Salvare le api (e il pianeta)

Imprescindibili per la rigenerazione della natura, le api sono insetti minacciati da nemici visibili e invisibili. Fare scelte responsabili è determinante per il loro e il nostro futuro.
Silvia Scognamiglio
A cura di Silvia Scognamiglio
Pubblicato il 15/06/2021 Aggiornato il 15/06/2021
sostenibilità api

Le api vengono definite, a pieno titolo, “sentinelle dell’ambiente”, perché la loro attività di impollinazione – indispensabile per la riproduzione vegetale – è fortemente condizionata da fattori esterni.

Le api sono le prime a risentire dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento dell’aria, dell’utilizzo in agricoltura di fertilizzanti e altri prodotti fitosanitari. Troppo spesso non si pensa che il malessere dell’habitat, o peggio le morie di api, si ripercuotono a breve o lungo termine sull’ecosistema, la biodiversità e infine sulla vita dell’uomo. Gli sbalzi termici, il caldo e il freddo fuori stagione, modificano il ciclo delle fioriture annuali, l’impollinazione e la raccolta di nettare, togliendo così nutrimento alle api per lunghi periodi.

Inoltre, l’uso incontrollato di pesticidi, insetticidi e diserbanti (contenenti sostanze nocive come il glifosato) inquina, con la complicità di vento e piogge, l’aria e l’acqua; nei casi più gravi tramortisce gli insetti o uccide interi alveari.

Altre minacce sono costituite dal consumo e antropizzazione del suolo e dalla diffusione di monocolture che compromettono la varietà botanica dei terreni; se si coltiva una sola specie su vasta area, si riducono i tempi di fioritura a un unico periodo dell’anno e le api restano senza cibo. Quali soluzioni? Un “patto” tra agricoltori e api può ridurre il rischio di inquinamento chimico (punto di riferimento il D.lgl 150/2012 sull’uso sostenibilie dei prodotti fitosanitari); ma anche solo piantare in campagna o in città fiori ricchi di nettare che attirano le api può essere un piccolo, importante passo per salvarle.

La Giornata Mondiale delle Api per il 20 maggio è stata istituita nel 2017 con una Risoluzione delle Nazioni Unite per sensibilizzare governi e popolazioni sull’importanza di questi insetti per l’umanità e la biodiversità.

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Apicoltura a regola d’arte: c’è miele e miele

Negli alveari sparsi nei boschi le famiglie vivono allo stato selvatico; per la maggior parte le api sono però allevate dagli apicoltori in ambienti più protetti dagli agenti esterni e il “nido” è costruito in un’arnia predisposta dall’uomo. L’apicoltura, finalizzata alla produzione del miele, ha una storia millenaria che risale ai tempi dell’Antico Egitto; oggi chi sceglie questa strada, per professione o per hobby, dà vita a un presidio per la salvaguardia di questi insetti messi in pericolo dalla nostra civiltà. In Italia ci sono oltre 50.000 apicoltori; Unaapi (unaapi.it) è Unione Nazionale di associazioni impegnata per la tutela del settore. Ma produrre (e consumare) miele è oggi una scelta sostenibile? Molto dipende dal modo in cui ciò viene fatto, perché l’apicoltura ha regole e limiti affinché le api vengano protette e rispettate, evitandone lo sfruttamento. Di per sé, raccogliere il miele non le danneggia quando ne producono in eccedenza rispetto ai loro bisogni e lo stoccano nel melario all’interno dell’alveare. L’apicoltura dovrebbe poi essere stanziale, senza spostare le arnie da una zona all’altra per seguire le fioriture, stressando così le api. Nell’UE, secondo produttore mondiale di miele, le norme da rispettare per l’immissione sul mercato sono molto rigide (dir. 210/2001). In particolare, il miele deve contenere solo nettare (di un’unica fioritura, ad esempio castagno o acacia, o di più fioriture miste) combinato con sostanze ed enzimi prodotti e lavorati dalle api stesse e maturate negli alveari, senza aggiunta di ingredienti o additivi. In altri Paesi produttori, tra cui la Cina, la definizione di miele non è altrettanto univoca.

 

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Nel volume di recente pubblicazione (Dario Paladini, Terre di Mezzo, 2021), il mondo delle api attraverso l’esperienza diretta di un apicoltore; e un report con inchieste sul presente e il futuro di questi insetti super utili.

 

Le api viste da vicino

Le api (apis mellifera, famiglia delle apidae) sono insetti sociali. Nell’alveare, si dividono i compiti: la regina depone le uova, le api operaie raccolgono polline e nettare (bottinatrici), curano le larve (nutrici), esplorano e sorvegliano (sentinelle). I maschi, i fuchi, muoiono al termine della fecondazione.

21 giorni: è il tempo di trasformazione dell’ape, da uovo fecondato, a larva, a insetto adulto. La sua vita in primavera ed estate è di meno
di 30 giorni; solo la regina può vivere 2-4 anni. D’inverno le api si rifugiano in alveare per un lungo riposo.
50.000 sono, in media, le api che compongono una famiglia in estate. Un’ape compie al massimo 3 voli al giorno entro un raggio fino a 3 km trasportando 40 mg di nettare per volta, di cui solo metà diventerà miele. Per produrre 1/2 kg di miele occorrono 25.000 voli d’api.

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Arnie in città

Sui tetti di New York e Parigi, ma anche sui terrazzi di Roma, Milano, Bolzano: l’apicoltura urbana non è un semplice trend ma un modo per avvicinare la campagna alla città, proprio ora che si parla sempre più di metropoli green. Anche in un centro abitato ci sono fiori e piante che le api possono impollinare, raccogliendo il nettare e producendo ottimo miele “millefiori”. Non soltanto: insediare arnie in città è anche un modo per contrastare il degrado di aree demaniali e private abbandonate, creando intorno occasioni di socialità e apprendimento. A Milano, per esempio, due esperienze riuscite di apicoltura per passione sono quelle di Cascina Linterno (cascinalinterno.it) in zona Baggio dove si svolgono anche attività didattiche; e del giardino condiviso degli Orti di via Padova, un’area della periferia Est recuperata da Legambiente.

Si ringrazia per la collaborazione Dario Paladini, giornalista e apicoltore (www.terre.it)

Tratto da Cose di Casa cartaceo di maggio 2021