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Uno dei problemi che si possono verificare in alcuni edifici è la formazione di muffa e di condensa su pareti, soffitto e pavimenti.
Le cause possono essere molteplici, quali elevata umidità, basse temperature, esposizione, cattiva manutenzione dell’appartamento, problemi strutturali dell’immobile, ma tali fattori, singolarmente o associati tra loro, possono portare alla creazione di ponti termici e quindi alla nascita di questi inconvenienti.
La presenza di muri rovinati con muffe e condensa peggiora il comfort abitativo, rovina l’appartamento e può causare fastidi respiratori.
Chi paga i danni derivanti da questa situazione, il proprietario dell’abitazione o il condominio?
Dipende dalle responsabilità in ordine alle cause che generano il degrado e il disagio, e pertanto per capire chi deve farsi carico dei costi di manutenzione e risanamento occorre risalire alle origini del problema.
Cosa sono i ponti termici e cosa possono provocare
Per ponti termici si intendono dei punti critici dell’edificio in cui il calore si disperde rapidamente verso l’esterno: in corrispondenza di questi, all’interno della stanza si creano delle aree più fredde rispetto alle altre, nelle quali l’umidità presente nell’aria si trasforma in condensa, cioè in goccioline, oppure in muffa che aggredisce l’intonaco.
La presenza di muffe giallastre o nere o di acqua può non solo rovinare intonaci, pitture murarie, pavimentazioni e mobili, ma può anche determinare danni alla salute, tosse, raffreddamento, difficoltà respiratorie, oltre ad abbassare la temperatura interna percepita e a ridurre la vivibilità degli ambienti.
Da cosa sono causati i ponti termici?
Le motivazioni per cui si creano questi punti di contrasto caldo-freddo in un appartamento possono essere diversi, tra cui i principali sono:
– problemi strutturali dell’edificio, ossia mancanza o interruzione dell’isolamento termico dell’involucro;
– uso di materiali inidonei;
– esposizione delle stanze;
– forma della struttura, in quanto questi problemi si verificano soprattutto lungo gli angoli o gli spigoli;
– elementi aggettanti, cioè parti della casa che sotto, sopra o ai lati non sono confinanti con ambienti chiusi e quindi sono più esposti al freddo e alla dispersione termica;
– mancata o scarsa areazione dell’ambiente;
– scarso riscaldamento durante le stagioni fredde;
– mancata manutenzione, per esempio qualora non venga utilizzato un deumidificatore.
Di chi è la responsabilità di muffa e condensa in un appartamento?
Se se ne prendono in considerazione le più comuni cause, si vedrà subito che alcune di queste dipendono dal proprietario dell’appartamento, come appunto il mancato uso di un sistema di deumidificazione o una scarsa areazione delle stanze.
In altri casi, invece, muffa e condensa derivano da materiali sbagliati dell’edificio o da un suo cattivo o insufficiente isolamento termico, che non possono essere imputati al proprietario dell’unità immobiliare, bensì al condominio e alla sua cattiva manutenzione delle parti comuni.
Il condominio, infatti, in base all’articolo 2051 del Codice Civile è custode delle parti comuni e, come tale, risponde di eventuali danni cagionati alle singole unità immobiliari dai beni che ha in custodia, quali tetti, lastrici, sottotetti, muri perimetrali, impianti.
Chi paga le spese per l’eliminazione di muffa e condensa?
L’accertamento delle cause, che deve essere effettuato tramite una consulenza tecnica, e del nesso tra difetto della parte comune e danno presente nell’unità abitativa porta alla determinazione delle responsabilità.
Qualora emergesse che è un problema delle parti comuni a determinare la condensa o la muffa, il condominio deve risarcire al proprietario il danno, per esempio le spese per l’imbiancatura o il rifacimento di intonaci, e inoltre è tenuto a provvedere all’eliminazione della causa, tramite opportuni interventi di manutenzione, ordinaria o straordinaria, o di rifacimento strutturale.



































