Bollette luce: residente e non residente, la differenza tra prima e seconda casa

Quale differenza tra la bolletta per l'energia elettrica della prima casa e quella della seconda?

Alessandra Caparello
A cura di Alessandra Caparello
Pubblicato il 12/03/2019 Aggiornato il 12/03/2019
BOLLETTE PRIMA SECONDA CASA

Chi è proprietario di più di una casa, che usa magari per le vacanze, deve far fronte a vari costi tra cui le utenze domestiche. Come cambiano le tariffe energetiche delle bollette tra prima e seconda casa? La distinzione viene fatta tra Cliente “Residente” e “Non Residente”, e quest’ultimo è l’intestatario del contratto di fornitura di energia elettrica dell’abitazione per cui viene fatta la richiesta ma risiede in un domicilio diverso.

Bollette: differenze tra prima e seconda casa

Le differenze tra una bolletta per i residenti e quella dei non residenti esistono sul fronte degli oneri di sistema, oneri che vanno a coprire diverse tipologie di costi riguardanti il settore e le politiche energetiche. Per i clienti residenti gli oneri di sistema vengono applicati in base a 2 scaglioni di consumi (fino a 1800 kwh e oltre 1800 kwh annui consumati), mentre ai clienti non residenti – oltre agli oneri di sistema – viene applicata anche una quota fissa (che ammonta a 135 €). Per questo motivo il costo della bolletta sulla seconda casa, come le abitazioni di vacanza poco utilizzate e quindi caratterizzate da bassi consumi annui di energia, è più alto.

La riforma delle tariffe elettriche: cosa cambierà

Dal 1° gennaio 2016 per quasi 30 milioni di famiglie italiane è partita la Riforma delle tariffe elettriche (imposta da direttiva europea, uniformandoci agli altri paesi europei), un processo che doveva concludersi il 1° gennaio 2018 e ora è stata differita al 2020, periodo al termine della quale la tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore (cioè quella parte dei costi della nostra bolletta con cui paghiamo i servizi per misurare e far arrivare nelle nostre case l’energia elettrica) e per gli oneri di sistema (cioè i costi per sostenere attività di interesse generale per il sistema elettrico), in totale circa il 40% della nostra bolletta, saranno uguali per ogni livello di consumo. Si dirà quindi addio alla “struttura progressiva”, cioè i prezzi di ogni singolo kWh crescenti al crescere dei consumi. In questo modo le famiglie andranno a pagare un corrispettivo commisurato al servizio che utilizzano e più aderente ai costi effettivi.

La Riforma delle tariffe di rete nasce per sostenere la diffusione di consumi efficienti prima penalizzati da costi eccessivi, semplificare e rendere più trasparente la bolletta, rendere quello che paghiamo più equo e realmente aderente ai costi dei servizi di rete.

Si applica alle utenze domestiche, residenti e non residenti ed è partita il 1° gennaio 2016 e, con ampia gradualità, andrà a regime dal 2020. Così dopo l’entrata a regime della riforma ipotizzando la possibile bolletta di un cliente residente oggi in regime di Maggior tutela, in media il 75% della spesa totale sarà ancora relativa alle quote variabili (cioè collegata direttamente al kWh di energia prelevata) e il restante 25% sarà relativa alle quote fisse (per punto e per kW di potenza impegnata). Per i clienti domestici residenti crescerà il peso solo della quota fissa della tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore (la voce che pesa in media solo il 15% della bolletta totale), cioè una delle quattro voci principali che compongono la bolletta.

Per i clienti domestici non residenti invece, quindi chi ha una seconda casa, il peso delle quote fisse sarà maggiore perché riguarderà due delle quattro voci principali che compongono la bolletta, oltre a quella relative alla tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore anche quella relativa agli oneri di sistema. Nel dettaglio come precisa l’Arera, a parità di oneri prima e dopo la riforma, il peso delle quote fisse sarà maggiore per le abitazioni di vacanza, per non penalizzare le famiglie residenti, ricordando che per chi è bisognoso esiste il “Bonus sociale” che copre parte dei costi della bolletta.

La Riforma delle tariffe di rete nasce per sostenere la diffusione di consumi efficienti prima penalizzati da costi eccessivi, semplificare e rendere più trasparente la bolletta, rendere quello che paghiamo più equo e realmente aderente ai costi dei servizi di rete. Si applica alle utenze domestiche, residenti e non residenti ed è partita il 1° gennaio 2016 e, con ampia gradualità, andrà a regime dal 2020. Così dopo l’entrata a regime della riforma ipotizzando la possibile bolletta di un cliente residente oggi in regime di Maggior tutela, in media il 75% della spesa totale sarà ancora relativa alle quote variabili (cioè collegata direttamente al kWh di energia prelevata) e il restante 25% sarà relativa alle quote fisse (per punto e per kW di potenza impegnata).

Per i clienti domestici residenti crescerà il peso solo della quota fissa della tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore (la voce che pesa in media solo il 15% della bolletta totale), cioè una delle quattro voci principali che compongono la bolletta.

Per i clienti domestici non residenti invece, quindi chi ha una seconda casa, il peso delle quote fisse sarà maggiore perché riguarderà due delle quattro voci principali che compongono la bolletta, oltre a quelle relative alla tariffa per il trasporto dell’energia e alla gestione del contatore, anche quella relativa agli oneri di sistema.

Nel dettaglio come precisa l’Arera, a parità di oneri prima e dopo la riforma, il peso delle quote fisse sarà maggiore per le abitazioni di vacanza, per non penalizzare le famiglie residenti, ricordando che per chi è bisognoso esiste il “Bonus sociale” che copre parte dei costi della bolletta.

 

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