Locazione turistica: mini guida per sapere come funziona

Dall’obbligo di registrazione alla forma del contratto, ecco una breve guida sulla locazione con finalità turistica.

Alessandra Caparello
A cura di Alessandra Caparello
Pubblicato il 18/05/2026Aggiornato il 18/05/2026
Locazione turistica: mini guida per sapere come funziona

Negli ultimi anni la locazione turistica è diventata una delle formule più utilizzate da chi desidera mettere a reddito un immobile senza vincolarsi ai tradizionali contratti di affitto a lungo termine. Dietro a quella che può sembrare una semplice attività di affitto temporaneo, però, esistono norme precise, obblighi burocratici, aspetti fiscali e differenze contrattuali che ogni proprietario – ma anche chi prende in affitto – dovrebbe conoscere per evitare errori o sanzioni.

Cos’è la locazione turistica

La locazione turistica è un contratto attraverso cui il proprietario concede un immobile arredato a un ospite per finalità esclusivamente turistiche e per un periodo limitato di tempo. A differenza delle normali locazioni abitative, non nasce per soddisfare esigenze di residenza stabile, ma per offrire un soggiorno temporaneo legato a vacanze, trasferte o permanenze brevi. L’immobile deve essere già arredato e pronto all’uso, completo dei servizi essenziali necessari per vivere in autonomia durante il soggiorno.

La normativa distingue chiaramente la locazione turistica dalle attività alberghiere o extra-alberghiere: il proprietario mette a disposizione l’alloggio, ma senza offrire servizi tipici di hotel o B&B, come reception continua, somministrazione di pasti o pulizie giornaliere.

Differenza tra locazione turistica e affitto breve

Sebbene vengano spesso utilizzati come sinonimi, “locazione turistica” e “affitto breve” non indicano esattamente la stessa cosa. La differenza riguarda soprattutto l’aspetto normativo e fiscale.

La locazione turistica identifica infatti la finalità del contratto: l’immobile viene affittato temporaneamente per esigenze di vacanza o soggiorno turistico. L’affitto breve, invece, è una categoria fiscale che comprende i contratti di durata non superiore a 30 giorni stipulati da persone fisiche al di fuori dell’attività d’impresa. In pratica, molte locazioni turistiche rientrano anche nella definizione di affitto breve, ma non tutte seguono necessariamente lo stesso regime. Inoltre, negli affitti brevi è consentita la fornitura di alcuni servizi accessori, come pulizia iniziale o cambio biancheria, purché l’attività non diventi imprenditoriale.

Come funziona un contratto di locazione turistica

Il funzionamento della locazione turistica è generalmente più semplice rispetto ai contratti tradizionali. Le parti concordano durata del soggiorno, prezzo, modalità di pagamento e regole di utilizzo dell’immobile.

Le prenotazioni possono avvenire direttamente tra proprietario e ospite oppure tramite portali specializzati nel settore degli affitti brevi. In ogni caso è fondamentale predisporre un contratto scritto che specifichi:

  • dati del locatore e dell’ospite;
  • durata della permanenza;
  • importo del canone;
  • eventuale deposito cauzionale;
  • regole sull’utilizzo dell’immobile;
  • condizioni di cancellazione;
  • gestione di consumi e spese.

Per soggiorni inferiori a 30 giorni consecutivi non è obbligatoria la registrazione del contratto all’Agenzia delle Entrate, salvo casi particolari. Questo rappresenta uno degli elementi che rendono gli affitti brevi particolarmente flessibili dal punto di vista amministrativo.

L’importo del canone è deciso dal proprietario di casa, così come le modalità e i termini di pagamento. Il locatore può decidere poi di applicare una cauzione di cui soddisfarsi in caso di eventuali danni arrecati all’immobile e che verrà invece restituita in caso contrario al termine della locazione.

Nel canone di locazione possono essere incluse, sempre a scelta del locatore, anche le utenze domestiche come luce, gas, acqua. Non vanno ricompresi i servizi accessori, tipo fornitura di biancheria o la pulizia quotidiana della casa, altrimenti si configura una vera e propria attività di affittacamere che richiede l’apertura di una partita Iva, cosa che non serve per l’affitto a uso turistico.

Identificazione degli ospiti e obblighi di sicurezza

Uno degli aspetti più importanti riguarda l’identificazione degli ospiti. Il proprietario è tenuto a registrare i dati delle persone alloggiate e comunicarli alle autorità di pubblica sicurezza entro le tempistiche previste dalla legge. La comunicazione avviene attraverso il portale dedicato della Questura e riguarda tutti gli ospiti maggiorenni presenti nell’immobile.

Inoltre, l’abitazione deve rispettare le norme di sicurezza e agibilità, comprese:

  • conformità degli impianti;
  • requisiti igienico-sanitari;
  • presenza di dispositivi di sicurezza obbligatori;
  • manutenzione ordinaria dell’immobile.

Le principali tipologie di locazione turistica

Non esiste un’unica formula di affitto turistico. La normativa prevede infatti diverse tipologie di contratto, che cambiano in base alla durata del soggiorno e alle modalità di gestione dell’immobile.

Locazione breve turistica

È la formula più diffusa. Riguarda soggiorni inferiori ai 30 giorni consecutivi e consente una gestione snella sia dal punto di vista burocratico sia operativo. La locazione breve è particolarmente apprezzata nelle città d’arte, nelle località balneari e nelle zone ad alta presenza turistica, perché permette di adattare facilmente disponibilità e prezzi alla stagionalità.

Locazione turistica di medio periodo

Quando il soggiorno supera i 30 giorni, il contratto deve essere registrato presso l’Agenzia delle Entrate. In questo caso entrano in gioco obblighi aggiuntivi, come il pagamento dell’imposta di registro e una disciplina contrattuale più dettagliata. Questa soluzione viene spesso utilizzata per trasferte lavorative, studenti internazionali o permanenze temporanee più lunghe.

Locazione brevissima o “weekend”

Si tratta di soggiorni di pochi giorni, spesso concentrati nei fine settimana o durante eventi specifici. In queste formule è frequente prevedere nel contratto una quota forfettaria per le utenze, così da evitare conteggi complessi legati ai consumi effettivi.

Codice identificativo e adempimenti burocratici

Le normative regionali hanno introdotto negli ultimi anni obblighi sempre più stringenti per chi affitta immobili a uso turistico. Tra gli adempimenti principali c’è il codice identificativo dell’immobile, richiesto in molte regioni italiane per pubblicare annunci online o promuovere la struttura.

A questo si aggiungono:

  • comunicazione degli ospiti alla Questura;
  • eventuale comunicazione statistica ai portali regionali del turismo;
  • riscossione e versamento della tassa di soggiorno, ove prevista;
  • emissione di ricevute o documentazione fiscale.

Chi gestisce più immobili o offre servizi aggiuntivi deve inoltre verificare se l’attività assume carattere imprenditoriale, con conseguente obbligo di partita IVA.

Tassazione della locazione turistica

Uno dei temi più delicati riguarda il regime fiscale applicabile agli affitti turistici. Le possibilità principali sono due.

Regime ordinario IRPEF

I redditi derivanti dalla locazione vengono tassati secondo gli scaglioni IRPEF ordinari. L’aliquota varia in base al reddito complessivo del contribuente e può diventare piuttosto elevata.

Cedolare secca

Molti proprietari scelgono la cedolare secca, che prevede un’imposta sostitutiva con aliquota fissa del 21%. Questo regime permette di evitare:

  • IRPEF ordinaria;
  • addizionali regionali e comunali;
  • imposta di registro;
  • imposta di bollo.

La cedolare secca resta una delle soluzioni fiscali più utilizzate per gli affitti brevi inferiori a 30 giorni. Dal 2026 sono previste nuove aliquote:

  • 21% per il primo immobile locato
  •  26% dal secondo immobile in poi.

Cambiano anche i limiti per l’attività considerata imprenditoriale: fino al 2025 era possibile gestire fino a 5 immobili come privato, mentre dal 2026 il limite scende a 2. Con 3 o più immobili in affitto breve scatterà l’obbligo di partita IVA e la tassazione ordinaria, senza possibilità di applicare la cedolare secca. 

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