Recuperare spazi abbandonati o inutilizzati. Un esempio a Roma

In una società (e una città) sempre più multiculturale, come quella di Roma, ecco un progetto in cui i cittadini - partendo dall’esigenza di recuperare spazi abbandonati o inutilizzati - li convertono in orti e giardini, ed organizzano corsi e laboratori alla portata di tutti.
Monica Mattiacci
A cura di Monica Mattiacci
Pubblicato il 06/10/2018 Aggiornato il 06/10/2018
Recuperare spazi abbandonati o inutilizzati. Un esempio a Roma

A due passi dal più grande parco pubblico di Roma, Villa Doria Pamphili, esiste un altro parco di due ettari, sconosciuto anche agli abitanti del quartiere, dove il rumore del traffico non arriva e dove si può passeggiare in una vallata con pineta, orti e frutteti. Qui ha preso vita il progetto multidisciplinare e multiculturale di Mediterranea (www.mediterranearete.org), che prende le mosse proprio dalla volontà di recuperare spazi abbandonati o improduttivi.

Il nome e il logo scelti – ci hanno spiegato – rimandano a questo mare, fondamentale per la vita di tutti i Paesi che vi si affacciano e di tutte le persone vi transitano. Da sempre tramite di ricchezza culturale e commerciale, vive oggi una fase molto critica e da ponte che univa si sta trasformando in barriera che deve proteggere. Mediterranea propone un modello di integrazione dignitosa, fatta di competenze che non vengono sprecate ma utilizzate pienamente, innescando un circolo virtuoso.

Nato nel febbraio di quest’anno da un’idea dell’associazione no profit Linaria (www.linariarete.org, Michela Pasquali e Lidia Tropeano), della Famiglia Vincenziana, della Cooperativa Sociale Tre Fontane, ente gestore di alcuni centri SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e status di Rifugiato) di Roma, e di Margherita Grasselli, questo progetto consisteva inizialmente nella creazione di un vivaio, specializzato in piante mediterranee, sui terreni incolti della Congregazione. Si è creata così una piccola impresa che impiega un gruppo di ragazzi richiedenti asilo e rifugiati regolari provenienti da vari Paesi, che si occupano della coltivazione della terra, della creazione di oggetti artigianali di design e della manutenzione di terrazzi e giardini privati.

In breve tempo, le idee e le persone coinvolte sono aumentate e oggi Mediterranea è un posto in cui si coltivano e si vendono al dettaglio i prodotti biologici di orti e frutteti ma anche i loro derivati, come sali aromatizzati e marmellate; in cui si progettano e realizzano artigianalmente arredi da giardino in legno e ferro, come tavoli, sgabelli, fioriere e tutori per piante che sembrano sculture contemporanee e in cui si organizzano anche workshop e corsi d’arte legati al contesto in cui si svolgono.

Proprio l’apertura dello spazio ad eventi e a collaborazioni con insegnanti di varie discipline è l’ultima evoluzione di questo progetto in divenire, che si arricchisce sempre più.

Un calendario fitto di appuntamenti per adulti e bambini, da svolgere prevalentemente all’aperto, su tavoli all’ombra del frutteto, o nel bel casale del parco nelle giornate più fredde o di pioggia. Tutti i corsi e i laboratori, curati da Samantha Ceccobelli, sono alla portata di tutti e pensati per avvicinare chiunque alla natura e a tematiche come rispetto dell’ambiente, ecosostenibilità e riciclo creativo di materiali poveri, di scarto o reperibili direttamente nel parco.

Alcuni laboratori prevedono una parte iniziale in cui i partecipanti, soprattutto bambini, devono cercare nel parco il materiale necessario per lavorare: legno per cornici, lanterne o giardini verticali; fiori e foglie per l’erbario; ortaggi per le stampe vegetali e tanto altro. Passeggiate rilassanti, durante le quali imparare nomi e caratteristiche di piante e frutti (ma anche dipingerli) e, con un po’ di fortuna, incontrare anche una volpe.

Oltre ai laboratori giornalieri, vengono organizzati anche corsi settimanali di pittura (acquerello e acquerello botanico) e Ikebana ma la programmazione è solo all’inizio.

L’interesse crescente attorno a progetti di questo tipo non fa che confermare che questa è la strada giusta per riqualificare spazi abbandonati o inutilizzati e per creare lavoro, cultura e integrazione. Si tratta infatti di un modello economico virtuoso ed alternativo, replicabile ed adattabile a contesti diversi ma ovunque ci sia uno spazio incolto da recuperare, in cui integrare e far dialogare col tempo gli abitanti italiani e stranieri di interi quartieri.

Clicca sulle immagini per vederle full screen

  • Al lavoro per la costruzione di tutori per piante rampicanti
  • Fioriere in legno e ferro
  • I ragazzi di Mediterranea
  • Mediterranea al Festival del Verde e del Paesaggio all'Auditorium di Roma
  • Nell'orto
  • Raccolta delle zucche
  • Struttura in legno per orto verticale (piante aromatiche)

 

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