Riforma del Condominio: il conto corrente condominiale può essere pignorato dal creditore?

Il conto corrente condominiale può essere pignorato: lo stanno precisando i giudici di diversi tribunali. Con alcune amare conseguenze.
Redazione
A cura di “La Redazione”
Pubblicato il 19/12/2014 Aggiornato il 19/12/2014
Problemi in condominio

All’alba dell’entrata in vigore della nuova normativa, si parlava della possibilità o meno per i creditori del condominio di pignorare il conto corrente condominiale. In particolare, si era ritenuto che ciò non fosse possibile. E ciò perché le nuove norme impongono ai creditori insoddisfatti di “aggredire” prima chi non è in regola coi pagamenti (ricevendo l’elenco dall’amministratore) e solo dopo, in caso di insuccesso, gli altri condomini “virtuosi”. Invece, pignorando il conto, tale regola viene capovolta poiché, in banca, sono depositati solo i soldi dei condomini paganti col risultato che prima si aggredisce chi paga gli oneri condominiali e dopo – o forse mai – chi non li paga.

Eppure negare la possibilità di pignorare il conto significa privare i creditori di un mezzo di esecuzione forzata che, forse, è l’unico che garantisce la soddisfazione dei crediti non riscossi. E pertanto, proprio per tale ragione, i giudici di diversi tribunali stanno precisando che il conto corrente condominiale può essere pignorato. Da ultimo la sentenza del Tribunale di Milano. Secondo il giudice meneghino, il creditore ben può pignorare il saldo del conto corrente condominiale. E ciò perché tutti i versamenti dei singoli proprietari esclusivi, una volta confluiti in banca, si confondono nella provvista gestita dall’amministratore e, una volta depositato, non è più possibile distinguere la provenienza delle rimesse dall’uno o dall’altro condomino. In pratica, nessuno riuscirebbe a dire quale parte dei soldi riguarda versamenti effettuati, in passato, dai condomini morosi e quali, invece, da quelli virtuosi. Ciò che si pignora, invece, è il saldo, a prescindere dalla causale e dalla titolarità delle singole rimesse.

Peraltro, dopo la riforma del condominio, è obbligatoria l’apertura di un conto corrente del condominio: le somme che vi confluiscono costituiscono patrimonio autonomo dell’ente di gestione e non dei singoli condomini. I contributi versati dai singoli partecipanti si confondono con le altre somme già presenti sulla provvista e vanno a integrare quel saldo che è a immediata disposizione del correntista “condominio”.

Benché il principio in punto di diritto sia ineccepibile, ciò comporta un’amara conseguenza: in caso di pignoramento del conto corrente, causato dall’inadempimento di alcuni condomini, gli altri virtuosi si troveranno o a dover pagare i creditori insoddisfatti per conto dei morosi oppure a dover versare nuove rate condominiali per consegnare all’amministratore la liquidità necessaria per mandare avanti la gestione.

  • A cura dello Studio Rapacioli Boldrini – Amministrazione Immobili. www.studio-rapacioliboldrini.it

 

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