Microplastiche e PFAS nell’acqua: rischi, normative e come proteggersi

Dai residui plastici di dimensioni infinitesimali alle molecole chimiche, ogni giorno conviviamo con sostanze potenzialmente nocive integrate negli ecosistemi. La svolta sostenibile passa attraverso un approccio più consapevole al consumo, nuovi obblighi normativi e sistemi di filtraggio domestico.

Silvia Scognamiglio
A cura di Silvia Scognamiglio, Monica Mattiacci
Pubblicato il 03/09/2026Aggiornato il 03/09/2026
Inquinamento invisibile

Dai residui plastici di dimensioni infinitesimali alle molecole chimiche di diverse origini, ogni giorno conviviamo con sostanze potenzialmente nocive spesso ormai integrate nell’ecosistema. La svolta sostenibile passa attraverso un approccio più consapevole al consumo, nuovi obblighi normativi e divieti mirati.

Terrestre o acquatico, l’inquinamento ambientale assume diverse declinazioni. Può essere costituito da rifiuti solidi o liquidi o da altri elementi contaminanti ben visibili; oppure da particelle e sostanze invisibili a occhio nudo, in grado tuttavia di provocare danni ancora più gravi, specie a lungo termine.

Il riferimento è in particolare alle microplastiche e frammenti di altra origine che in molti casi vengono aggiunti alla composizione di prodotti industriali – dal make up alle fibre tessili, solo per fare due esempi – con l’obiettivo di migliorarne le proprietà, le performance, la resistenza e la durata.

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Culligan Purity

Come salvaguardare l’ambiente dall’inquinamento invisibile

Ma microplastiche e molecole chimiche, quali i PFAS, rilasciate nell’ambiente e nelle acque, possono portare gravi conseguenze all’ecosistema e alla salute degli animali e dell’uomo.

La concentrazione massiccia di microplastiche deriva inoltre dalla disgregazione di rifiuti plastici di grandi dimensioni che con il tempo si decompongono in particelle. Una strada percorribile per arginare l’entità del problema è quella del riciclo per evitare la dispersione nell’ambiente.

Da solo però non basta; è utile una maggiore consapevolezza circa la composizione dei prodotti d’uso comune per evitare quelli non più sostenibili. La questione è però più complessa, implica un cambio di prospettiva nei vari settori dell’industria e nelle formulazioni stesse. Incentivare tale tendenza, anche con modifiche normative fa parte delle strategie green UE per limitare l’inquinamento “invisibile”.

Inquinamento invisibile

Le nuove normative europee sui divieti di microplastiche

La limitazione progressiva di microplastiche e sostanze inquinanti nella composizione di prodotti tessili, edilizi, cosmetici, detergenti è al centro delle politiche ambientali dell’Unione europea.

Dal 17 ottobre 2023 (con rettifica del 6 giugno 2025), il Regolamento UE 2023/2055 vieta nei prodotti sul mercato europeo le microparticelle di alcuni polimeri sintetici aggiunte intenzionalmente alle miscele. Il divieto sarà progressivo con tappe transitorie e applicazione, a seconda dei settori, tra il 2027 e il 2035.

Tra i prodotti coinvolti nelle disposizioni comunitarie sulle microplastiche ci sono scrub e cosmetici, granuli per erba sintetica, glitter per make up e brillantini. L’obiettivo è limitare la dispersione di microplastiche nell’ambiente di almeno il 30% entro il 2030.

Inquinanti ambientali: origine e rischi di microplastiche e PFAS

Tipologie e diffusione delle microplastiche primarie e secondarie

La diffusione di oggetti e imballaggi in plastica su larga scala ha determinato, nel corso dei decenni, un incremento massiccio di residui e rifiuti in questi materiali sul Pianeta e nei mari. Questi scarti sono classificati in base alle dimensioni: le macroplastiche (>25 mm), le mesoplastiche (<25 mm), le microplastiche (<5 mm), le nanoplastiche (<1 mm).

Particolarmente diffuse e insidiose per l’ambiente e per l’uomo sono le ultime due. Le microplastiche si dividono nelle tipologie primarie e secondarie.

Le prime sono prodotte in origine dall’industria come particelle di misure infinitesimali da utilizzare come componenti di cosmetici, tessuti sintetici e altro; le altre derivano invece dalla progressiva frammentazione di prodotti di consumo in plastica (come le bottiglie) dispersi nell’ambiente e degradati dall’acqua, dal sole e dagli agenti atmosferici. In entrambi i casi, le particelle rimangono in circolazione e rischiano di essere ingerite o inalate, e di entrare nella catena alimentare.

Microplastiche

Cosa sono i PFAS e quali sono gli effetti sulla salute umana

L’acronimo di PerFluorinated Alkylated Substances indica sostanze chimiche perfluoroalchiliche molto utilizzate in varie produzioni industriali, dal tessile alla cartiera.

I PFAS sono ideali per ottenere materiali resistenti, come tessuti impermeabili o rivestimenti per pentole antiaderenti. Le molecole di PFAS sono idrofobiche e oleofobiche, cioè resistenti sia all’acqua che ai grassi.

Il gruppo comprende oltre 5000 singole sostanze; solo per alcune di queste si conoscono gli impatti su salute e ambiente. In particolare il PFOA è stato identificato come cancerogeno e i PFOS come potenzialmente cancerogeni. Il D.Lgs 18/2023 (aggiornato e integrato dal D.Lgs 102/2025) – riferimento legislativo nazionale per le acque destinate al consumo umano – prevede anche nello specifico parametri da rispettare per i PFAS.

La tecnologia più utilizzata fino a oggi dai gestori per rimuoverli dall’acqua si basa sull’assorbimento con carboni attivi, efficaci per la maggior parte dei composti.

Microplastiche e PFAS nell’acqua potabile: i sistemi di filtraggio

Anche in quella potabile si nascondono sostanze “estranee”: gli italiani sono più sensibili riguardo la qualità e la sicurezza di ciò che bevono e considerano il filtraggio una garanzia in più.

Microplastiche e PFAS sono presenti anche nell’atmosfera e nell’acqua che beviamo: dalle acque superficiali in cui vengono rilasciate tramite le attività antropiche, tali sostanze possono raggiungere la falda. La normativa europea sulla qualità delle acque potabili destinate al consumo umano (Direttiva UE 2020/2184 e successive rettifiche) prende in considerazione tra l’altro la presenza delle microplastiche e dei danni che possono causare all’ambiente, agli animali e all’uomo; è affrontato inoltre l’aspetto della prevenzione e delle soluzioni per ridurne la concentrazione nell’acqua, ma non esistono ancora in proposito standard univoci da rispettare. Gli utenti sono comunque sempre più consapevoli del problema che si traduce nell’urgenza pratica di ridurre il consumo di plastica così da prevenire la produzione di microplastiche secondarie derivanti dal suo degrado. Secondo una ricerca commissionata da Culligan, azienda produttrice di trattamenti per l’acqua potabile, per il consumo fuori casa borracce e bottiglie riutilizzabili rientrano sempre più nelle abitudini quotidiane degli utenti; in aumento anche la diffusione di sistemi di filtraggio domestico per trattenere impurità, microorganismi e altri contaminanti.

Sistema di trattamento dell'acqua potabile
Culligan Purity

Sistema di trattamento dell’acqua potabile Culligan Purity. In base alla ricerca Ipsos Doxa realizzata nei mesi scorsi per conto di Culligan (azienda produttrice di trattamenti per l’acqua potabile), il 76% degli italiani si dichiara preoccupato per la qualità e la sicurezza dell’acqua che beve. Sono temuti soprattutto il calcare, l’impatto ambientale delle bottiglie di plastica, la presenza di microplastiche (entrambi al 18%). Un italiano su 7 cita inoltre contaminanti chimici, virus e batteri. Il 79% beve acqua in bottiglia (il 75% in bottiglie di plastica). Il 25% degli intervistati filtra l’acqua in casa. https://www.culligan.it

Trattamento dell’acqua e inquinanti: l’intervista all’esperto

Abbiamo parlato con Giorgio Temporelli, esperto in normativa e tecnologie per il trattamento delle acque e consulente Culligan.

Il calcare nell’acqua è dannoso per la salute?
No, sfatiamo questo mito. Il calcare non è dannoso per la salute delle persone, ma lo è in generale per gli impianti a contatto con l’acqua; occorre distinguere il significato tecnologico da quello sanitario per quanto riguarda il parametro “durezza”. Quest’ultimo è determinato dalla presenza nel liquido di sali di calcio e magnesio, in particolare dei carbonati che caratterizzano la durezza temporanea, quella responsabile delle incrostazioni calcaree, sulla quale occorre intervenire in caso di elevate concentrazioni. A seconda dell’origine, le acque possono presentare durezze diverse e differenti valori incrostanti.

Perché microplastiche e PFAS vengono definiti “inquinanti eterni”?
In entrambi i casi si tratta di sostanze inquinanti emergenti dannose, per alcune delle quali ancora non si conosce l’impatto sulla salute umana e sull’ambiente. Nei PFAS, il forte legame tra fluoro e carbonio rende queste molecole assai resistenti al degrado: rimangono quindi in circolazione molto a lungo; inoltre non vengono metabolizzate dall’uomo che le accumula nell’organismo. Anche i materiali plastici – che si sono diffusi esponenzialmente soprattutto a partire dagli anni ’60 (ma la produzione è iniziata molto prima) – sono praticamente indistruttibili e vengono considerati quindi un “inquinante eterno” a causa dell’elevata persistenza ambientale. Così, la dispersione dei materiali plastici e dei loro residui – frammentati in particelle infinitesimali – è ormai estesa a tutti gli ecosistemi naturali e antropizzati, interessando in ultimo anche gli esseri viventi. Numerosi studi indicano la presenza di microplastiche in differenti tipi di alimenti. Lo studio Human Consumption of Microplastics – Environmental Science & Technology (2019) ha sintetizzato i dati di 26 diversi studi, arrivando alle stime di 39.000-52.000 particelle ingerite annualmente attraverso la dieta (e fino a 74.000-121.000 se si includono acqua e inalazione).

Come possiamo evitare di ingerire queste particelle insieme all’acqua? I sistemi di trattamento possono essere d’aiuto?
I sistemi di trattamento dell’acqua del rubinetto svolgono un ruolo importante nel miglioramento dei parametri organolettici, il principale criterio di valutazione della qualità per il consumatore; tali parametri possono subire alterazioni
a seguito dei trattamenti di potabilizzazione (es. cloro), ma anche nel passaggio attraverso la rete idrica dell’edificio. Inoltre, impiegando elementi filtranti mirati si possono rimuovere eventuali sostanze indesiderabili, come le microplastiche e PFAS. Per il mantenimento in efficienza e sicurezza dell’impianto di trattamento dell’acqua, la manutenzione (ordinaria e straordinaria) è fondamentale.

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