Raccolta differenziata: come farla correttamente

La raccolta differenziata è un gesto quotidiano da fare per preservare l'ambiente dall'inquinamento e permettere il riciclo virtuoso dei materiali: quali sono le norme in materia e come farla correttamente senza incorrere in errori.

A cura di Vinci Formica
Pubblicato il 08/01/2018Aggiornato il 23/06/2026
Raccolta differenziata: come farla correttamente

La raccolta differenziata è molto importante per la salvaguardia dell’ambiente e della natura, perché riduce la dispersione della porzione indifferenziata e quindi l’inquinamento ambientale e perché, grazie alla suddivisione dei diversi materiali, permette il loro riciclo e la trasformazione in nuovi oggetti, senza sprechi e senza consumo di ulteriori risorse.

A monte di questo processo, è necessario che tutti, nella quotidianità, facciano attenzione a come e dove buttano i rifiuti domestici e alla loro suddivisione, per permetterne il corretto smaltimento.

Se in alcuni casi il conferimento in un bidone piuttosto che in un altro è abbastanza facile e intuitivo, in altri casi invece possono sorgere dubbi, come nel caso di oggetti composti da più parti e da più materiali o come nel caso di oggetti che si gettano di rado.

Le attuali norme nazionali relative alla raccolta differenziata tengono conto dell’impatto ambientale e della protezione delle risorse naturali, ma soprattutto regolano la gestione dei rifiuti, che poi è affidata materialmente ai Comuni, i quali organizzano la raccolta e lo smaltimento e hanno il potere di sanzionare chi contravviene alle prescrizioni in materia.

I riferimenti normativi per la raccolta differenziata

Il principale punto di riferimento normativo in Italia è costituito dal Decreto Legislativo 152 del 2006, cosiddetto Codice dell’Ambiente.

Tale legge sostituisce il primo provvedimento italiano in materia di rifiuti, ossia il Decreto Legislativo 22/1997, cosiddetto Decreto Ronchi, che introdusse ormai quasi trent’anni fa una normativa sui rifiuti in Italia, parlando di suddivisione dei materiali, riciclo, recupero, affidando agli Enti locali il compito di organizzare il servizio, fissando degli obiettivi minimi obbligatori da raggiungere e di fatto superando definitivamente la prassi dello smaltimento in discarica a favore dell’economia circolare.

Il Codice dell’Ambiente, che ha come finalità la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali come presupposto del miglioramento della qualità della vita dei cittadini, approfondisce diversi aspetti, quali la valutazione dell’impatto ambientale, la tutela delle risorse idriche e dell’aria, la bonifica dei territori inquinati, le sanzioni per reati ambientali, la gestione dei rifiuti pericolosi e degli imballaggi.

Fissa inoltre le fasi della gestione dei rifiuti, ossia raccolta, trasporto, cernita, recupero e smaltimento.

Il D.Lgs. 152/2006 negli anni successivi è stato più volte aggiornato fino a oggi, anche recependo ulteriori direttive europee, in relazione a singole e specifiche problematiche, come per esempio la limitazione delle emissioni in atmosfera, la realizzazione di progetti alimentati da energia rinnovabile, la promozione dell’economia circolare, l’introduzione di sanzioni penali per l’abbandono di rifiuti.

Quali sono i compiti degli Enti Locali in materia di raccolta rifiuti

Il Codice dell’Ambiente attribuisce in modo preciso competenze e funzioni agli Enti locali.

Le Province e le Città Metropolitane hanno compiti di pianificazione, autorizzazione, controllo e monitoraggio e devono pertanto individuare le aree idonee per gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, rilasciare le relative autorizzazioni e controllare le attività delle imprese incaricate della gestione dei rifiuti.

I Comuni hanno il compito di gestire il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani e di redigere appositi regolamenti contenenti le indicazioni precise per la raccolta e la suddivisione che i cittadini dovranno applicare.

I Comuni decidono anche quali sono le sanzioni per l’errato conferimento dei rifiuti: le multe amministrative variano quindi da città a città e puniscono la mancata differenziazione o il conferimento nel cassonetto sbagliato.

Raccolta dell’umido: solo ciò che è biodegradabile

Il sacchetto della frazione umida serve a raccogliere tutti quei rifiuti che sono biodegradabili e compostabili, come avanzi alimentari, materiali naturali e materiali realizzati per essere biodegradabili.

Nell’umido si possono buttare:

scarti di cibo, sia crudo sia cotto, compresi bucce, lische, ossi, gusci d’uovo;

cibi scaduti (ovviamente senza le confezioni);

– fondi di caffè, filtri di tè, camomilla, tisane;

fiori recisi e foglie;

tovaglioli, fazzoletti e carta da cucina in carta sporchi di cibo;

stuzzicadenti e bastoncini in legno;

– sacchetti, contenitori e stoviglie in bioplastica compostabili.

Non bisogna buttare nell’umido l’olio da cucina, non solo perché potrebbe fuoriuscire o creare cattivi odori, ma anche perché è un alimento che va conferito in appositi contenitori posti nelle isole ecologiche (alcuni grandi supermercati consentono di conferirvi il proprio).

Non vanno buttati nell’umido nemmeno salviette profumate, pannolini, assorbenti, mozziconi di sigaretta, cotton fioc, che vanno invece nell’indifferenziata.

Carta e cartone: attenzione a non sbagliare

Nel bidone della carta vanno messi tutti gli oggetti di questo materiale, ossia:

– fogli, quaderni, block notes;

cartoncino;

scatole di cartone;

giornali, riviste e libri;

volantini pubblicitari, depliant e fotocopie;

cartone interno dei rotoli terminati di carta da cucina e carta igienica;

tetrapack, come contenitori di latte, bevande e succhi di frutta;

confezioni di carta e cartone di zucchero, farina, pasta;

sacchetti di carta per il pane;

cartone della pizza e vassoio dei pasticcini solo se puliti, mentre se presentano residui di cibo vanno nella raccolta indifferenziata.

Cosa non va invece nel cassonetto della carta?

Tra i più comuni errori da evitare sono da non mettere nella carta e da gettare nell’indifferenziata:

– gli scontrini;

– la carta sporca di cibo, come carta da cucina e tovaglioli unti;

– la carta da forno e la carta di salumi e formaggi.

Plastica: solo gli imballaggi

Nel bidone destinato alla plastica vanno conferiti solo gli imballaggi in plastica, ossia:

bottiglie di acqua e bevande, compresi i tappi se di plastica;

sacchetti;

vaschette per alimenti;

flaconi e contenitori di cosmetici, alimenti, detersivi;

blister vuoti delle medicine.

Non devono essere gettati con la plastica invece:

posate, piatti e bicchieri usa e getta, che vanno buttati nella raccolta indifferenziata (a meno che non siano compostabili ma in tal caso vanno nell’umido);

penne e pennarelli;

giocattoli;

rasoi e spazzolini;

accessori per capelli, come pettini, spazzole, forcine, elastici;

polistirolo.

Vetro e metallo: cosa non buttare nel bidone

Nel cassonetto destinato a vetro e metallo possono essere buttati:

bottiglie di vetro di acqua, vino, birra;

vasetti e barattoli in vetro di sugo, conserve, marmellate;

flaconi in vetro di profumi e cosmetici;

carta stagnola se pulita, mentre se è sporca e unta va nella raccolta indifferenziata;

lattine in metallo di birra e bibite;

scatolette di tonno, pelati, cibo per animali;

tappi in metallo;

bombolette spray se vuote;

tubetti di creme cosmetiche o di alimenti.

E invece cosa non mettere nel bidone destinato al metallo e al vetro?

Da evitare assolutamente:

bicchieri;

– oggetti in vetroceramica per la cottura e la conservazione degli alimenti

lampadine;

specchi;

– oggetti di cristallo;

oggetti metallici che non sono imballaggi, come appendiabiti o posate.

RAEE: elettrodomestici, lampadine e parti elettriche

La sigla RAEE significa Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche e indica appunto tutti quegli oggetti e materiali di natura elettrica o con componenti elettroniche.

Questi non possono mai essere buttati nei cassonetti insieme agli altri rifiuti perché contengono sostanze pericolose, ma vanno obbligatoriamente conferiti nelle isole ecologiche del proprio Comune e, se presenti, possono essere gettati in appositi spazi allestiti in alcuni negozi di elettronica.

I RAEE da non buttare nella normale raccolta domestica e da portare all’isola ecologica sono:

grandi elettrodomestici, lavatrici, frigoriferi, congelatori, lavastoviglie, forni, condizionatori, aspirapolveri (possono essere smaltiti anche tramite il servizio di ritiro degli oggetti ingombranti a domicilio messo a disposizione dal Comune di residenza);

piccoli elettrodomestici, quali frullatori, phon, rasoi elettrici, ferri da stiro;

televisori, computer, monitor, stampanti, tablet, smartphone;

– tutti i tipi di lampadine, a incandescenza, a LED, a risparmio energetico o al neon;

cavi elettrici, prolunghe, caricabatterie;

giocattoli elettrici.

Farmaci e pile: non buttarli mai nei rifiuti domestici

Di uso molto comune, entrambi non sono normali rifiuti per via dei loro componenti.

I farmaci scaduti vanno gettati negli appositi contenitori, di colore bianco, presenti presso tutte le farmacie.

Le pile esaurite devono essere buttate in contenitori dislocati in genere nei negozi di elettronica e nei supermercati.

Dove buttare i tessuti?

Dall’inizio del 2025 l’Unione Europea si è dotata di una normativa relativa ai rifiuti tessili, introducendone la raccolta differenziata per permetterne il riciclo.

Anche se per il momento non tutti i Comuni hanno dislocato sul proprio territorio dei cassonetti appositi, in alcune città sono già presenti e sono dei contenitori di colore giallo.

Sono destinati a tutti i tipi di stoffe, che provengono da privati, hotel, negozi e che vengono gettati perché usurati, rotti, rovinati.

In questi cassonetti possono essere gettati stoffe di cotone, spugna, microfibra, lino, tessuti sintetici, lana, come:

asciugamani e accappatoi;

lenzuola, federe, copripiumini;

– tovaglie, tovaglioli, strofinacci;

abiti.

Nel caso in cui nel proprio Comune non esistano ancora i contenitori per abiti e biancheria, questi vanno buttati nella raccolta indifferenziata.

Come sta andando la raccolta differenziata in Italia?

In Italia la raccolta differenziata va abbastanza bene, dal momento che ha raggiunto il 67,7% a livello nazionale, secondo i dati del Rapporto ISPRA 2025, superando così l’obiettivo di legge fissato al 65%.

Qualche differenza territoriale sussiste, poiché non tutte le parti d’Italia aderiscono allo stesso modo a questo obbligo: mentre al Nord la raccolta differenziata è al 74,2%, al Centro è al 63,2% e al Sud e Isole al 60,2%.

Le Regioni più virtuose sono l’Emilia Romagna e il Veneto, entrambe quasi all’80%, il Trentino Alto Adige, la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia, ma anche Sardegna e Marche.

La parte più consistente è costituita dalla frazione organica, all’incirca il 40%, seguita da carta, vetro e plastica.

Per quanto riguarda il riciclo dei materiali raccolti, l’Italia si attesta al 52,3%, dato che, sebbene in crescita rispetto agli anni passati, è inferiore all’obiettivo fissato dalle norme europee al 55%.

Iscriviti alla nostra newsletter

Riceverai una volta alla settimana una mail con i più significativi articoli del nostro sito divisi per categoria. Riempi il form col tuo indirizzo mail e sarai automaticamente iscritto alla newsletter.
Come valuti questo articolo?
12345
Valutazione: 5 / 5, basato su 2 voti.
Avvicina il cursore alla stella corrispondente al punteggio che vuoi attribuire; quando le vedrai tutte evidenziate, clicca!
A Cose di Casa interessa la tua opinione!
Scrivi una mail a info@cosedicasa.com per dirci quali argomenti ti interessano di più o compila il form!