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Nei prossimi anni la popolazione urbana continuerà ad aumentare; nel 2030 potrebbe arrivare al 70% di quella totale del Pianeta. Eppure, in controtendenza con questa “corsa” verso le città, non sono rari i casi di chi – famiglie o singoli – intraprende il percorso inverso.
Vivere e lavorare nelle zone di campagna o montane, a contatto con la natura: il fenomeno neorurale aveva avuto origine in Francia a partire dagli anni ’70, in antitesi con la società industriale e i suoi schemi e vincoli rigidi.
Oggi queste scelte radicali, che rimangono comunque di nicchia, fanno tuttavia riflettere sulla possibilità di sperimentare attività e stili di vita tradizionali.
A spingere in questa direzione è, in molti casi, anche l’aspetto economico: ci si allontana dalla città per ridurre il budget quotidiano e cercare nuove fonti di reddito.
Il modello rurale, se ben gestito, può permettere di ridurre i costi degli alloggi e le spese di gestione, oltre che di autoprodurre e condividere dei beni.
A ciò si aggiunge la spinta verso una vita più sana, genuina e libera. Occorre però valutare bene le proprie effettive capacità e competenze, senza improvvisare; quelle che sembrano romantiche e idilliache sono spesso attività impegnative e a tempo pieno di cui occorre conoscere bene le basi.
2022 è l’anno in cui è partito il progetto della Scuola Giovani Pastori. La prima edizione si è svolta tra Piemonte e Lombardia, nella Valle Stura di Demonte, nel cuneese: 120 le ore di training erogate, 80 i partecipanti (età media 34,5 anni), 12 i docenti, 5 gli allevatori locali coinvolti. La seconda edizione ha avuto luogo in Sicilia, sui monti delle Madonie. Le successive hanno trovato nuove sedi nel Sud Italia.

Cambiare vita e lavorare nella natura: fare il pastore e l’allevatore oggi
Dalle Alpi alla Sicilia, le aree e i paesi montani si spopolano ma… c’è chi invece sceglie di ritornarvi o di trasferirsi ex novo per vivere e lavorare.
Così gli antichi mestieri, di pastore e allevatore, a torto ritenuti anacronistici, possono trasformarsi in risorsa inattesa, con un impatto sociale significativo sui territori coinvolti.
Non sono rare le storie di giovani e meno giovani che si lasciano alle spalle la vecchia occupazione in città per intraprendere questo percorso. Fondamentali a questo scopo, oltre alla passione, sono la conoscenza e la preparazione specifiche.
La scuola itinerante per pastori e casari
Giunge quest’anno alla terza edizione il progetto della Scuola Giovani Pastori, in collaborazione con il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e le economie agrarie (CREA), la Rete Rurale Nazionale e l’associazione Riabitare l’Italia.
Ogni anno è organizzato, in una zona montana diversa, un programma di formazione – pratica e teorica, in parte fruibile online – per allevatore o casaro, rivolto ai giovani che intendono trasferirsi e avviare un’attività.
Tra le materie ci sono la gestione dei pascoli, il controllo qualità, il sistema HACCP e sono previsti stage presso aziende sul territorio. scuolagiovanipastori.crea.gov.it
I sentieri della transumanza e il turismo slow d’autunno
La “migrazione” stagionale di mandrie e greggi sul territorio – andata e ritorno da valle ai pascoli in quota – è una pratica antichissima che ancora oggi, pur se in forma notevolmente ridotta, esiste e conserva il suo fascino.
Al punto che i sentieri della transumanza – iscritta ora anche nella Lista Rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco – sono diventati meta di turismo slow.
Nei Paesi mediterranei e, in Italia, nelle regioni alpine e appenniniche, dalle Dolomiti alla Valtellina, dalla Liguria al Gran Sasso, dalla Basilicata al Molise: la transumanza offre l’occasione per itinerari naturalistici e cammini di trekking, spesso in concomitanza con feste locali.
Il periodo migliore per vivere quest’esperienza è l’autunno, tra settembre e ottobre, quando inizia per i branchi la strada del ritorno, ma il clima è ancora mite e asciutto.
https://www.valtellina.it, https://www.basilicatanet.com, molisetrekking.com

Foto tratta dal sito scuolagiovanipastori.crea.gov.it

Come provare la vita in fattoria e vivere il turismo rurale
Per qualcuno rimane un “ideale bucolico”, ma c’è chi mette in pratica progetti rurali e li trasforma in attività continuative e sostenibili. Trovando anche il modo di farle conoscere e sperimentare ad altri che si sentono attratti o portati per la campagna o per la montagna.
Vacanza e lavoro in fattoria: l’esperienza WWOOF
Lo stile di vita rurale e l’attività agricola sono visti da molti cittadini come un sogno e una risorsa nascosta, magari un vero e proprio piano B.
Non c’è come provare per rendersi conto se la realtà può corrispondere alle aspettative, soprattutto per i giovani. La rete WWOOF (Worldwide Opportunities on Organic Farming) offre la possibilità, in Italia e all’estero, di conoscere e sperimentare la quotidianità di una fattoria biologica.
Il programma si basa su un sistema di ospitalità rurale per soggiorni lunghi o brevi presso gli host che partecipano al progetto.
È così possibile apprendere tecniche agricole sostenibili lavorando mezza giornata come aiutanti nello svolgimento di alcune mansioni.
In cambio, alloggio e pasti sono compresi nel programma: può cogliere quest’opportunità sia chi opta per una vacanza alternativa sia coloro che vogliono mettersi alla prova per scegliere la campagna in via definitiva. wwoof.it

Itinerari autunnali tra ulivi, frantoi e oleoturismo
Ci sono tante opportunità per programmare un itinerario slow nella natura in questa stagione, spesso con “risvolti gastronomici“.
In Italia e non solo, un classico sono i percorsi e i trekking enologici; ma negli ultimi anni si sta diffondendo sempre più anche l’oleoturismo.
Nelle diverse zone di produzione – dalla Toscana all’Umbria, dalla Puglia alla Calabria – enti locali, associazioni e piccole imprese organizzano iniziative per coinvolgere i visitatori nel mondo dell’olio EVO, alimento base della dieta mediterranea.
Tra le proposte ci sono i soggiorni in agriturismo per partecipare alla raccolta delle olive in autunno, e in contemporanea le visite guidate ai frantoi per conoscere i segreti della spremitura, e ancora attività pratiche, degustazioni, cene a tema, corsi e laboratori, passeggiate negli uliveti.
Sul portale https://www.turismodellolio.com si possono trovare soluzioni per ogni esigenza, dalle escursioni in famiglia alle offerte semi professionali per appassionati e intenditori.
La testimonianza dall’alpeggio
Abbiamo parlato con Davide Codazzi che – a Buglio in Monte (SO), in Valtellina – ha fatto la scelta di dedicarsi a tempo pieno all’allevamento in alpeggio e alla produzione casearia di formaggi e specialità locali.
La sua scelta nasce da una tradizione di famiglia?
Sì, già mio nonno portava mucche e capre al pascolo, d’estate, non solo le sue ma anche quelle affidategli da altri proprietari. In seguito mio padre ha investito in quest’attività e io l’ho seguito, portando le mie idee e innovazioni. Avere un alpeggio avviato certo aiuta, perché partire da zero è difficile. Oggi molti giovani sono interessati al mestiere di allevatore e casaro, ma sono tanti gli aspetti da valutare in anticipo.
Quali difficoltà si incontrano?
Le bestie hanno bisogno di essere accudite e controllate 365 giorni l’anno, soprattutto d’estate, ma anche d’inverno. Sveglia presto, ci si dedica alla mungitura, alla produzione di formaggi: una vera e propria scelta di vita. Inoltre è un lavoro “povero”, basti pensare che il latte è pagato in media 50 centesimi al litro! La salute e la cura degli animali sono fondamentali, solo così si potrà avere un buon prodotto competitivo premiato con entrate un po’ più alte, affinché l’alpeggio sia sostenibile.
Consigli a chi sogna di intraprendere questa strada?
Occorre molta passione, è più di un mestiere. Sicuramente non si può partire da soli, bisogna formare un’equipe per coprire eventuali assenze e dividersi i compiti. Prima di pensarci seriamente si dovrebbe fare esperienza temporanea presso un alpeggio, per capire se si è portati. A noi è capitato spesso di avere degli aiutanti, in particolare nel periodo estivo, ma nella maggior parte dei casi non hanno poi proseguito, pur conservando un bel ricordo. Per avvicinare gli interessati, organizziamo anche giornate didattiche per principianti durante le quali si prova un po’ di tutto, dalla mungitura alla tecnica di preparazione di un formaggio semplice come la ricotta.

L’alpeggio online e i canali social
Si chiama “Moda Vegia“, la pagina Instagram con oltre 280.000 followers dove Davide Codazzi racconta ogni giorno la vita di montagna e le sue attività, facendole vivere in diretta. Mentre sul sito https://www.modavegia.com è possibile acquistare i tradizionali prodotti del suo alpeggio.






































