Rigenerazione e restauro degli impianti sportivi: tra sostenibilità, storia e futuro

Dall'eredità delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 al restauro dei grandi complessi storici: come la rigenerazione urbana sta trasformando stadi, piscine e circoli in strutture moderne, sicure ed eco-sostenibili.

Silvia Scognamiglio
A cura di Silvia Scognamiglio, Monica Mattiacci
Pubblicato il 27/08/2026Aggiornato il 27/08/2026
Piscina Cozzi, murale Be Water

Dalle metropoli alle piccole realtà locali, gli impianti sportivi fanno parte del tessuto urbano e sono un servizio essenziale per il benessere dei cittadini. Nuove esigenze e necessità di adeguamenti strutturali guidano progetti di rigenerazione e di restauro conservativo.

  • Vista dall'alto dell'impianto sportivo del Foro Italico a Roma.
  • La Vela di Calatrava e l'Arena di Tor Vergata
  • Alla piscina Cozzi, il murale
“Be Water” di Maurizio Cattelan
e del fotografo Pierpaolo Ferrari
  • Centro balneare Molitor a Parigi

Stadi, palazzetti, velodromi ma anche palestre, piste di atletica e campi da tennis: gli impianti sportivi sono strettamente connessi al contesto abitativo in cui sorgono e alla sua storia.

Alcune di queste strutture – tuttora operative – sono state costruite negli anni ’30 o nel Secondo Dopoguerra, quando gli sport cominciarono a diventare praticabili su larga scala.

Dopo un grande evento internazionale come le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, è utile un bilancio, oltre che ricordare che nel 60% dei casi le installazioni per lo sport hanno comunque 50 anni e più, e che per vari motivi – sottodimensionamento o sovradimensionamento, usura, consumi energetici elevati, inadeguatezza delle infrastrutture – non riescono più a soddisfare le richieste degli utenti. Con questi ultimi si intende sia chi pratica le discipline sportive sia il pubblico che assiste agli eventi.

I progetti di riqualificazione vanno al di là della semplice  ristrutturazione e implicano una rigenerazione che deve tenere conto dell’impatto ambientale, del contesto urbanistico, sociale e abitativo della zona o del quartiere in cui è ubicato l’impianto, nonché del suo eventuale valore storico-artistico da preservare.

Modifiche, ampliamenti o edificazioni ex novo superano quindi l’aspetto puramente architettonico; i piani attuativi suscitano un confronto serrato tra amministrazioni, progettisti e cittadinanza.

Basti pensare al dibattito pubblico che si è sviluppato, negli ultimi 5-6 anni a Milano, intorno allo Stadio Meazza di San Siro, e alle ipotesi di ristrutturazione, ridimensionamento o totale demolizione per lasciare il posto a un nuovo impianto.

In linea generale, la tendenza è quella di salvaguardare il più possibile il patrimonio esistente, ammodernandolo per renderlo più sicuro e fruibile, meno energivoro e impattante. E di conseguenza, ridurre le nuove costruzioni, il consumo di suolo e gli interventi invasivi.

Vista dall'alto dell'impianto sportivo del Foro Italico a Roma.

Vista dall’alto dell’impianto sportivo del Foro Italico a Roma.

I numeri degli impianti sportivi in Italia

In base ai dati del censimento nazionale presenti nel Rapporto Sport 2024 di Sport e Salute, in Italia sono presenti sul territorio 76.919 impianti sportivi e 141.936 spazi di attività. Per il 70% sono di proprietà pubblica.

Di queste strutture, l’8% non è funzionante a causa di uno stato di conservazione insufficiente. In alcune zone del Paese, in particolare al Sud, la percentuale sale al 20%.

La maggior parte degli impianti nazionali è piuttosto datata poiché era stata realizzata in concomitanza di due grandi eventi sportivi: le Olimpiadi di Roma del 1960 e i Mondiali di Calcio Italia ’90. Solo l’8% è stato costruito dopo il 2010 e l’ 11% tra il 2000 e il 2009. Fonte https://www.sportesalute.eu

Esempi di riqualificazione e restauro di impianti storici in Italia

Nella Capitale e nel territorio laziale sono presenti alcuni tra gli impianti sportivi nazionali di più alto valore monumentale: tra questi il complesso del Foro Italico, progettato alla fine degli anni ’20 dall’architetto Enrico Del Debbio e completato nel Dopoguerra.

Le strutture del parco, che accolgono numerose discipline sportive – dal calcio, al tennis al nuoto – sono andate incontro nel tempo a numerosi interventi di adeguamento per mantenere lo storico impianto al passo con la contemporaneità. Il prossimo progetto – già avviato – riguarda la riqualificazione e copertura del Campo Centrale dove si svolgono gli Internazionali d’Italia di tennis: la realizzazione è prevista in circa due anni di lavori.

A Tor Vergata rinasce la Vela di Calatrava

Alla periferia Sud-Est di Roma, sede dell’Università degli Studi di Tor Vergata, le opere di consolidamento e completamento dell’impianto costruito nei primi anni Duemila si inseriscono in un più ampio progetto di riqualificazione del quartiere e della “città dello sport” che, non ancora ultimata, era andata incontro a un periodo di abbandono e degrado lungo 20 anni.

L’edificio emblematico del complesso è la scenografica Vela firmata dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava nel 2005; in calcestruzzo, alta 75 metri, questa struttura aerodinamica sovrasta il bacino dell’Arena polifunzionale che potrà ospitare gare ed eventi, non solo sportivi; tra questi c’è stato, nell’estate 2025, il Giubileo dei Giovani.

La Vela di Calatrava e l'Arena di Tor Vergata

La Vela di Calatrava e l’Arena di Tor Vergata

Restauro e gestione dei lidi urbani storici

Nelle città – accanto a quelli realizzati di recente – ci sono piscine e centri balneari di interesse architettonico che raccontano un’epoca. In molti casi, indispensabili lavori di restauro e adeguamento li rendono a tratti inagibili, e la mancanza di queste strutture si fa sentire.

Da alcuni anni, nel capoluogo lombardo la “crisi delle piscine” – sia coperte sia esterne – rappresenta un forte disagio per la cittadinanza. Lunghi periodi di chiusura, per ristrutturazione o temporanea inagibilità, hanno interessato sempre più impianti, alcuni dei quali fanno parte della storia del ‘900 della città e dell’evoluzione della pratica sportiva dilettantistica.

Solo per quanto riguarda le vasche estive, nelle ultime stagioni diverse strutture sono rimaste chiuse, e la loro riqualificazione spesso dipende da investimenti e interventi privati.

Tale percorso aveva seguito, qualche anno fa, il centro balneare dei “Bagni Misteriosi”, ex Caimi, che ora è tornato in funzione, gestito dall’adiacente Teatro Franco Parenti.

Al coperto, bacini storici di pregio architettonico come la piscina Cozzi, inaugurata nel 1934, ugualmente avrebbero bisogno di restyling e valorizzazione.

Alla piscina Cozzi, il murale
“Be Water” di Maurizio Cattelan
e del fotografo Pierpaolo Ferrari

Alla piscina Cozzi, il murale “Be Water” di Maurizio Cattelan e del fotografo Pierpaolo Ferrari

Il Lido di Milano: la trasformazione di un luogo simbolo

Il centro balneare più noto e apprezzato dai milanesi, costruito nel 1931, era andato incontro all’inizio degli anni 2000 a progressivo abbandono ed era stato definitivamente chiuso nel 2019.

L’impianto del Lido di Milano, che comprendeva un’enorme vasca outdoor, palestre, campi da tennis, minigolf, giochi per bambini, e che era sede di molti corsi di Milanosport, è tuttora dismesso.

Il progetto di rigenerazione e trasformazione, gestito dal gruppo spagnolo GO Fit che ha ricevuto l’area in concessione dal Comune, è esecutivo e dovrebbe essere portato a termine entro il 2026.

Il piano prevede, tra l’altro, di salvaguardare gli edifici storici; la piscina diventerebbe un laghetto artificiale per sport acquatici quali il kayak e ne sarebbe realizzata un’altra più piccola esclusivamente per il nuoto.

Rinate le piscine della gabella a Calci

Una storia di riqualificazione a lieto fine è quella che riguarda il centro natatorio del Comune di Calci, in provincia di Pisa.

Lo storico complesso della Gabella – oggi rinominato Green Villageè tornato in attività la scorsa estate, a disposizione degli abitanti della zona, grazie al progetto promosso da due imprenditori, Nicola Pratesi e Martina Gennai in collaborazione con l’amministrazione locale.

La nuova gestione dell’impianto – che era stato a lungo chiuso – mette al centro la sostenibilità ambientale, lo sport e il benessere della comunità. Altro obiettivo è l’integrazione con il territorio e il contesto naturalistico della Val Graziosa, in cui si trova Calci.

La sensibilità eco ha guidato anche l’opera di manutenzione e relooking delle due vasche, rispettivamente da 20 e 25 metri. https://www.mygreenvillage.it

Riqualificazione urbana all’estero: il caso della piscina Molitor a Parigi

Anche all’estero, non è raro che le piscine storiche attraversino periodi di decadenza; spesso, la partecipazione di privati si rivela risolutiva per offrire nuove chance.

È il caso, a Parigi, del centro balneare Molitor, al Bois de Boulogne, progettato tra gli anni ’20 e ’30. L’impianto, inaugurato nel 1929, con un bacino coperto e uno esterno, è stato per 60 anni tra i più trendy della capitale francese, apprezzato per lo stile déco, allora all’avanguardia.

Oltre alle attività sportive – natatorie e ginniche – vi si svolgevano eventi artistici. Tra gli anni ’70 e ’80, la piscina Molitor era caduta nel degrado, con gravi danni all’edificio. In seguito, classificata come monumento storico, è stata ristrutturata con investimenti privati, ricalcando il progetto originale.

L’involucro del fabbricato è stato messo in sicurezza e ha visto la realizzazione di una nuova copertura vetrata. Le tipiche cabine gialle e blu, che affacciano sulle vasche estiva e invernale, hanno le pareti interne decorate da opere di street art. Il complesso fa ora parte del Club sportivo Molitor Hotel & Spa.

Considerato l’interesse del luogo, la piscina continua comunque a essere sede di iniziative ed esposizioni, e in alcune occasioni è aperta al pubblico per le visite.

Centro balneare Molitor a Parigi

Centro balneare Molitor a Parigi

Tennis Club Milano Bonacossa: un impianto d’autore

È uno dei più antichi e rinomati in Italia: il Tennis Club Milano Bonacossa, nato alla fine dell’800, dal 1923 occupa la storica sede di via Arimondi, progettata dall’architetto Giovanni Muzio su incarico del conte Alberto Bonacossa.

Se la palazzina del Circolo – sottoposta ai vincoli della Soprintendenza per i Beni Culturali della città di Milano – ha conservato il fascino d’epoca, il complesso ha subito di recente un restyling contemporaneo.

Dei 16 campi da tennis, 12 sono in terra rossa, 4 in superficie veloce, rifatti impiegando un innovativo materiale ad alte prestazioni in calcestruzzo e resina. Il Club comprende inoltre palestra, piscina, campo da calcetto e ristorante. Per info https://www.tcmbonacossa.it

 

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