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Cambiano i modi di vivere la città e gli spazi pubblici, ma la centralità della piazza nel tessuto urbano permane. Anzi, si rivaluta, evolve, come testimoniano tanti progetti di riqualificazione e sperimentazione. Alla riscoperta (aggiornata) della funzione originale.
Nuova forma, stessa sostanza: l’idea di piazza come fulcro della vita pubblica è universale, al di là di epoche e culture. Non esiste però solo l’archetipo storico e monumentale, urbanisticamente ben caratterizzato, che tra alti e bassi mai è venuto meno alla sua funzione.
Oggi i progettisti si confrontano sempre più spesso con spazi ai quali dare struttura e connotazione; o con luoghi che, pur essendo nati come piazza, hanno perso identità nel tempo, fino a non essere più a piena disposizione dei cittadini.
La città contemporanea – multicentrica e suddivisa in Municipi con proprie autonomie – rende ancora più urgente la riqualificazione di queste aree aperte, centrali o periferiche.
Non si tratta esclusivamente di architettura o di ricucitura del tessuto urbano; la realizzazione ex novo, la riconversione o la rigenerazione di una piazza integra una forte componente sociale, può cambiare (in meglio) la vita del quartiere.
Si opera, oltre che in un’ottica di decoro urbano, anche per restituire ai cittadini una porzione di territorio. Il progetto non può quindi prescindere dall’analisi del contesto, mettendo al centro le persone, ascoltandone le necessità e coinvolgendole nel percorso di cambiamento e nelle scelte.

A Milano, la piazza tattica vicino alla scuola di Via De Nicola, Municipio 6

Piazza Dergano, Municipio 9
No alle isole di calore, sì alle foreste urbane
Effetto collaterale di alcune piazze “minimaliste” cittadine, dove il cemento è predominante, può essere quello di accentuare il fenomeno delle isole di calore.
Nelle aree aperte lastricate prive di vegetazione od ombreggiature, il surriscaldamento delle pavimentazioni può causare aumenti fino a 10 °C delle temperature rispetto alle zone limitrofe.
Una piazza troppo spoglia, e molto soleggiata in estate, corre questo rischio. Gli antidoti però esistono, a cominciare dalla scelta per il sottofondo di materiali freddi, in grado di respingere le radiazioni solari, evitando l’emissione di calore. E poi la presenza di piante e alberi: fanno ombra, rilasciano ossigeno, mitigano l’aria. Il modello “foresta urbana”
– già molto diffuso all’estero, per esempio in Francia, ed esportato in Italia – può applicarsi anche a piazze monumentali e consente di creare vere proprie oasi nelle nostre città.
I numeri di Piazze Aperte a Milano: l’urbanistica tattica
I dati consolidati delle prime fasi del progetto “Piazze Aperte” a Milano, lanciato inizialmente nel 2019 e proseguito con i successivi bandi comunitari, mostrano l’impatto di questa strategia urbana nei diversi Municipi:
- 60 piazze tattiche realizzate nelle prime fasi del programma.
- 26 aree riqualificate situate strategicamente davanti alle scuole.
- 80.000 mq di superficie totale sottratti al degrado o alle auto e restituiti alla piena fruibilità dei pedoni.
Piazze aperte nei quartieri: l’esempio di Milano
Restituire alla funzione originale spazi pubblici che hanno perso nel tempo le loro peculiarità, perché degradati, soffocati dal traffico o magari trasformati in parcheggi: il programma “Piazze Aperte in ogni quartiere” è stato attivato negli ultimi anni dal Comune di Milano con AMAT (Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio, https://www.amat-mi.it).
Dal 2019 a oggi, sono già numerose le aree valorizzate come luoghi di aggregazione pedonali, ripensati per ospitare diversi tipi di attività. Una parte di questi spazi è nelle immediate vicinanze di una scuola (“Piazze aperte per ogni scuola”: la più recente inaugurata in via De Nicola, nel Municipio 6).
Da Dergano a Niguarda, a Porta Venezia: in alcuni casi si tratta di sperimentazioni temporanee, in altri di soluzioni che diventano poi definitive. Nelle “piazze tattiche” interdette al traffico l’asfalto si colora di tinte accese, compaiono tavoli da ping-pong, panchine, aiuole. I residenti, adulti e bambini, si riappropriano di piccole, ma significative porzioni di territorio nel segno di socialità e sicurezza.
L’urbanistica tattica è un modello di rigenerazione e riuso di spazi pubblici ed edifici cittadini tramite realizzazioni pop-up, cioè temporanee, low budget e a basso impatto ambientale, spesso progettate attraverso percorsi partecipativi di comunità. L’esempio viene da Barcellona, in Spagna, ed è stato poi esportato e applicato anche in Italia.

Urbanistica tattica in piazza Belloveso, vicino al centro di Niguarda
Progetti di rigenerazione urbana in Italia
Ci sono le piazze storiche che necessitano di restyling per essere valorizzate, ma anche slarghi e spazi aperti in periferia, alla ricerca di un’identità che li riunisca al tessuto urbano. Da Catania a Rovigo, le risposte architettoniche puntano sulla partecipazione e sulla sostenibilità.

Piazza Fontana a Taranto, al centro di un progetto di riqualificazione.
Rinascita di un luogo simbolo: piazza Turi Ferro a Catania
Nella città siciliana è stata inaugurata lo scorso autunno piazza Turi Ferro, conosciuta anche come piazza Spirito Santo, situata tra il centro storico, via Etnea e corso Sicilia: l’intervento di rinnovamento e riqualificazione è stato attuato grazie ai “Piani Urbani Integrati” del PNRR.
Questo spazio che si era trasformato in un non-luogo, degradato e trascurato, ha potuto così riacquistare l’originale funzione di raccordo tra le diverse zone che interseca. Al centro del nuovo assetto della piazza ci sono innovazione, sostenibilità e componente green: sono stati infatti piantati alberi per ombreggiare e ritagliati “fazzoletti” verdi arricchiti con specie locali.
Alla riuscita del progetto ha contribuito la rivoluzione della viabilità nelle strade limitrofe, con nuova pavimentazione, ampliamento delle aree pedonali e definizione di ZTL, Zone a Traffico Limitato.
Un’area reintegrata nella città: piazza Jerry Masslo a Rovigo
A Rovigo, nel corso del 2022, è stata inaugurata piazza Jerry Masslo (ex piazza Cepol, nella zona Commenda Est), completamente rinnovata e “restituita” ai cittadini.
Il progetto è firmato dai giovani architetti del gruppo G124: il laboratorio, coordinato dall’architetto e senatore a vita Renzo Piano (renzopianog124.com) si occupa di rigenerazione di spazi urbani periferici in diverse zone d’Italia.
Così, nella città veneta, un’area anonima e in disuso è stata trasformata in un percorso partecipativo con il coinvolgimento della comunità locale – abitanti, scuole, associazioni – e può essere ora vissuta dalla popolazione.
La piazza, che ha un’estensione di circa 3.500 mq, ha assunto un aspetto accogliente e si presta anche a ospitare eventi culturali. La superficie è in parte lastricata e in parte piantumata con aiuole e alberi; elemento distintivo è il padiglione in legno lamellare e acciaio che fa da sfondo. La struttura, installata su una piattaforma in calcestruzzo armato e dotata di sistema di illuminazione, può essere utilizzata come palco per gli spettacoli.
Rinnovare e tutelare la memoria: il caso politico di Taranto
Sono due – a Taranto, in Puglia – le piazze nel centro storico (Città Vecchia) recentemente interessate da progetti di ristrutturazione. Il primo intervento riguarda il restyling di Piazza Castello, già esecutivo.
Tra le opere previste: nuovo lastricato in pietra, ridimensionamento dei percorsi carrabili a favore di quelli pedonali, cinque giardini tematici e giochi d’acqua. I lavori, avviati a fine 2023, proseguono verso l’orizzonte di completamento originariamente fissato al 2027.
La seconda in cantiere dovrebbe essere piazza Fontana. Quest’ultima rappresenta però uno di quei casi critici in cui cittadinanza e associazioni fanno sentire la loro voce e si fanno parte attiva, chiedendo modifiche a un programma di riassetto che non convince: rischierebbe di alterare la memoria storica del luogo.
Qui, si punta a evitare di snaturare, con il nuovo progetto, l’opera di Nicola Carrino. Lo scultore, scomparso nel 2018, aveva firmato, oltre alla fontana centrale, tutto il precedente intervento degli anni ’90.
La carta valori di Centopiazze per contrastare l’emarginazioneNon più semplici spazi di transito o parcheggi: la trasformazione urbana mette al centro le persone e ridisegna la mappa della socialità.
Un progetto e un manifesto di rigenerazione urbana ad alto contenuto sociale, da sviluppare nelle città per contrastare emarginazione e solitudine degli abitanti, e per consolidare lo spirito di comunità: questi gli obiettivi dell’iniziativa di Centopiazze (progettocentopiazze.it), foto in basso, promosso da Harley & Dikkinson, società leader nella riqualificazione energetica degli edifici, insieme alla Fondazione Borghi Felici.
Nella Carta Valori sottoscritta dalla rete delle imprese aderenti, ancora una volta il ruolo della piazza – intesa non tanto in senso fisico quanto nell’accezione ideale di spazio sociale condiviso all’interno del quartiere – si rivela centrale per innescare il cambiamento di prospettiva.
Il percorso intrapreso unisce innovazione tecnologica e impegno civile in un’ottica di sostenibilità, resilienza e solidarietà ed è applicabile alle diverse aree del Paese. Il primo programma pilota è stato condotto nel Comune di Cinisello, nell’hinterland milanese, all’interno della zona centrale di Balsamo.









































