? Le Commissioni censuarie saranno chiamate a validare i nuovi criteri di calcolo delle rendite catastali, sulla base dei redditi di locazione medi.

La rendita catastale è il valore attribuito, a fini fiscali, a tutte le unità immobiliari in grado di produrre reddito. Per gli immobili a destinazione ordinaria, appartenenti quindi al gruppo A (cioè abitazioni e uffici privati) la stima della rendita catastale oggi avviene invece moltiplicando la consistenza per la tariffa unitaria, cioè un valore elaborato dall’Agenzia del Territorio e specifico per ogni Comune, zona censuaria, categoria e classe dell’immobile. La rendita catastale corrisponde al reddito ritraibile dall’u.i.u. e pur essendo, a oggi, indipendente dal mercato immobiliare, può subire modifiche nel tempo a seguito della variazione dei parametri che la individuano, cioè al variare della classe, della categoria, della consistenza.

Per calcolare la rendita catastale di un immobile oggi occorre conoscerne la consistenza. Pur essendo la misura riportata nei rogiti notarili e ovviamente nelle visure catastali, la consistenza catastale non è la superficie utile o commerciale dell’unità immobiliare, ma solo la “grandezza” (o dimensione) catastale di questa. Per ciascun gruppo dell’inventario catastale fabbricati viene calcolata con modalità e secondo criteri diversi: per gli immobili residenziali e a destinazione ufficio, quindi quelli ricadenti nella categoria A, si prende in considerazione il vano utile – che corrisponde a un locale – con destinazione principale, compreso tra pavimento e soffitto e delimitato lateralmente da muri. Nel caso della categoria A la consistenza quindi è data dalla somma dei vani utili (camera, soggiorno, cucina, …), a cui viene aggiunta una percentuale variabile della superficie dei locali accessori (bagni, ripostigli, …) e delle pertinenze a uso esclusivo (balconi, terrazzi, …). Le percentuali dipendono dalla categoria.

Con la riforma del catasto anche il calcolo della consistenza catastale subirà notevoli variazioni. Sarà utilizzata un’unica unità di misura per tutti i fabbricati a uso ordinario, il metro quadrato, che risulta quella più oggettiva per valutare un’immobile.

 

 

 

 

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