Radon, dal suolo un nemico per le abitazioni

Gas radioattivo, il radon può insinuarsi nelle nostre abitazioni e inquinarne l'aria. Ecco che cosa serve sapere e come difendersi.

Marco Panzarella
A cura di Marco Panzarella
Pubblicato il 04/12/2016 Aggiornato il 08/08/2018
Radon, dal suolo un nemico per le abitazioni

Il radon è un gas radioattivo, pericoloso per l’essere umano, che si sprigiona dal sottosuolo e può insinuarsi all’interno delle nostre abitazioni, inquinandone l’aria. Un nemico che si sconfigge attraverso accorgimenti in fase di costruzione o, se scoperto dopo, con interventi di bonifica mirati. che cosa dice la legge

Nel 2002 l’Italia, seguendo la direttiva europea in materia di radioprotezione, ha varato il Piano nazionale Radon, un programma pluriennale per realizzare, in modo coordinato a livello nazionale, una serie di azioni volte a ridurre il rischio di tumore polmonare che, come è stato provato, può essere causato dall’esposizione al gas radon. Il Piano è divenuto operativo nel 2005, con un progetto approvato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie. Dal 17 gennaio 2014, con la pubblicazione della nuova Direttiva europea sulla protezione delle radiazioni ionizzanti, ogni stato membro dell’Unione europea è obbligato a dotarsi di un Piano nazionale radon che, come è spiegato sul sito web dell’Istituto superiore della Sanità “dovrà essere periodicamente aggiornato sulla base delle valutazioni di efficienza delle azioni adottate per la riduzione del rischio associato all’esposizione al radon” (www.iss.it).

Che il radon sia una sostanza cancerogena e una delle cause principali di malattie gravi è confermato dall’Organizzazione mondiale della Sanità che ha messo in guardia la popolazione da un nemico invisibile, inodore e pericolosissimo. Questo gas può raggiungere le nostre case e rendere radioattiva l’aria che respiriamo. Le abitazioni più a rischio sono quelle interrate, seminterrate o a diretto contatto con il terreno (ad esempio le villette), mentre è raro che il gas si spinga oltre il primo piano di un edificio. Il vero problema è che, rispetto ad altri elementi altamente pericolosi per la salute, il radon ancora oggi è poco conosciuto ai più. Eppure i numeri sono inesorabili quanto preoccupanti: ogni anno in Europa muoiono 23 persone ogni 100 mila abitanti. E soltanto in Italia, secondo uno studio dell’Istituto superiore di Sanità risalente al 2008, il gas provocherebbe più di 3 mila morti all’anno.

Bisogna analizzare il terreno

Come ogni nemico anche il radon può essere sconfitto, l’importante è non sottovalutarne la pericolosità e agire tempestivamente. Prima di procedere alla costruzione di un fabbricato è opportuno analizzare la natura geologica del terreno e, qualora risultasse un’elevata concentrazione di radon, utilizzare gli accorgimenti necessari per isolare l’abitazione e assicurare un’aerazione costante. Se, invece, la casa “a rischio” è già esistente, è possibile attuare interventi di bonifica così da rendere il radon inoffensivo.

In sintesi

  • Incolore e inodore, non se ne avverte la presenza.
  • Radioattivo, fa parte del gruppo I delle sostanze cancerogene per l’uomo.
  • Livelli accettabili: inferiore a 300 Bq/m3 (secondo la Direttiva europea).
Il radon arriva dal terreno…

Il gas radon si forma nel sottosuolo a causa del decadimento nucleare del radio, a sua volta prodotto dal decadimento dell’uranio, che è presente in tutte le rocce, nell’acqua e in alcuni tipi di materiali utilizzati nelle costruzioni. Le radiazioni ionizzanti sprigionate nei processi di trasformazione sono di tipo alfa, molto dannose per l’essere umano, soprattutto se, invece di disperdersi all’esterno, si accumulano all’interno di locali chiusi, dove non vi è ricambio d’aria e il rischio è più elevato. Il radon può insinuarsi nell’abitazione attraverso fessure, crepe, canalizzazioni di impianti elettrici, idraulici e di scarico. In Italia la concentrazione del gas è superiore alla media europea e mondiale. Le zone più a rischio sono Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Lazio e Campania, in prossimità di terreni granitici o di origine vulcanica.

… ed è rilevabile anche con il fai-da-te

La misurazione del radon è il primo passo verso la risoluzione del problema. La concentrazione del gas radioattivo è espressa in Becquerel per metro cubo (Bq/m3) e tiene conto del numero di trasformazioni nucleari che ogni secondo sono emesse in un metro cubo di aria. Da qualche anno sul mercato è possibile acquistare dei kit per il rilevamento “fai da te” indoor, strumenti che registrano le radiazioni alfa il cui costo si aggira intorno ai 300 euro. Per ottenere valori più attendibili e precisi, però, è consigliabile rivolgersi a tecnici di aziende specializzate. Oppure direttamente all’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) di riferimento che, con una spesa di circa 50-70 euro effettua le singole misurazioni a domicilio. Per avere un quadro completo della situazione, essendo la concentrazione di radon variabile, è necessario ripetere più misurazioni nell’arco di almeno un anno, alternandole tra periodi freddi e caldi.

Arpa

Acronimo di Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale. L’ente deve la sua nascita al referendum popolare del 1993, a seguito del quale si decise di affidare a un singolo ente, diviso in agenzie regionali, la prevenzione e protezione dell’ambiente.
Nel 2002 l’ente assume il controllo di tutte le funzioni in tema ambientale, acquisendo anche le competenze in materia di previsione e prevenzione dei rischi naturali. Tra i compiti: monitoraggio e previsione dell’impatto dell’attività umana sulla natura (attraverso il controllo della qualità dell’aria, delle acque superficiali e sotterranee, della radioattività ambientale e del suolo), tutela dei rischi di origine naturale (attraverso la vigilanza dell’ambiente e del territorio, della rete metereologica, idrologica e sismica).

Direttiva 2013/59/EURATOM
Dà indicazione agli stati membri di adottare livelli di riferimento inferiori a 300 Bq/m3 per i luoghi di lavoro e per le abitazioni. Entro il 2018 gli stati membri dovranno recepire nella normativa nazionale le indicazioni della Direttiva europea.

Costruire e bonificare

Per quanto riguarda le fondazioni, gli esperti consigliano di realizzare una platea in cemento armato e di evitare ogni comunicazione tra il terreno contaminato e i locali abitati. Così, se si prevede una cantina seminterrata (alla quale sarebbe meglio rinunciare), è opportuno realizzare una porta isolante che sigilli l’accesso. Inoltre, le tubazioni di acqua, gas e gasolio da riscaldamento provenienti da serbatoi interrati, così come i contenitori per la raccolta dell’acqua piovana, devono essere fatti passare attraverso le pareti laterali e non tramite il pavimento.

Va altresì garantita una buona ventilazione della tubazione in prossimità dell’abitazione. Uno strato di isolamento e una guaina a tenuta radon tra i locali riscaldati e quelli non riscaldati sono altri accorgimenti utili, così come un efficiente sistema di aerazione che permetta un continuo ricambio dell’aria (vespaio aerato). Ad ogni modo, se si sceglie di procedere con la fabbricazione dell’edificio è opportuno rispettare alcune regole costruttive basilari. A partire dalla scelta dei materiali: meglio evitare tufi, pozzolane, pietre vulcaniche e alcuni tipi di graniti.

Se invece l’obiettivo è bonificare un’abitazione esistente, si tenga conto che l’operazione, nei casi più difficili, può risultare onerosa (e non è detto sia risolutiva). Dopo aver sigillato eventuali fessure o crepe, occorrerà approntare una serie di modifiche volte a isolare l’edificio e assicurare una ventilazione costante, attraverso sistemi naturali e forzati (cioè meccanici). Fra le tecniche maggiormente utilizzate vi è la depressurizzazione del suolo. Consiste nel realizzare sotto la superficie dell’edificio una sorta di pozzo di raccolta del radon, collegato a un piccolo ventilatore che espelle il gas radioattivo prima che lo stesso penetri nell’edificio.

Il radon all’aperto si disperde e si diluisce. In ambienti chiusi e scarsamente aerati può accumularsi, raggiungendo concentrazioni rilevanti.

 

 

 

In collaborazione con l’avv. Silvio Rezzonico, presidente nazionale Federamministratori/Confappi, Tel. 02/33105242, www.fna.it

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