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Dalla richiesta “Nonno, raccontami la tua storia” nasce l’idea alla base del docufilm “Valter Scavolini – La vita come grande impresa”, diretto da Mattia Zanca, prodotto da 7Verticale e con sceneggiatura di Luca Masia e Mattia Zanca.
Il film-documentario, ispirato alla biografia Valter Scavolini. La vita come grande impresa scritta da Luca Masia, non parla solo del cammino personale e imprenditoriale del Presidente di Scavolini, ma anche del rapporto tra memoria e identità, del dialogo tra generazioni e di quella Italia del dopoguerra in cui uomini partiti spesso da realtà agricole e artigianali contribuirono alla costruzione dell’imprenditoria italiana contemporanea.
Il docufilm è stato presentato in anteprima al Cinema Adriano di Roma nel corso di una serata condotta da Antonio James Mascoli, content creator e divulgatore specializzato in cinema, che ha visto la presenza di Valter Scavolini, del regista, della produzione e di numerosi ospiti del mondo delle istituzioni, dell’impresa e dello spettacolo.
Il 13 giugno sarà inoltre proiettato al Teatro Cinema Sperimentale, nell’ambito della 62° edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema – Pesaro Film Festival e successivamente sarà oggetto di una programmazione selezionata nelle sale cinematografiche delle principali città italiane. Il docufilm è stato realizzato con il sostegno di BCC Banca di Pesaro e con il patrocinio di Regione Marche, Fondazione Marche Cultura, Marche Film Commission e Comune di Pesaro.
“Abbiamo voluto realizzare un’opera che non fosse semplicemente il racconto di un grande imprenditore, ma la storia di un uomo capace di trasformare valori come famiglia, lavoro, territorio e visione in un’eredità collettiva – dichiarano i produttori Giovanni Altieri e Costantino Margiotta – “Valter Scavolini – La vita come grande impresa” è un progetto che mette insieme memoria, cultura industriale e linguaggio cinematografico, restituendo al pubblico una storia profondamente italiana ma dal respiro universale”.
Non solo un racconto biografico
Il docufilm nasce da un’idea di Mattia Zanca, nipote di Valter Scavolini, e dal suo desiderio di conoscere davvero la storia del nonno: dopo la lettura della sua biografia, scritta da Luca Masia, avvia così un percorso personale e creativo che non solo apre una porta sulla vita privata e familiare dell’imprenditore con ricordi, emozioni e aneddoti, ma racconta anche la nascita e l’affermazione del marchio da lui creato.
“Mio nonno è per me un esempio di visione, determinazione e umanità: un uomo capace di costruire un’impresa senza mai perdere il legame con le persone e con i propri valori – commenta Mattia Zanca – Durante le riprese ho cercato di restituire, con sincerità e sensibilità, il ritratto dell’uomo oltre l’imprenditore, realizzando un omaggio nato da grande stima e affetto. È stato un viaggio intenso anche sul piano personale, reso possibile grazie al sostegno della mia famiglia e dei miei zii, che hanno creduto fin dall’inizio in questo progetto, accompagnandomi in ogni fase del percorso. Senza il loro supporto, questo film non avrebbe avuto la stessa forza e lo stesso significato”.

Backstage, Mattia Zanca e Valter Scavolini sul set
Dalle radici ai giorni nostri
Il docufilm ripercorre gli anni della giovinezza di Valter, tra lavoro nei campi e spirito di sacrificio, fino alla creazione del suo marchio. Tra le scelte decisive per il brand spicca l’intuizione di affidare a Raffaella Carrà il ruolo di testimonial nel 1984: una svolta che trasformò il marchio in un’icona dello stile italiano e nella “cucina più amata dagli italiani”. Dal 1987 al 2004 il volto di Scavolini diventa poi quello della giovane Lorella Cuccarini.
“Vedere la mia storia raccontata da mio nipote è qualcosa che mi emoziona profondamente – commenta Valter Scavolini – Quando Mattia mi ha parlato di questo progetto ho capito subito che non sarebbe stato soltanto un film sulla mia vita e sul mio percorso imprenditoriale, ma un racconto di famiglia, di valori e di memoria. Mi ha colpito la sensibilità con cui ha raccontato ciò che ho vissuto. Nella mia vita ho sempre creduto che, con passione, impegno e determinazione, anche i sogni più grandi possano diventare realtà. Sapere che questo messaggio possa arrivare alle nuove generazioni, attraverso lo sguardo di mio nipote, è per me il regalo più bello”.
Spazio a collaborazioni e testimonianze
Nel docufilm trovano spazio anche le collaborazioni pubblicitarie che hanno accompagnato l’evoluzione del marchio, da Carlo Cracco all’attuale testimonial Laura Pausini, oltre alle immagini della serata celebrativa per i 50 anni dell’azienda, condotta da Francesco Facchinetti. Viene inoltre messo in evidenza il legame profondo con il territorio e con il mondo dello sport, prima con la pallacanestro maschile, poi con la pallavolo femminile.
Accanto ai racconti di Valter Scavolini, il docufilm porta sullo schermo testimonianze come quelle di Lorella Cuccarini, testimonial del marchio per 17 anni, di Renzo Rosso, fondatore di Diesel, e di Sergio Scariolo, cresciuto nella realtà Scavolini Basket prima della carriera internazionale.
Rilevante anche la presenza di Francesco Badei, undicenne pesarese alla sua prima esperienza cinematografica, la cui figura è sospesa tra memoria e contemporaneità: può essere Valter da giovane, il nipote che immagina il nonno o, più universalmente, una nuova generazione che cerca di comprendere quella precedente.
Lo sguardo cinematografico di Mattia Zanca
Lo stile essenziale, elegante e privo di retorica di Mattia Zanca restituisce tutta la forza emotiva della storia. Prima ancora della scrittura cinematografica, il progetto prende forma attraverso un lungo lavoro di ricerca archivistica: fotografie, pellicole, documenti e video d’epoca provenienti da archivi aziendali e raccolte private sono diventati parte integrante della struttura del film, dipingendo il ritratto di un imprenditore che ha attraversato decenni di storia economica e culturale del Paese.
Fondamentale anche il ruolo produttivo di 7Verticale, che ha creduto nell’originalità del progetto e del suo giovane autore e lo ha sostenuto nella realizzazione di un’opera autonoma e credibile.
La fotografia curata da Marco Ferri accompagna lo spettatore tra memoria privata e storia collettiva, mentre le musiche originali di Paolo Lucchesini amplificano l’aspetto emozionale del racconto.





































