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L‘IRS (Interest Rate Swap) è il principale indice di riferimento utilizzato dalle banche per determinare il tasso di interesse dei mutui a tasso fisso. Si tratta di un parametro finanziario di mercato che riflette le aspettative sui tassi di interesse a lungo termine e viene aggiornato quotidianamente in base alle contrattazioni tra operatori finanziari.
L’IRS si differenzia dall’Euribor, che rappresenta invece il parametro di riferimento utilizzato principalmente per i mutui a tasso variabile. Mentre l’IRS determina il costo dei finanziamenti a rata fissa, l’Euribor influenza l’andamento delle rate variabili nel corso del tempo
Come funziona l’IRS
Esistono diversi valori IRS in funzione della durata del finanziamento: IRS a 10, 15, 20 o 30 anni. Per questo motivo, quando una persona richiede un mutuo a tasso fisso, la banca utilizza generalmente un IRS con una scadenza coerente o prossima alla durata del finanziamento per calcolare il tasso da applicare.
Va però ricordato che il tasso finale proposto al cliente dipende non solo dall’IRS, ma anche dalle politiche commerciali della banca e dallo spread applicato, che può variare da un istituto all’altro.
Ad esempio, se l’IRS a 20 anni è pari al 2% e lo spread applicato dalla banca è dell’1,5%, il tasso fisso complessivo del mutuo sarà del 3,5%.
L’IRS e l’impatto sui mutui a tasso fisso
L’andamento dell’IRS ha un impatto diretto sul costo dei nuovi mutui a tasso fisso. Quando l’indice sale, le banche applicano tassi più elevati e le rate dei nuovi finanziamenti tendono ad aumentare. Al contrario, quando l’IRS diminuisce, i mutui a tasso fisso diventano generalmente più convenienti e consentono di ottenere condizioni migliori.
L’IRS varia quotidianamente in funzione delle aspettative dei mercati sull’inflazione, sulle decisioni della Banca Centrale Europea e sull’andamento generale dell’economia. Per questo motivo è uno degli indicatori più osservati da chi sta valutando l’acquisto di una casa tramite finanziamento.
Cosa succede dopo la firma del mutuo
Va però precisato che le oscillazioni dell’IRS influenzano soltanto i nuovi mutui o quelli ancora da stipulare. Una volta firmato il contratto a tasso fisso, infatti, il tasso concordato rimane invariato per tutta la durata del prestito e le successive variazioni dell’indice non modificano l’importo della rata.
Dove trovare l’IRS oggi
Chi vuole conoscere il valore aggiornato dell’IRS può consultare diversi portali specializzati in mutui e finanza, che pubblicano quotidianamente le quotazioni dei principali indici di riferimento per le diverse scadenze (10, 15, 20, 25 o 30 anni).
I valori pubblicati rappresentano il parametro di mercato “puro”: il tasso effettivamente applicato al mutuo sarà invece determinato aggiungendo lo spread previsto dall’offerta bancaria.
Tra le fonti più utilizzate ci sono i siti di comparazione mutui e le piattaforme finanziarie specializzate, che riportano l’andamento giornaliero dell’indice e consentono di monitorarne l’evoluzione nel tempo.
Anche molte banche pubblicano sui propri portali i valori IRS utilizzati per il calcolo delle offerte di mutuo a tasso fisso. È importante ricordare che l’IRS cambia ogni giorno in base alle dinamiche dei mercati finanziari, alle aspettative sull’inflazione e alle decisioni della Banca Centrale Europea.
Per questo motivo, chi sta valutando la sottoscrizione di un mutuo dovrebbe verificare le quotazioni più recenti prima di confrontare le diverse offerte disponibili.
Monitorare l’IRS consente infatti di capire se il momento è favorevole per bloccare un tasso fisso oppure se potrebbe essere opportuno attendere eventuali ulteriori ribassi dei tassi di mercato.
Cosa significa IRS negativo?
Tra il 2019 e il 2021 alcune scadenze dell’IRS sono scese sotto lo zero, contribuendo a rendere particolarmente convenienti i mutui a tasso fisso. Anche in presenza di un IRS negativo, tuttavia, il tasso finale applicato al mutuo rimane generalmente positivo perché viene sommato allo spread della banca.
Cambiare mutuo: si può? Con rinegoziazione e surroga
Chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso fisso non beneficia automaticamente di eventuali ribassi dell’IRS. Tuttavia, se nel tempo i tassi di mercato scendono in modo significativo e il proprio mutuo risulta meno competitivo rispetto alle nuove offerte disponibili, è possibile valutare alcune alternative.
La prima è la rinegoziazione del mutuo con la banca, chiedendo una revisione delle condizioni contrattuali e del tasso applicato. La banca non è obbligata ad accettare la richiesta, ma può proporre nuove condizioni per mantenere il cliente.
Rinegoziazione del mutuo con la banca
In alternativa si può ricorrere alla surroga (o portabilità del mutuo), trasferendo gratuitamente il finanziamento presso un’altra banca che offra condizioni più vantaggiose. La normativa italiana prevede infatti che la surroga avvenga senza costi per il mutuatario.
Surroga: che cosa è e come funziona
Per questo motivo, anche chi ha scelto un tasso fisso dovrebbe continuare a monitorare l’andamento dei tassi di mercato nel corso degli anni: eventuali riduzioni significative potrebbero rendere conveniente una rinegoziazione o una surroga del finanziamento.








































