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Tra il 2020 e il 2025 in Italia si è registrato un forte aumento degli interventi di ristrutturazione e riqualificazione degli immobili, spinto soprattutto dagli incentivi fiscali come il Superbonus, lo sconto in fattura e la cessione del credito, strumenti che oggi non sono più disponibili con le stesse modalità di allora.
Dal 2026 infatti il Superbonus al 110% resta in vigore solo in casi specifici: possono beneficiarne esclusivamente gli immobili situati nei Comuni per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza a seguito di terremoti avvenuti dal 2009 in poi. La misura riguarda in particolare alcune aree di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, tra le più colpite dagli eventi sismici, soprattutto quelli del 2016.
A misurare però l’impatto di tali incentivi sul parco immobiliare italiano è l’Osservatorio Riqualificazione Energetica condotto da Humans&Data*, l’agenzia specializzata nell’analisi dei dati per il mercato immobiliare, secondo cui il settore ha registrato un salto medio di 4,5 classi energetiche per regione nel patrimonio residenziale. In totale, sono stati riqualificati 2,4 milioni di metri quadrati, equivalenti a 336 campi da calcio, con un risparmio teorico di 25,16 kg di CO₂ per metro quadro all’anno e un risparmio economico medio stimato di 12,1 euro al metro quadro.
Superbonus e l’effetto sul mercato immobiliare
La maggior parte dei cantieri, circa 9 su 10, è stata avviata nel biennio 2021-2022 grazie al SuperBonus. La successiva rimodulazione e la fine degli incentivi hanno avuto effetti diretti sul mercato: nel 2024, secondo Anaepa Confartigianato, gli investimenti nel recupero abitativo sono calati del 22%.
“In un Paese in cui quasi il 70% degli edifici residenziali si trova ancora nelle classi energetiche meno efficienti (E, F e G), il lavoro realizzato tra 2020 e 2025 è stato significativo. Ma questo slancio non deve fermarsi”, sottolinea Alessandro Ponti, Presidente di Harley&Dikkinson. L’obiettivo resta il raggiungimento delle indicazioni europee: ridurre il consumo energetico degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, garantendo ambienti confortevoli e una vita più dignitosa alle famiglie.
Il salto di classe energetica
Dallo studio emerge un dato importante: le riqualificazioni hanno spostato gran parte del patrimonio immobiliare verso le classi più efficienti. Prima degli interventi, il 75,6% degli edifici era concentrato nelle classi più basse, con la F a rappresentare quasi un terzo del totale (30,2%) e le classi A1-A3 appena all’1,4%.
Dopo gli interventi, lo scenario è cambiato radicalmente: oltre il 60% degli edifici si trova in una delle sottocategorie della classe A, con il 22,6% in A4, la più performante, seguita dalle classi B (13,8%) e C (13,6%).
Risparmi concreti in bolletta
Gli interventi di riqualificazione non hanno solo effetti ambientali, ma anche economici. Per le famiglie, il risparmio può essere significativo: un appartamento riqualificato di 100 mq può ridurre la spesa energetica annua di oltre 1.100 euro, mentre per una villetta unifamiliare il risparmio può superare i 1.800 euro.
Questo dato è particolarmente rilevante considerando che quasi il 10% delle famiglie italiane vive in povertà energetica, cioè senza accesso ai servizi energetici essenziali, con un’incidenza sproporzionata dei costi sul reddito.
Interventi più richiesti
Gli interventi più comuni hanno riguardato sia gli interi edifici sia gli appartamenti singoli:
- Cappotto termico: oltre il 96% degli edifici
- Impianti fotovoltaici: installati nel 53% dei cantieri (senza accumulo 55%)
- Interventi antisismici: 48,3%
- Sostituzione infissi: 84,6% degli appartamenti
- Sostituzione caldaia: 72,4%
- Schermature solari: 41%
- Fotovoltaico individuale: 37,6%
Questi lavori non solo migliorano l’efficienza energetica, ma aumentano anche il valore e il comfort dell’immobile.
Distribuzione regionale: il Sud in testa
La distribuzione degli interventi mostra un forte divario territoriale:
- Mezzogiorno: 61,6% dei cantieri, con edifici che raggiungono le classi più performanti
- Nord Italia: 25% dei cantieri, con interventi orientati alle classi C e B
Tra le regioni più attive:
- Sicilia: 21% dei cantieri totali
- Campania: 14%
- Lombardia: 12%
- Calabria: 8%
- Lazio: 7%
- Abruzzo: 6%
- Emilia-Romagna: 5%
In termini di superficie riqualificata, Sicilia e Lombardia dominano con 529.745 mq e 501.324 mq, rispettivamente.
Miglioramenti medi di classe energetica
Le regioni con i salti di classe più alti sono:
- Sardegna: 5,6 classi
- Puglia: 5,4 classi
- Calabria: 5,2 classi
Le regioni con salti più contenuti:
- Friuli Venezia Giulia: 3,3 classi
- Toscana: 3,5 classi
- Lombardia: 3,6 classi.
Questo dato riflette anche le differenze tipologiche: le villette unifamiliari al Sud hanno maggiore facilità nel raggiungere le massime prestazioni, mentre i condomini del Nord raggiungono più spesso classi intermedie.
*Lo studio, basato sui dati di Harley&Dikkinson, società con oltre vent’anni di esperienza nel settore, ha analizzato un campione di 2.177 interventi che hanno garantito almeno un miglioramento di due classi energetiche, come certificato dagli Attestati di Prestazione Energetica (APE).


































