Separazione dei beni o comunione? Guida pratica alla scelta patrimoniale tra coniugi

Pro e contro per scegliere il regime adatto, ricordando che la comunione dei beni scatta automaticamente all'atto del matrimonio.

A cura di Vinci Formica, Monica Mattiacci
Pubblicato il 05/01/2021Aggiornato il 02/07/2026
disegno ironico sulla comunione o separazione dei beni tra coniugi

Quando si decide di sposarsi, si sceglie un percorso di vita e di condivisione e si programma un progetto che include una casa o dei figli.

Un aspetto su cui le giovani coppie rischiano di soffermarsi poco è quello patrimoniale.

In realtà è un qualcosa di molto importante perché va a definire quali beni sono comuni e quali rimangono personali.

Al momento del matrimonio, in base alla legge italiana viene applicata automaticamente la comunione dei beni.

Ma cosa significa esattamente? E come fare se si vuole optare per un regime patrimoniale diverso?

La normativa permette di scegliere l’applicazione della separazione in determinati modi e momenti e indica in modo preciso quali sono i beni che rimangono personali di ciascuno dei coniugi.

Comunione dei beni: come funziona il regime patrimoniale automatico

La Legge n. 151 del 1975 ha introdotto la comunione legale dei beni come regime che viene applicato automaticamente al momento del matrimonio.

Tale riforma è andata a modificare la legge precedente, che stabiliva la situazione opposta: fino al 1975, infatti, quando ci si sposava, si aveva in automatico la separazione dei beni.

A partire da tale data, la norma stabilisce che la comunione venga applicata in automatico.

E ciò avviene a meno che i coniugi si esprimano in maniera differente, ossia esplicitino al momento della stipula del matrimonio una volontà differente e scelgano la separazione dei beni.

Va sottolineato che si tratta di una scelta libera, in quanto la comunione legale è derogabile.

Separazione dei beni: come e quando sceglierla

Si può optare per la separazione dei beni in due circostanze:

  • al momento della celebrazione del matrimonio, dichiarandolo a chi celebra l’unione, sia esso un parroco o un ufficiale di stato civile del Comune;
  • in un secondo momento, con un atto stipulato presso un notaio e firmato dai coniugi, i cui estremi verranno riportati a margine dell’atto di matrimonio.

Questo secondo caso può avvenire se i coniugi, dopo un periodo di tempo, si rendono conto di preferire la separazione per vari motivi, per esempio in occasione dell’acquisto di un immobile o dell’apertura di un’attività imprenditoriale che comporti dei rischi.

Va da sé che, mentre al momento della celebrazione dell’unione la separazione non comporta spese e aspetti burocratici, viceversa, se scelta in un tempo successivo, comporta la spesa della parcella del notaio e delle imposte per l’atto.

Comunione dei beni: obblighi, rischi e tutele dai creditori

Innanzitutto la comunione patrimoniale non è retroattiva: sia che venga scelta subito sia che venga sottoscritta in seguito con atto notarile, la sua applicazione parte da quel momento e non riguarda ciò che si è acquisito nel passato fino a quella data.

La comunione dei beni parte dunque o il giorno della celebrazione del matrimonio o alla stipula dell’atto notarile.

Inoltre, la comunione è vincolante, in quanto ogni coniuge non può disporre dei beni comuni senza il consenso dell’altro o senza il suo intervento, per esempio non può vendere la casa senza che l’altro intervenga alla stipula dell’atto di compravendita e lo firmi.

Sotto il profilo della tutela patrimoniale, occorre considerare un potenziale svantaggio della comunione: nel caso in cui uno dei due coniugi abbia contratto debiti per esigenze personali (che esulano dalla gestione familiare), il creditore può rivalersi, seppure in via sussidiaria, sui beni comuni, ma solo per quanto riguarda la metà attribuibile al debitore.

Quali beni rientrano nella comunione legale?

L’articolo 177 del Codice Civile disciplina analiticamente l’oggetto della comunione, distinguendo tra beni che vi entrano immediatamente (comunione attuale) e beni che vi entrano solo al momento dello scioglimento della stessa (comunione de residuo). Rientrano nel regime:

  • i beni acquistati dopo il matrimonio, ossia beni immobili, come case, box o terreni, beni mobili, come automobili o moto, e investimenti finanziari di qualsiasi tipo;
  • le aziende costituite dopo il matrimonio e gestite da entrambi, come attività artigianali o produttive, studi, negozi, laboratori.

Rientrano nella comunione anche i proventi delle attività lavorative o dei beni di ciascuno rimasti al momento dello scioglimento della comunione, per esempio i risparmi accumulati con il lavoro o il TFR, o anche i proventi di un investimento.

Questo patrimonio entra a far parte della comunione, e cioè diventa di proprietà di entrambi i coniugi, solo al momento della cessazione della stato di comunione.

Quando si scioglie la comunione legale

È importante sapere quali sono le situazioni una comunione patrimoniale si scioglie.

Essa cessa con la fine del matrimonio, cioè in queste circostanze:

  • alla morte di uno dei coniugi;
  • in caso di separazione legale 
  • al momento del divorzio;
  • in caso di annullamento del matrimonio

Come detto, poi, i coniugi in comunione dei beni possono decidere di cambiare regime patrimoniale e per farlo occorre rivolgersi a un notaio.

Quali beni non rientrano nella comunione dei beni?

Vi è poi tutta una serie beni o oggetti che non rientrano nella comunione tra coniugi.

Essi sono:

  • i beni acquistati prima del matrimonio, auto, appartamenti, garage ecc
  • i beni acquisiti tramite una successione o una donazione, sia prima sia durante il matrimonio, che restano beni individuali, per esempio una casa ereditata in seguito alla morte di un genitore;
  • i beni e gli oggetti personali, come gli abiti, il PC, la bicicletta ecc
  • i beni necessari per lo svolgimento dell’attività lavorativa e della professione;
  • i proventi del proprio lavoro, sia esso dipendente o autonomo.

Separazione dei beni: caratteristiche e vantaggi 

Il regime della separazione fa sì che ogni coniuge mantenga la proprietà esclusiva dei beni di qualunque tipo acquistati sia prima sia durante il matrimonio.

Ciò semplifica molto la gestione del proprio patrimonio e lascia libertà assoluta in relazione alla sua amministrazione.

Ovviamente, se i coniugi desiderano comprare qualcosa insieme, possono farlo di volta in volta.

Per esempio, se vogliono acquistare un’auto o una casa di villeggiatura in comproprietà, non dovranno fare altro che sottoscrivere la compravendita del bene entrambi, così come possono aprire un conto corrente cointestato.

Con la separazione si può fare tutto in comune se lo si vuole, ma ciò non è automatico.

La separazione patrimoniale, oltre a permettere la gestione autonoma delle proprietà, ha un ulteriore vantaggio: in caso di debiti di un coniuge, i creditori non possono aggredire il patrimonio dell’altro coniuge.

Per questi motivi è preferibile per esempio se uno dei due svolge un’attività come libero professionista o ha un’impresa: mantenere patrimoni distinti mette al riparo l’altro da eventuali difficoltà e rischi economici.

Pro e contro di comunione o separazione dei beni: tabella riassuntiva

In definitiva, se ci si deve sposare, cosa è meglio fare? Ecco un breve vademecum con vantaggi e svantaggi delle due soluzioni, in modo da scegliere al meglio e in maniera consapevole.

 

Comunione legale: pro e contro

Pro:

– non occorre fare nulla perché la comunione è automatica.

 

Contro:

– nel caso in cui un coniuge abbia un’attività professionale autonomia, un’azienda o un’attività commerciale, se contrae dei debiti, i creditori possono aggredire l’intero patrimonio familiare;

– se si deve vendere un bene, come una casa, all’atto notarile sono necessarie la presenza e la firma di entrambi i coniugi.

 

Separazione dei beni: pro e contro

Pro:

– in caso di debiti di uno dei due coniugi, il creditore non può rifarsi sui beni dell’altro;

– la gestione dei beni è più semplice perché se uno dei coniugi desidera, per esempio, vendere o comprare un immobile, può farlo in totale autonomia;

– i coniugi possono in ogni caso, se lo desiderano, comprare insieme dei beni al 50%;

– nulla cambia per il coniuge in caso di morte dell’altro per quanto riguarda eredità e reversibilità.

 

Contro:

– la scelta non è automatica, e quindi va prevista, indicandola al momento della celebrazione del matrimonio senza alcuna spesa, oppure in un secondo momento tramite un atto notarile, il che però implica delle spese.

Regime PatrimonialeVantaggi (PRO)Svantaggi (CONTRO)
Comunione dei beni

non occorre fare nulla perché la comunione è automatica

tutela del coniuge debole: In caso di separazione o divorzio, i beni comuni vengono divisi al 50%, evitando che chi ha meno reddito resti senza nulla.

• nel caso in cui un coniuge abbia un’attività professionale autonomia, un’azienda o un’attività commerciale, se contrae dei debiti, i creditori possono aggredire l’intero patrimonio familiare;

• se si deve vendere un bene, come una casa, all’atto notarile sono necessarie la presenza e la firma di entrambi i coniugi.

Separazione dei beni

in caso di debiti di uno dei due coniugi, il creditore non può rifarsi sui beni dell’altro;

– la gestione dei beni è più semplice perché se uno dei coniugi desidera, per esempio, vendere o comprare un immobile, può farlo in totale autonomia;

– i coniugi possono in ogni caso, se lo desiderano, comprare insieme dei beni al 50%;

– nulla cambia per il coniuge in caso di morte dell’altro per quanto riguarda eredità e reversibilità.

– la scelta non è automatica, e quindi va prevista, indicandola al momento della celebrazione del matrimonio senza alcuna spesa, oppure in un secondo momento tramite un atto notarile, il che però implica delle spese.

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