Prezzi legno in ascesa? Dal bosco la soluzione più naturale

Aumento vertiginoso dei prezzi del legno? Secondo Assolegno la soluzione arriva da una migliore gestione e valorizzazione del patrimonio boschivo nazionale. È necessario attivare filiere corte utilizzando maggiormente il patrimonio forestale italiano e concentrarsi soprattutto sull’aumento della produttività, sulla gestione sostenibile e sulle certificazioni forestali.
Stefania Lobosco
A cura di Stefania Lobosco
Pubblicato il 29/06/2021 Aggiornato il 29/06/2021
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Il bosco stesso e una migliore gestione programmata del suo patrimonio sembrano essere la soluzione più naturale al caro prezzi del legno; questo quanto emerge dai dati raccolti da Assolegno – Associazione Nazionale delle Industrie di Prima Lavorazione e Costruttori in Legno. Il legname da opera è infatti aumentato di circa il 60-70% rispetto alle contrattazioni commerciali di settembre 2020 e negli ultimi 70 anni la superficie forestale italiana è triplicata, passando da 5.6 milioni di ettari (1956) a 11.1 (2015), occupando in termini percentuali il 38% della superficie nazionale. Anche le aziende produttrici e le aziende di arredo lamentano un rincaro dei prezzi vertiginoso, che influisce negativamente sull’intera filiera.

Oggi il settore forestale, in termini di valore aggiunto, porta solo lo 0.08% all’economia nazionale. Ecco perché è necessario affrontare in maniera costruttiva e propositiva il caro prezzi e per mitigare l’instabilità di mercato, la ricetta migliore sta proprio nella valorizzazione del bosco nazionale; questo quanto dichiarato da Angelo Luigi Marchetti, presidente di Assolegno di FederlegnoArredo. “Non dimentichiamoci – ha aggiunto Marchetti – che i boschi italiani oltre a rappresentare il serbatoio naturale di fissazione dell’anidride carbonica e a contenere gli effetti negativi del cambiamento climatico, rappresentano anche un importante driver di sviluppo socio-economico delle aree marginali, rurali e di montagna del nostro Paese.

Oggetto di interesse da parte degli stakeholders del settore deve essere sicuramente una migliore gestione e valorizzazione delle risorse boschive locali. Pubblico e privato devono interagire al fine di dimezzare le importazioni di legname; dal secondo dopoguerra ad oggi arriva dall’estero circa l’80% del fabbisogno di elementi strutturali in legno e l’Italia è quinta al mondo per importazione di segati di latifoglie e settima per importazione di segati di conifere. Punti sui quali è indubbiamente necessario lavorare e mirare alla creazione di un cluster nazionale che abbia l’obiettivo di valorizzare i nostri boschi e dirottare sui territori prealpini e appeninici circa 600 milioni di euro di interventi privati che, a loro volta, genererebbero economie di scala, creando posti di lavoro e salvaguardando il bosco, a vantaggio di aziende e territorio. Un meccanismo virtuoso che per Assolegno è una priorità.

Anche Alessandro Calcaterra, presidente di Fedecomlegno di FederlegnoArredo – l’Associazione Nazionale degli importatori, commercianti ed agenti di materia prima legno – a cui come Vice Presidente è stata conferita la delega alle Foreste e Certificazioni Forestali, è del parere che questi drastici aumenti sui prezzi delle materie prime forestali destinate al mercato delle costruzioni, principalmente dovuti a una riduzione della capacità produttiva a seguito della pandemia, sono destinati a permanere almeno fino all’autunno-inverno 2021. Inoltre, la percezione è che una parte degli aumenti rispetto ai prezzi pre-Covid sia destinata a permanere come incremento strutturale. Di fronte a questo shock la filiera LegnoArredo deve compattarsi e trovare al suo interno sinergie e nuove strategie innovative di collaborazione. Anche la soluzione di attivare filiere corte utilizzando maggiormente il patrimonio forestale italiano è un obiettivo certamente da coltivare, concentrandosi soprattutto sull’aumento della produttività, sulla gestione sostenibile e sulle certificazioni forestali.