Cartella esattoriale, cosa fare quando arriva: come leggerla, pagare o contestarla

Come comportarsi quando Equitalia recapita una cartella esattoriale? Ecco come leggere l'atto, controllare il debito e le possibilità di pagamento, tra rateizzazione e sospensione.

Alessandra Caparello
A cura di Alessandra Caparello
Pubblicato il 26/12/2014Aggiornato il 14/09/2026
Cartella-esattoriale

Ricevere una cartella esattoriale può creare preoccupazione, soprattutto quando l’importo richiesto è elevato o non si comprende immediatamente da dove derivi il debito. La cartella di pagamento è l’atto con cui Agenzia delle entrate-Riscossione comunica al contribuente le somme che deve versare per conto di un ente creditore, come l’Agenzia delle Entrate, un Comune o un altro ente pubblico.

Quando arriva, è importante non ignorarla: occorre controllare il contenuto, verificare l’origine del debito e rispettare i termini indicati. A seconda della situazione è possibile pagare, chiedere la rateizzazione oppure, se si ritiene che la somma non sia dovuta, chiedere la sospensione della riscossione o valutare le possibilità di ricorso.

Cos’è una cartella esattoriale

La cartella di pagamento, comunemente chiamata cartella esattoriale, è un documento attraverso il quale Agenzia delle entrate-Riscossione procede alla riscossione delle somme affidate dagli enti creditori. Il documento indica innanzitutto quanto deve essere pagato, a quale ente è dovuto il denaro e per quale motivo. Sono inoltre riportati i termini entro cui effettuare il versamento e le modalità per pagare.

La cartella contiene anche le indicazioni sulle possibili alternative al pagamento immediato, come la rateizzazione, la richiesta di sospensione della riscossione e le informazioni necessarie per proporre un eventuale ricorso. È quindi un documento che non deve essere confuso con un semplice avviso o sollecito: rappresenta un atto inserito nel procedimento di riscossione delle somme dovute.

Come nasce una cartella di pagamento

Per capire cosa succede prima della notifica è utile conoscere il cosiddetto ruolo. Quando un ente creditore accerta che un contribuente deve versare una determinata somma e questa non viene pagata nei termini previsti, il credito può essere iscritto a ruolo. Il ruolo è, in sostanza, un elenco che contiene i dati dei debitori, la natura del credito e gli importi da riscuotere. L’ente creditore forma il ruolo e lo trasmette ad Agenzia delle entrate-Riscossione, che provvede alle attività necessarie per la riscossione e alla notifica della cartella. Da quel momento il contribuente deve quindi prestare attenzione alle indicazioni contenute nell’atto e ai termini entro cui intervenire.

Come leggere una cartella esattoriale

La prima cosa da fare quando arriva una cartella è leggerla con attenzione, senza limitarsi a guardare soltanto l’importo finale. Nella parte alta della prima pagina sono riportati il numero identificativo della cartella e l’indicazione dell’ente o degli enti creditori per conto dei quali viene effettuata la riscossione. Nella parte destra sono invece indicati i dati del destinatario. Può essere presente anche la dicitura relativa alla qualifica di coobbligato, cioè il soggetto che è tenuto al pagamento insieme ad altre persone.

Un esempio può essere quello di un immobile posseduto da due persone. Se il debito riguarda un tributo relativo all’abitazione e sono responsabili entrambi i proprietari, la cartella può essere emessa nei confronti di entrambi come coobbligati. In presenza di un’obbligazione solidale, il pagamento integrale da parte di uno dei coobbligati può estinguere il debito richiesto.

Quali informazioni controllare

Sempre nella prima parte della cartella si trovano i riferimenti degli enti creditori. Sono informazioni importanti perché, per chiarire la natura del debito o contestare la correttezza della somma richiesta, può essere necessario rivolgersi proprio all’ente che ha originato il credito. La cartella indica inoltre la causale del debito e gli importi da pagare, suddivisi in relazione ai diversi enti creditori. Viene indicata anche la somma richiesta per il rimborso dei diritti di notifica.

Nelle pagine successive sono invece riportate le istruzioni relative al pagamento, alla rateizzazione, alla sospensione della riscossione e alle eventuali procedure per contestare la pretesa. È quindi consigliabile verificare almeno quattro elementi: chi chiede il pagamento, perché viene richiesto, quanto bisogna pagare e entro quale termine.

Cosa fare dopo aver ricevuto la cartella

Una volta verificato il contenuto dell’atto, le possibilità dipendono dalla situazione concreta. Se il debito è corretto e l’importo può essere pagato, la soluzione più semplice è procedere al versamento entro il termine indicato nella cartella. Il pagamento può essere effettuato attraverso i servizi messi a disposizione da Agenzia delle entrate-Riscossione e tramite i canali dei prestatori di servizi di pagamento aderenti al sistema pagoPA, comprese banche e Poste Italiane. L’aspetto fondamentale è non lasciare trascorrere il termine senza fare nulla. Il mancato pagamento può infatti portare all’avvio delle successive procedure di riscossione.

Quando è possibile rateizzare la cartella

Se il contribuente non è in grado di pagare immediatamente l’intero importo, può valutare la rateizzazione. Agenzia delle entrate-Riscossione può concedere la dilazione delle somme dovute secondo le regole previste dall’articolo 19 del Dpr 602/1973, tenendo conto delle soglie di debito e, nei casi previsti, della situazione economica del contribuente.

La richiesta può essere presentata attraverso i servizi online disponibili nell’area riservata di Agenzia delle entrate-Riscossione oppure utilizzando la modulistica prevista per le diverse situazioni. La rateizzazione permette quindi di trasformare il pagamento in più rate, evitando che il contribuente debba necessariamente versare tutto l’importo in un’unica soluzione. È però importante presentare la domanda correttamente e nei tempi previsti: la semplice intenzione di chiedere una rateizzazione non equivale automaticamente alla concessione della dilazione.

Cosa fare se il debito non è dovuto

Può accadere che il contribuente ritenga errata o non dovuta la somma indicata nella cartella. In questi casi non è consigliabile limitarsi a non pagare. Se, per esempio, il debito è già stato pagato, è intervenuto uno sgravio, il credito è prescritto o decaduto oppure esiste un provvedimento che ha sospeso o annullato la pretesa, è possibile chiedere la sospensione della riscossione. La richiesta di sospensione legale può essere presentata ad Agenzia delle entrate-Riscossione entro 60 giorni dalla notifica della cartella, nei casi previsti dalla legge.

Tra le situazioni che possono giustificare la richiesta rientrano il pagamento effettuato prima della formazione del ruolo, un provvedimento di sgravio dell’ente creditore, la prescrizione o decadenza intervenuta prima che il ruolo diventasse esecutivo e una sospensione amministrativa o giudiziale. Può inoltre rilevare una sentenza che abbia annullato, in tutto o in parte, la pretesa dell’ente creditore in un giudizio al quale Agenzia delle entrate-Riscossione non abbia partecipato.

Come chiedere la sospensione

La domanda di sospensione può essere presentata attraverso l’area riservata del portale di Agenzia delle entrate-Riscossione oppure utilizzando la procedura e la modulistica previste per la sospensione legale. L’obiettivo è consentire all’ente creditore di verificare se la somma richiesta sia effettivamente dovuta. Anche in questo caso è fondamentale rispettare i termini. Se il contribuente ritiene che ci sia un errore, è quindi opportuno raccogliere immediatamente tutta la documentazione utile, come ricevute di pagamento, provvedimenti di sgravio, sentenze o altri atti che dimostrino l’inesistenza o l’estinzione del debito.

E se non si fa nulla?

Ignorare una cartella esattoriale non fa scomparire il debito. Se il contribuente non paga e non presenta tempestivamente una richiesta di rateizzazione o di sospensione quando ne ricorrono i presupposti, Agenzia delle entrate-Riscossione può procedere con le azioni cautelari o esecutive previste dalla normativa per recuperare le somme. Per questo motivo, anche quando l’importo richiesto non può essere pagato immediatamente, è importante verificare quali strumenti siano disponibili e intervenire nei termini.

Cartella esattoriale: attenzione anche agli immobili

Per chi possiede una casa o altri immobili, la questione può essere particolarmente importante. I debiti affidati alla riscossione possono infatti avere conseguenze anche sul patrimonio del contribuente, nell’ambito delle procedure previste dalla legge. Per questo una cartella non dovrebbe essere considerata soltanto come una richiesta di pagamento da archiviare se non si dispone subito della somma necessaria. È invece opportuno controllare la provenienza del debito, verificare gli importi e valutare tempestivamente la soluzione più adatta. In caso di dubbi sulla correttezza della pretesa, soprattutto quando sono coinvolti importi elevati, immobili o questioni relative alla prescrizione, può essere utile rivolgersi a un professionista per verificare la posizione.

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