Albero di Natale “vero”? Sì, se l’abete proviene da boschi sostenibili

PEFC Italia, promotore della corretta gestione del patrimonio forestale, consiglia l'albero di Natale "vero" a patto che...
Simona Preda
A cura di Simona Preda
Pubblicato il 04/12/2021 Aggiornato il 04/12/2021
legno logo PEFC albero Natale

Come ogni anno si apre il dibattito tra chi preferisce un albero di Natale in vero legno oppure in plastica. In base ai dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), un albero artificiale di 2 metri ha un’impronta di carbonio pari a circa 40 kg di emissioni di CO2 equivalenti, inoltre impiega oltre 200 anni prima di degradarsi nell’ambiente. Da ciò si può comprendere come un albero in vero legno sia più sostenibile, ma rispettando alcune condizioni.

Ecco i consigli di PEFC Italia, associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione PEFC (Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale), promotore quindi della corretta e sostenibile gestione del patrimonio forestale.

Scegliere un abete vero per Natale significa mettere in casa una pianta che respira, anche se recisa, assorbe anidride carbonica e rilascia ossigeno e olii essenziali che purificano l’abitazione e, una volta terminato il suo ciclo vitale, ritorna ad essere sostanza organica. Inoltre, la scelta di un abete vero, sia coltivato in vivai specializzati che proveniente da attività di gestione sostenibile delle foreste, consente di sostenere aziende agricole che impiegano centinaia di persone in aree montane che hanno la tendenza allo spopolamento, creando una relazione positiva fra città e montagna.

Attenzione all’etichetta e alla certificazione

La provenienza dell’albero è un fattore molto importante che non trascurato, infatti più è vicino il luogo di coltivazione o il bosco dal quale è stato prelevato, minore sarà l’impatto sull’ambiente per il trasporto. PEFC Italia ricorda di leggere sempre l’etichetta: il tagliando che troviamo sull’albero dovrebbe riportare la provenienza da coltivazioni specializzate, la nazionalità, l’età e la non destinazione per il rimboschimento (per evitare mescolanze genetiche e quindi danni agli abeti autoctoni). La certificazione garantisce la massima trasparenza in termini di tracciabilità, legalità e rispetto dell’ambiente. Per questo è importante optare per alberi prodotti da realtà forestali certificate PEFC, riconoscibili dal logo presente in etichetta.

PEFC logo

Secondo Coldiretti, gli abeti italiani disponibili sul mercato natalizio derivano per il 90% da coltivazioni vivaistiche specializzate gestite da piccole aziende agricole italiane del territorio rurale. Il restante 10% (cimali o punte di abete o giovani piante destinate al taglio), deriva da normali pratiche di gestione forestale di diradamento, indispensabili per far sviluppare meglio le foreste, da tagli di piante lungo strade o linee elettriche o da interventi di pulizia dopo eventi meteorici estremi, come accadde nell’ottobre 2018 con la tempesta di vento Vaia.

Come prendersi cura di un abete vero

PEFC Italia consiglia di sistemarlo in un luogo luminoso, lontano da fonti di calore come il radiatore e al riparo da correnti d’aria troppo forti, come provenienti dalla finestra. L’albero, essendo in vaso, va innaffiato con regolarità, una volta ogni 1-2 giorni; per tenere sempre umida la terra potete mettere dei cubetti di ghiaccio nel vaso.  Per la sostenibilità sono da evitare neve sintetica o spray colorati, preferendo per gli addobbi prodotti naturali.

Cosa fare dell’albero dopo le feste

Se non volete conservare l’albero per l’anno successivo dovrà essere smaltito in modo corretto, portandolo nelle isole ecologiche, in modo da essere trasformato in compost utile alla crescita di nuove piante. Potete anche piantarlo nel giardino di casa, con l’avvertenza di non posizionarlo troppo vicino agli edifici perché gli abeti crescono rapidamente. Ripiantare gli alberi in vaso in bosco non è invece una scelta corretta, perché si possono creare potenziali problemi ecologici (l’abete non fa parte dei boschi naturali di pianura/collina) e di inquinamento genetico (non possiamo conoscere il patrimonio o le malattie dell’albero).

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