Lavoro domestico: come assumere colf, badanti e baby sitter in regola. Costi e contratto

Dalla lettera di assunzione alla comunicazione all'Inps: la guida completa per le famiglie che assumono una colf, una badante o una baby sitter, con le tabelle di costi, contributi e Tfr.

Alessandra Caparello
A cura di Alessandra Caparello
Pubblicato il 24/08/2015Aggiornato il 02/11/2026
Colf per casa

Assumere una colf significa instaurare un vero rapporto di lavoro, con obblighi precisi per la famiglia che decide di affidarle le pulizie e le attività domestiche. Per mettersi in regola occorre concordare mansioni, orario e stipendio, firmare una lettera di assunzione e comunicare l’inizio del rapporto all’Inps entro la scadenza prevista. Bisogna inoltre considerare contributi previdenziali, ferie, tredicesima e Tfr, così da conoscere fin dall’inizio il costo effettivo del servizio.

La procedura non è necessariamente complicata, ma è importante seguire tutti i passaggi, anche quando la colf lavora soltanto poche ore alla settimana. Ecco come procedere, quali documenti servono e quali spese deve sostenere il datore di lavoro domestico.

Quali attività svolge una colf

La colf è una lavoratrice domestica che si occupa della gestione e della cura della casa. Tra le attività più comuni rientrano le pulizie, il riordino degli ambienti, il lavaggio e la stiratura della biancheria e, se concordato, altre mansioni legate alla gestione quotidiana dell’abitazione.

È importante distinguere questa figura da quella della badante, che si occupa principalmente dell’assistenza a persone anziane, malate o non autosufficienti, e dalla babysitter, che segue i bambini. Le mansioni effettivamente richieste incidono sull’inquadramento contrattuale e sulla retribuzione da riconoscere. 

Come distinguere colf, badante e baby sitter: mansioni e inquadramento

Prima di procedere con l’assunzione e la comunicazione all’Inps, è fondamentale chiarire quale sia l’effettiva mansione del lavoratore domestico. Spesso si tende a usare il termine “colf” come categoria generale, ma il CCNL distingue nettamente le figure in base alle attività svolte:

  • La colf: si occupa della gestione ordinaria della casa, delle pulizie, del riordino, del lavaggio e della stiratura della biancheria.
  • La badante (assistente familiare): è dedicata all’assistenza a persone anziane, malate o non autosufficienti, sia che si tratti di soggetti autosufficienti (livello B Super) sia non autosufficienti (livello C Super o D Super).
  • La baby sitter: segue la cura e la sorveglianza dei bambini, con specifiche tutele e indennità previste nel caso di minori di sei anni.

Le mansioni effettivamente richieste incidono in modo determinante sull’inquadramento contrattuale e sulla retribuzione minima da riconoscere.

Come scegliere la colf e concordare le condizioni di lavoro

Chi assume una colf diventa un datore di lavoro domestico a tutti gli effetti. Questo significa che deve rispettare il contratto collettivo nazionale di lavoro domestico, riconoscere i diritti previsti e versare i contributi dovuti.

Il primo passo consiste nell’individuare una persona adatta alle esigenze della famiglia. Si può ricorrere al passaparola, alle agenzie specializzate, alle associazioni di settore oppure alle piattaforme online dedicate ai servizi domestici.

Prima di assumere è consigliabile svolgere un colloquio per chiarire quali attività dovranno essere svolte, con quale frequenza e in quali fasce orarie. È utile anche verificare le esperienze precedenti e chiedere eventuali referenze.

Una volta individuata la persona, occorre stabilire le condizioni del rapporto. In particolare, bisogna concordare:

  • le mansioni da svolgere;
  • la data di inizio del lavoro;
  • il numero di ore settimanali e la distribuzione dell’orario;
  • la retribuzione;
  • il livello di inquadramento previsto dal contratto collettivo;
  • la durata del rapporto, a tempo determinato oppure indeterminato.

Questi elementi dovranno essere riportati nella lettera di assunzione. Definire tutto con chiarezza fin dall’inizio aiuta a prevenire incomprensioni e contestazioni successive.

Quali documenti servono per assumere una colf

Prima di procedere è necessario raccogliere i dati del datore di lavoro e della persona da assumere. In genere servono il codice fiscale e un documento d’identità della colf, oltre alle informazioni relative al luogo di lavoro e alle condizioni concordate.

Per le persone provenienti da Paesi extra Ue è necessario verificare che il permesso di soggiorno consenta di svolgere attività lavorativa. Se la lavoratrice si trova ancora all’estero, possono essere necessari ulteriori adempimenti legati alle procedure di ingresso per lavoro.

Il datore di lavoro deve inoltre poter accedere ai servizi online dell’Inps, utilizzando le credenziali ammesse, come Spid, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi.

Tipologie di contratto, orari di lavoro e riposi

Il contratto collettivo nazionale del lavoro domestico prevede diverse modalità di assunzione, che devono essere individuate in base alle esigenze della famiglia e alle caratteristiche del servizio richiesto.

La forma contrattuale ordinaria è il contratto a tempo indeterminato, che offre maggiori garanzie di continuità e stabilità sia al lavoratore sia al datore di lavoro. È possibile ricorrere anche al tempo determinato, ma soltanto in presenza di esigenze temporanee, come la sostituzione di un dipendente assente o la necessità di affrontare periodi di maggiore attività. La durata massima prevista è di 24 mesi consecutivi. Per i contratti a termine, inoltre, possono essere applicate maggiorazioni contributive, salvo specifiche eccezioni, come le assunzioni per sostituzione.

Indipendentemente dalla durata, il rapporto di lavoro può essere organizzato a tempo pieno oppure part-time. In particolare:

  • Tempo pieno: l’orario massimo ordinario è di 40 ore settimanali per i lavoratori non conviventi e di 54 ore per quelli conviventi.
  • Tempo parziale: consente di concordare un numero inferiore di ore, anche limitato a una sola ora settimanale, purché il rapporto sia regolarmente formalizzato e siano rispettati gli obblighi retributivi e contributivi.

Riposi giornalieri e settimanali

Il CCNL tutela il diritto al recupero delle energie psicofisiche attraverso specifici periodi di riposo. Tra la fine di una giornata lavorativa e l’inizio della successiva devono trascorrere almeno 11 ore consecutive. È inoltre previsto un riposo settimanale di almeno 24 ore consecutive. Per i lavoratori conviventi, a questo periodo si aggiunge generalmente un’ulteriore mezza giornata di riposo, da concordare secondo le disposizioni contrattuali.

La differenza tra lavoro diurno e notturno

Un altro aspetto da considerare riguarda la fascia oraria nella quale viene svolta l’attività. Il CCNL distingue infatti tra lavoro diurno e notturno, prevedendo un trattamento economico differente. Il lavoro diurno comprende le prestazioni effettuate dalle 6:00 alle 22:00. Quando l’attività viene svolta nell’orario concordato e nel rispetto dei limiti contrattuali, si applica la normale retribuzione.

Il lavoro notturno, invece, è quello effettuato tra le 22:00 e le 6:00. Per le ore di effettiva prestazione lavorativa svolte in questa fascia è riconosciuta una maggiorazione del 20% sulla paga oraria base. Questo incremento serve a compensare il disagio legato allo svolgimento dell’attività durante le ore normalmente destinate al riposo.

Livelli di inquadramento e retribuzioni

Il CCNL del lavoro domestico stabilisce otto livelli di inquadramento, organizzati in quattro categorie principali (A, B, C e D) e altrettanti livelli Super (AS, BS, CS e DS). La collocazione del lavoratore dipende dalle mansioni effettivamente svolte, dal grado di autonomia, dalle competenze richieste e dalle responsabilità assunte. Non è quindi sufficiente considerare il nome attribuito alla professione: è necessario valutare concretamente le attività previste dal rapporto di lavoro.

Livello A e A Super

Il livello A comprende i lavoratori domestici che svolgono attività semplici, senza responsabilità specifiche e sotto la supervisione del datore di lavoro. Il livello A Super riguarda invece chi svolge prevalentemente una funzione di compagnia, senza occuparsi delle normali attività domestiche. Un esempio è quello della dama di compagnia.

Livello B e B Super

Nel livello B rientrano i collaboratori domestici che possiedono una certa esperienza e sono in grado di svolgere le proprie mansioni in autonomia, come una colf qualificata. Il livello B Super comprende invece gli assistenti familiari che si occupano di persone autosufficienti o di bambini. In questa categoria rientrano, ad esempio, le baby sitter e le badanti che assistono anziani in grado di provvedere autonomamente alle proprie necessità. Per l’assistenza ai bambini di età inferiore ai sei anni è prevista un’indennità specifica.

Livello C e C Super

Il livello C è destinato ai lavoratori che possiedono conoscenze tecniche e professionali specifiche e svolgono le proprie attività con autonomia e responsabilità. È il caso, per esempio, di un cuoco. Nel livello C Super sono invece inquadrati gli assistenti familiari che prestano assistenza a persone non autosufficienti, senza disporre di una formazione professionale specifica. Un esempio è la badante che si occupa di una persona anziana o disabile che necessita di aiuto nelle attività quotidiane.

Livello D e D Super

Il livello D identifica i lavoratori che svolgono mansioni specialistiche e qualificate, caratterizzate da un elevato grado di responsabilità. Ne sono esempi il capo cuoco, la governante e il maggiordomo. Il livello D Super è riservato agli assistenti familiari che hanno acquisito una formazione professionale specifica, generalmente attraverso corsi della durata di almeno 500 ore, e si occupano di persone non autosufficienti. Può comprendere anche figure con compiti di coordinamento.

Quali sono i livelli di inquadramento per badanti e baby sitter?

Il contratto collettivo nazionale del lavoro domestico organizza le professioni nelle quattro categorie principali (A, B, C e D) e altrettanti livelli Super, calibrati sulle responsabilità e sulla formazione specific, così come abbiamo appena visto:

  • Livello B Super: comprende gli assistenti familiari che si occupano di persone autosufficienti e le baby sitter che seguono i bambini.
  • Livello C Super: è destinato agli assistenti familiari che prestano servizio a persone non autosufficienti, senza però richiedere una specifica formazione professionale formalizzata.
  • Livello D Super: è riservato agli assistenti familiari che hanno acquisito una formazione professionale specifica, certificata da corsi di almeno 500 ore, e si occupano di persone non autosufficienti con un elevato grado di responsabilità.

La scelta del livello non può essere legata a stime generiche, ma deve rispecchiare fedelmente l’attività quotidiana svolta dal lavoratore all’interno della famiglia.

Come vengono stabilite le retribuzioni

Gli stipendi dei lavoratori domestici non sono lasciati alla libera determinazione delle parti. Il CCNL stabilisce infatti importi minimi differenti in base al livello di inquadramento e alla tipologia di rapporto, con valori aggiornati periodicamente.

Per conoscere gli importi minimi applicabili nel 2026 è possibile consultare per esempio le tabelle retributive pubblicate da Assindatcolf, associazione che rappresenta i datori di lavoro domestico.

Il contratto di assunzione: cosa deve contenere

Il rapporto di lavoro deve essere formalizzato per iscritto attraverso una lettera di assunzione, firmata da entrambe le parti. Non è sufficiente un accordo verbale, anche quando la collaborazione riguarda poche ore alla settimana.

Il documento deve indicare:

  • la data di inizio del rapporto,
  • le mansioni,
  • il livello di inquadramento,
  • l’orario di lavoro,
  • la retribuzione concordata,
  • la durata del contratto.

È necessario specificare anche l’eventuale periodo di prova, nel rispetto delle condizioni previste dal contratto collettivo. Il riferimento è il Ccnl del lavoro domestico, che stabilisce i livelli professionali e i minimi retributivi, oltre a disciplinare ferie, riposi, tredicesima e trattamento di fine rapporto.

Il livello non può essere scelto liberamente senza considerare le attività effettivamente svolte. Per questo, in caso di dubbi, è utile rivolgersi a un consulente del lavoro, a un patronato o a un’associazione che assiste i datori di lavoro domestico.

La comunicazione all’Inps prima dell’inizio del lavoro

Uno dei passaggi più importanti è la comunicazione obbligatoria di assunzione. Il datore di lavoro deve trasmetterla all’Inps entro le ore 24 del giorno precedente a quello in cui la colf inizierà a lavorare, anche se si tratta di un giorno festivo.

La comunicazione è necessaria anche per i rapporti a tempo parziale, per le collaborazioni di poche ore e durante il periodo di prova. Non è quindi possibile rimandare la regolarizzazione fino a quando si decide se proseguire la collaborazione. 

La procedura può essere effettuata attraverso il portale dell’Inps, accedendo ai servizi dedicati al lavoro domestico, oppure tramite il Contact Center o un intermediario abilitato.

Una volta trasmessa correttamente, la comunicazione assolve anche gli obblighi previsti verso gli altri enti interessati, senza che la famiglia debba presentare separatamente le stesse informazioni agli altri uffici.

quali pratiche per assumere colf

I contributi da versare

Quando una famiglia assume una colf, una badante o una baby sitter, deve provvedere anche al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali all’INPS. Si tratta di un obbligo a carico del datore di lavoro domestico, che serve a garantire al dipendente la copertura previdenziale e il riconoscimento di importanti tutele, tra cui la pensione, l’indennità di maternità e le prestazioni previste in caso di malattia o infortunio.

I contributi vengono calcolati in base alla retribuzione oraria effettiva e al numero di ore lavorate. L’importo varia anche in funzione della tipologia di contratto, distinguendo tra rapporti a tempo indeterminato e a tempo determinato. Per determinare la somma da versare si tiene conto inoltre della retribuzione concordata, della tredicesima e degli eventuali elementi retributivi previsti dal contratto.

Una parte dei contributi è a carico del datore di lavoro, mentre una quota viene trattenuta direttamente dalla retribuzione del lavoratore. È quindi la famiglia a occuparsi materialmente del pagamento all’INPS, versando l’importo complessivo e recuperando dalla busta paga la quota spettante al dipendente.

Per il 2026, gli importi sono stati aggiornati dall’INPS con la circolare n. 9 del 3 febbraio 2026, che ha rivisto le fasce retributive dell’1,4% in base all’andamento dell’inflazione.

Il versamento deve essere effettuato ogni tre mesi, attraverso il sistema PagoPA, rispettando le scadenze stabilite dall’INPS:

  • dal 1° al 10 aprile, per il primo trimestre;
  • dal 1° al 10 luglio, per il secondo trimestre;
  • dal 1° al 10 ottobre, per il terzo trimestre;
  • dal 1° al 10 gennaio dell’anno successivo, per il quarto trimestre.

Per il 2026, il contributo orario per i contratti a tempo indeterminato è pari a:

  • 1,70 euro per retribuzioni fino a 9,61 euro l’ora,
  • 1,92 euro per retribuzioni superiori a 9,61 e fino a 11,70 euro
  • 2,34 euro per retribuzioni oltre 11,70 euro.

Se l’orario supera le 24 ore settimanali, si applica invece un contributo fisso di 1,24 euro per ogni ora lavorata. Nei rapporti a tempo determinato gli importi sono più elevati, perché si aggiunge un contributo dell’1,4%, che non si applica in caso di assunzione per sostituire un lavoratore assente.

È importante ricordare che i contributi versati per la colf sono deducibili dal reddito del datore di lavoro, entro il limite massimo di 1.549,37 euro all’anno, ma soltanto per la quota effettivamente rimasta a suo carico. La parte trattenuta dalla retribuzione del dipendente non può essere portata in deduzione.

Quanto costa assumere una colf

Il costo per la famiglia non coincide soltanto con lo stipendio mensile. Per calcolare la spesa effettiva bisogna considerare la retribuzione prevista dal contratto, i contributi previdenziali, la tredicesima, le ferie retribuite e il Tfr che matura durante il rapporto. La cifra cambia in base al livello di inquadramento, alle ore lavorate, alla retribuzione concordata e alla durata del contratto.

Anche la presenza di eventuali condizioni particolari può incidere sul costo complessivo. I contributi Inps vengono calcolati in funzione delle ore retribuite e della retribuzione oraria effettiva, secondo le regole applicabili al lavoro domestico. Il datore di lavoro riceve gli avvisi di pagamento e deve rispettare le scadenze previste, generalmente trimestrali.

Per evitare sorprese, prima di firmare il contratto è consigliabile effettuare una simulazione che comprenda tutte le voci di spesa, anziché basarsi esclusivamente sulla paga oraria.

Ferie, tredicesima, Tfr e busta paga

Una volta iniziato il rapporto, la famiglia deve gestire regolarmente gli adempimenti economici e contrattuali. La colf ha diritto alle ferie retribuite, ai riposi e alla tredicesima mensilità. Matura inoltre il Tfr, che dovrà essere corrisposto alla fine del rapporto secondo le regole previste.

Le condizioni concrete dipendono dal contratto applicabile e dall’anzianità di servizio.

È importante documentare i pagamenti dello stipendio e conservare le ricevute dei contributi versati.

La famiglia deve inoltre predisporre una documentazione retributiva periodica e rilasciare alla lavoratrice la certificazione annuale dei compensi corrisposti.

Anche quando il rapporto è limitato a poche ore settimanali, questi obblighi non vengono meno.

La regolarità del rapporto tutela sia la lavoratrice, che matura diritti e contribuzione previdenziale, sia il datore di lavoro, che può dimostrare di aver rispettato gli adempimenti previsti.

Si può assumere una colf solo per qualche ora?

Una famiglia può assumere una colf anche per un numero limitato di ore alla settimana, concordando un orario compatibile con le proprie esigenze e rispettando i minimi contrattuali applicabili. 

Se la collaborazione è continuativa, per esempio due o tre mattine alla settimana, la soluzione ordinaria è un contratto di lavoro domestico part-time. La comunicazione all’Inps resta obbligatoria anche in questo caso.

Per esigenze realmente occasionali può essere valutato il Libretto famiglia, lo strumento Inps destinato a determinate prestazioni di lavoro occasionale, comprese alcune attività domestiche. Si applicano specifici limiti economici e obblighi di comunicazione. Non è però una scorciatoia per evitare il contratto quando la prestazione è in realtà regolare e continuativa.

Quali agevolazioni fiscali spettano a chi assume una colf

Le famiglie che assumono regolarmente una colf possono beneficiare di una deduzione fiscale per i contributi previdenziali obbligatori versati, entro il limite annuo previsto dalla legge.

La deduzione riguarda i contributi a carico del datore di lavoro e non l’intero costo dello stipendio.

Per l’assistenza a persone non autosufficienti può inoltre spettare una detrazione Irpef del 19% sulle spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale, entro i limiti e alle condizioni stabiliti dalla normativa fiscale.

Questa seconda agevolazione non riguarda automaticamente le normali spese per le pulizie domestiche: è necessario che ricorrano i requisiti specifici. 

Prima di inserire le somme nella dichiarazione dei redditi è quindi opportuno verificare quali spese siano effettivamente agevolabili e conservare la documentazione necessaria.

Cosa rischia chi assume una colf in nero

Assumere una colf senza formalizzare il rapporto espone la famiglia a conseguenze economiche e legali. La mancata comunicazione all’Inps può comportare sanzioni amministrative, mentre l’omesso versamento dei contributi può determinare richieste di pagamento degli arretrati e ulteriori conseguenze previste dalla legge.

In caso di infortunio, controversia sulla retribuzione o interruzione del rapporto, l’assenza di documentazione può inoltre rendere più difficile dimostrare le condizioni concordate e gli importi già corrisposti.

La scelta più sicura è quindi regolarizzare la collaborazione fin dal primo giorno, anche se si tratta di un aiuto domestico per poche ore alla settimana. Una lettera di assunzione chiara, la comunicazione preventiva all’Inps e il pagamento puntuale di stipendio e contributi consentono di gestire il rapporto con maggiore tranquillità e di rispettare i diritti della lavoratrice.

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