Architettura e natura, a New York un istituto promuoverà benefici e risultati

Il MoMA inaugura un istituto per la divulgazione della proficua relazione tra architettura e natura.
Architetto Marcella Ottolenghi
A cura di Architetto Marcella Ottolenghi
Pubblicato il 11/03/2021 Aggiornato il 11/03/2021
Emilio Ambasz Prefectural International Hall a Fukuoka

Architettura e natura, un binomio diventato sempre più pressante negli ultimi anni, soprattutto nel segno dell’ecologia e della sostenibilità. Per promuoverne tra il grande pubblico i benefici e i risultati più interessanti, il Museum of Modern Art di New York ha istituito l’Emilio Ambasz Institute  for the Joint Study of the Built and the Natural Environment. Nato grazie a una importante donazione della Legacy Emilio Ambasz Foundation, l’istituto avrà sede nel distaccamento di Midtown Manhattan del museo. Si occuperà di divulgare, soprattutto con iniziative digitali pensate per raggiungere più persone diverse in tutto il mondo, le realizzazioni più qualitative e di conseguenza di sviluppare un dibattito globale su argomenti così rilevanti per il futuro della Terra.

Emilio Ambasz, architetto argentino che ha ricevuto quest’anno il XXVI Compasso d’Oro alla carriera inernazionale, è stato un precursore dell’architettura verde, di cui continua con le sue opere a sostenerne l’importanza. Non per nulla già cinquant’anni fa aveva proposto un percorso di studi universitari ad hoc (The Universitas Project – institutions for a post-technolgical society), dedicato alla progettazione e alla gestione dell’ambiente naturale artificiale.

“Grazie all’uso della natura su vastissima scala”, ha sottolineato il suo collega giapponese Tadao Ando, “Ambasz ci presenta l’intero ambiente come una costellazione da cui l’architettura trae la sua essenza fondamentale. Credo sia il primo esempio in cui la natura governa la creazione architettonica con tale forza poetica e indimenticabile seduzione.” I suoi sono edifici in cui architettura e natura, oltre che creare meraviglia, siglano una specie di patto di riconciliazione. Nell’ottica di una continua ricerca di modelli alternativi e possibili di futuro. Lo stesso Ambasz ritiene infatti “che ogni progetto che non cerchi di proporre nuovi o migliori modi di esistere sia immorale”. Un compito che a volte “forse fa vacillare l’immaginazione e paralizza la speranza”, sempre secondo l’architetto argentino, ma che potrebbe davvero aprire nuove vie di ricerca e di applicazione nel mondo delle costruzioni, anche a piccola scala. E proprio per far conoscere al pubblico l’emergenza dell’architettura green e la sua importanza nel fronteggiare la distruzione dell’ambiente naturale, il museo americano ha in programma a breve una mostra monografica.  

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