Bonus ristrutturazione: 5 risposte chiave

Dalla detrazione al 50% alla Scia, passando per affitti, bonus mobili e documenti da conservare: la guida pratica per rinnovare casa senza rischiare di perdere le agevolazioni fiscali.

Alessandra Caparello
A cura di Alessandra Caparello
Pubblicato il 24/08/2026Aggiornato il 24/08/2026
Gemini_Generated_Image_dx8n5edx8n5edx8n

Il bonus ristrutturazione continua a essere una delle principali agevolazioni fiscali per chi interviene sulla propria abitazione, ma tra percentuali di detrazione, pratiche edilizie e documenti da conservare restano ancora molti dubbi. Prima di iniziare i lavori è importante sapere quali sono i requisiti da rispettare per non perdere il beneficio fiscale.

Dalla percentuale spettante sulla prima casa alla possibilità di accedere all’agevolazione anche se si vive in affitto, passando per le pratiche da presentare al Comune e al collegamento con il bonus mobili, ecco cinque aspetti fondamentali da conoscere.

1 Per la ristrutturazione della prima casa c’è ancora il bonus al 50%?  

Una delle domande più frequenti riguarda la possibilità di usufruire ancora della detrazione maggiorata del 50% per i lavori sulla prima casa. La normativa attuale prevede, per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio effettuati sull’abitazione principale, una detrazione del 50% delle spese sostenute, entro il 31 dicembre 2026.  

Se l’immobile non è adibito ad abitazione principale all’inizio dei lavori, l’aliquota del 50% spetta a condizione che l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale al termine degli interventi. Per gli altri immobili, invece, l’aliquota è al 36%.

2 Se si è in affitto si può ristrutturare e avere il bonus?

Non è necessario essere proprietari dell’immobile per accedere al bonus ristrutturazione. Anche chi vive in una casa in affitto può usufruire della detrazione fiscale, a condizione che abbia un titolo valido sull’immobile e che sostenga effettivamente le spese dei lavori.

L’inquilino, così come il comodatario o altri soggetti che hanno un diritto di godimento sull’abitazione, può quindi beneficiare dell’agevolazione se vengono rispettati tutti gli altri requisiti previsti dalla normativa. 

Per interventi che incidono sull’immobile e che non rientrano nella normale manutenzione ordinaria, è comunque necessario verificare gli obblighi previsti dal contratto di locazione e, quando richiesto, ottenere il consenso del proprietario.

3 Serve sempre fare una pratica in Comune per ottenere il bonus ristrutturazione?

Uno dei dubbi più comuni riguarda la necessità di presentare una pratica edilizia al Comune. La risposta è che non sempre serve presentare una pratica edilizia. La detrazione fiscale non dipende automaticamente dalla presentazione di un titolo abilitativo, ma dal tipo di intervento realizzato e dalle regole urbanistiche applicabili. 

Alcuni interventi agevolabili possono essere eseguiti in edilizia libera, mentre altri richiedono la presentazione di una Cila, di una Scia o di altri titoli edilizi, a seconda della normativa vigente e della tipologia dei lavori. È il caso, ad esempio, di alcuni lavori interni che riguardano il miglioramento degli impianti, come il rifacimento dell’impianto elettrico o idraulico, interventi che possono rientrare tra quelli agevolabili perché qualificati come manutenzione straordinaria

Prima di iniziare i lavori è però fondamentale verificare con un tecnico la corretta classificazione dell’intervento. Non è infatti l’assenza di una determinata pratica edilizia a determinare la perdita del bonus, ma l’eventuale esecuzione di lavori non conformi alle regole edilizie o privi dei requisiti richiesti.

4 Il bonus mobili si può avere anche con l’ecobonus, per esempio se cambio le finestre?

No. La sostituzione delle finestre agevolata con l’Ecobonus non dà diritto, di per sé, al bonus mobili ed elettrodomestici.

Il bonus mobili è infatti collegato agli interventi che beneficiano della detrazione per il recupero del patrimonio edilizio (bonus ristrutturazione) e richiede l’esecuzione di lavori di recupero edilizio che rientrano tra quelli previsti dalla normativa.

Se, invece, la sostituzione delle finestre rientra in un più ampio intervento di ristrutturazione edilizia che consente di accedere al bonus ristrutturazione, e sono rispettati tutti gli altri requisiti previsti, è possibile beneficiare anche del bonus mobili ed elettrodomestici, che prevede una detrazione del 50% su una spesa massima di 5.000 euro fino al 31 dicembre 2026.

Anche in questo caso è fondamentale rispettare le modalità di pagamento previste. Le spese devono essere pagate con strumenti tracciabili, come bonifico, carta di credito o carta di debito.

Per fruire della detrazione del bonus mobili è necessario conservare la documentazione che attesta il pagamento (ricevuta del bonifico, ricevuta della transazione o documentazione di addebito sul conto corrente) e la fattura di acquisto oppure lo scontrino parlante, purché consenta di identificare natura, qualità e quantità dei beni acquistati.

Il codice fiscale dell’acquirente sullo scontrino non è indispensabile in ogni caso: se manca, la detrazione è comunque ammessa quando lo scontrino riporta natura, qualità e quantità dei beni acquistati e la spesa è riconducibile al contribuente titolare della carta attraverso i dati del pagamento.

5 Quali documenti bisogna conservare?

Per usufruire del bonus ristrutturazione non basta aver effettuato i lavori: è necessario poter dimostrare, anche a distanza di anni, che le spese sono state sostenute correttamente. Tra i documenti da conservare rientrano innanzitutto le abilitazioni amministrative necessarie in base alla tipologia di intervento realizzato, come concessioni, autorizzazioni o comunicazioni di inizio lavori. Nel caso in cui per il lavoro effettuato non siano previste autorizzazioni o pratiche edilizie, è sufficiente una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, nella quale indicare la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi realizzati rientrano tra quelli ammessi al beneficio fiscale.

Devono inoltre essere conservati, quando pertinenti, la domanda di accatastamento, se riguarda immobili non ancora censiti, e le ricevute di pagamento dell’IMU, se dovuta. Per gli interventi effettuati sulle parti comuni di un condominio è necessario conservare anche la delibera assembleare che approva l’esecuzione dei lavori e la tabella millesimale di ripartizione delle spese.

Nel caso in cui i lavori siano realizzati da un soggetto che detiene l’immobile ma non è proprietario, come ad esempio un inquilino, occorre conservare anche la dichiarazione di consenso all’esecuzione degli interventi rilasciata dal possessore dell’immobile, quando necessaria.

Tra i documenti necessari rientra anche la comunicazione preventiva all’Asl con l’indicazione della data di inizio lavori, ma solo nei casi in cui questa sia obbligatoria secondo le norme sulla sicurezza nei cantieri.

Infine, devono essere conservate tutte le fatture e le ricevute fiscali relative alle spese effettivamente sostenute, insieme alle ricevute dei bonifici utilizzati per i pagamenti. Una corretta archiviazione della documentazione è fondamentale per poter dimostrare il diritto alla detrazione nella dichiarazione dei redditi e ridurre il rischio di contestazioni in caso di verifica. L’Agenzia delle Entrate può infatti richiedere tale documentazione in sede di controllo, anche negli anni successivi alla fruizione della detrazione.

Iscriviti alla nostra newsletter

Riceverai una volta alla settimana una mail con i più significativi articoli del nostro sito divisi per categoria. Riempi il form col tuo indirizzo mail e sarai automaticamente iscritto alla newsletter.
Come valuti questo articolo?
12345
Valutazione: 0 / 5, basato su 0 voti.
Avvicina il cursore alla stella corrispondente al punteggio che vuoi attribuire; quando le vedrai tutte evidenziate, clicca!
A Cose di Casa interessa la tua opinione!
Scrivi una mail a info@cosedicasa.com per dirci quali argomenti ti interessano di più o compila il form!