Tasi: le aliquote della nuova tassa sulla casa

La legge di stabilità 2014 ha introdotto la Tasi a sostituzione dell'Imu, ma non è ancora chiaro quali saranno gli importi a carico dei contribuenti.

Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 09/01/2014 Aggiornato il 09/01/2014
Tasi: le aliquote della nuova tassa sulla casa

La tassa è certa, l’importo a carico dei cittadini e le eventuali detrazioni no. Se dal 1° gennaio 2014 ha fatto il suo debutto la Tasi, cioè la nuova tassa sui servizi indivisibili introdotta dalla legge di stabilità, non è tuttavia ancora deciso, ad oggi, quale sarà l’importo a carico dei contribuenti. Tutto dipende da quale sarà la sorte di un emendamento che Palazzo Chigi ha deciso, l’8 gennaio 2014, di agganciare al decreto “Enti locali”.

La Tasi sostituisce, di fatto, l’Imu per la prima casa e insieme all’Imu stessa (laddove rimane) e alla Tari, o tassa sulla raccolta rifiuti, costituisce la Iuc, l’Imposta unica comunale. Copre le spese per i servizi cosiddetti indivisibili, cioè quelle attività comunali che sono offerte non sulla base di “una domanda individuale”, (come accade ad esempio per gli asili nido o del trasporto scolastico), ma in modo tout court a vantaggio di tutta la cittadinanza. Fra i costi coperti dal tributo spiccano, a titolo esemplificativo, quelli per l’illuminazione pubblica, la sicurezza, l’anagrafe e la manutenzione delle strade. Da un punto di vista oggettivo, i presupposti da cui muove la Tasi sono del tutto simili a quelli dell’Imu. Da un punto di vista soggettivo, invece, saranno interessati dalla nuova tassa non soltanto i possessori di un’unità immobiliare, ma anche coloro che utilizzano l’immobile, a partire dagli inquilini.

Se la definizione della tassa è chiara, il nodo ancora tutto da sciogliere riguarda però aliquote e importi per via di una contesa che oppone il Governo ai Comuni. Questi ultimi denunciano, infatti, perdite fino a 1,5 miliardi di euro, nel passaggio dalla vecchia Imu alla Tasi.

La legge di stabilità, così come approvata a fine anno, fissa per la Tasi applicata all’abitazione principale un’aliquota compresa fra 1 e massimo 2,5 per mille, a discrezione dell’amministrazione municipale (che volendo potrebbe anche scegliere la strada dell’azzeramento dell’importo). Per le seconde case, inoltre, la somma fra Imu e Tasi non può superare, secondo la manovra finanziaria, il tetto del 10,6 per mille. Tuttavia, pressati dai debiti e dai tagli alle risorse statali, moltissimi Comuni sono scesi in campo per chiedere al Governo di ritoccare al rialzo le percentuali.

Una decisione che sta creando non pochi problemi al ministero dell’Economia. L’ipotesi a cui si sta lavorando è quella della concessione di un aumento fra lo 0,1 e lo 0,8 per mille complessivo (contro il 3,5 per mille chiesto dall’Anci, l’Associazione nazionale che riunisce le municipalità italiane). Per controbilanciare il rincaro e con i fondi del maggiore gettito potrebbe essere poi introdotta la possibilità di una detrazione sulle abitazioni principali, sulla falsariga di quella di 200 euro (più un’ulteriore detrazione di 50 euro per ogni figlio a carico) che era prevista per l’Imu prima casa.

Il pagamento della prima rata, in ogni caso, sarà dovuto solo a partire dal prossimo mese di giugno.

In collaborazione con Federamministratori/Confappi, www.fna.it

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