Alcova, Fuorisalone 2026, torna in zona Baggio per la Milano Design Week

Una villa progettata da Franco Albini che viene aperta al pubblico per la prima volta e il complesso dell'Ospedale Militare di Baggio sono i luoghi scelti da Alcova per ospitare oltre 120 espositori internazionali di design. Ma è anche l'occasione per visitare architetture interessanti e inedite.

Simona Preda
A cura di Simona Preda
Pubblicato il 07/04/2026Aggiornato il 07/04/2026
Alcova 2026 Ospedale Militare di Baggio Casa delle Suore foto Mattia Parodi

Alcova, piattaforma dedicata al design fondata da Joseph Grima e Valentina Ciuffi, torna alla Milano Design Week, dal 20 al 26 aprile, per la sua undicesima edizione in due nuove locations completamente diverse: Villa Pestarini e l’Ospedale Militare di Baggio. Il secondo aveva ospitato Alcova nel 2021 e 202, mentre Villa Pestarini è una totale novità, mai aperta al pubblico.

Oltre 120 espositori internazionali tra aziende affermate, designer indipendenti e prestigiose scuole di design, animeranno entrambi gli spazi.

Indirizzi e orari di Alcova

Villa Pestarini, Via Mogadiscio 2/4
orari: dalle 11 alle 19:00 (accesso esclusivamente tramite accredito e prenotazione anticipata della fascia oraria scelta. 12 euro, studenti 7 euro. info https://www.alcova.xyz)

Ospedale Militare di Baggio, Via Giovanni Labus 10
orari: dalle 11 alle 19:00 (ultimo ingresso 18:00)

Villa Pestarini, mai aperta al pubblico prima

Progettata da Franco Albini tra il 1938 e il 1939, Villa Pestarini è uno straordinario esempio di architettura razionalista italiana, unica villa realizzata dall’architetto a Milano.

La villa è rimasta a lungo residenza privata e non è mai stata aperta al pubblico. Conservata dai proprietari in modo attento e meticoloso, è una testimonianza dell’equilibrio tra disciplina e poesia di Franco Albini.

La sua geometria è sobria, con un volume bianco e rigorosamente geometrico. Le facciate in vetrocemento, la scala in marmo a pedata bassa, gli arredi su misura, le partizioni scorrevoli e le ampie finestre affacciate sul giardino sono tutti elementi che caratterizzano la villa e che sono rimasti intatti in 87 anni di storia.

Alcova 2026 Villa Pestarini foto Luigi Fiano

Alcova 2026 Villa Pestarini foto Luigi Fiano

Cosa vedere  

  • Haworth, insieme a Cassina, presenta un’installazione di Patricia Urquiola che reinterpreta gli spazi d’ingresso e del soggiorno. Il progetto prende avvio da pezzi iconici come la libreria Veliero e la poltrona Luisa, disegnate da Albini e prodotte in esclusiva da Cassina, rileggendo elementi architettonici come la storica e imponente vetrata. L’atmosfera di una casa contemporanea e vissuta è arricchita dalla presenza di pezzi vintage e oggetti contemporanei selezionati da Patricia Urquiola con Alcova.
Scala in marmo e vetrata in vetrocemento a Villa Pestarini. foto Luigi Fiano

Scala in marmo e vetrata in vetrocemento a Villa Pestarini. foto Luigi Fiano

  • Boccamonte celebra il lavoro dell’architetta Luisa Castiglioni, che iniziò la propria carriera come assistente di Albini prima di intraprendere un percorso indipendente.
  • L’architetta, designer ed educatrice greca Kiki Goti presenta una collezione di arredi e illuminazioni in marmo prodotta da Marble Sachanas, in dialogo con la manifattura Saridis of Athens. Si tratta di una reinterpretazione dello spazio di lavoro contemporaneo attraverso la lente del patrimonio greco.
  • La maison tessile parigina ISSÉ presenta la collaborazione con l’architetta e designer Sophie Dries, esplorando il potenziale espressivo e spaziale della fibra vegetale grezza.
  • L’unità creativa giapponese AtMa Inc recupera materiali di scarto trasformandoli in un sistema di arredi in cui il giunto diventa dispositivo sia strutturale sia narrativo.
Gli interni di Villa Pestarini sono originali, scelti da Franco Albini. foto Luigi Fiano

Gli interni di Villa Pestarini sono originali, scelti da Franco Albini. foto Luigi Fiano

Ex ospedale Militare di Baggio 

L’Ospedale Militare di Baggio è un vasto complesso di edifici progettato dopo la Prima Guerra Mondiale, dal 1928 al 1931, e immerso nel verde.

Ospedale Militare di Baggio. foto Piergiorgio Sorgetti

Ospedale Militare di Baggio. Foto Piergiorgio Sorgetti

Dopo aver ospitato Alcova nel 2021 e nel 2022, il sito viene nuovamente riattivato, con l’apertura di nuovi spazi, prima inaccessibili: la Chiesa di San Martino con la sua ex canonica e un archivio storico.

Nel corso dei decenni, il complesso ha continuato a evolversi, trasformandosi in un ambiente in cui architettura e natura si intrecciano dando vita a un ecosistema in continua evoluzione, capace di sfumare il confine tra costruito e naturale.

Cosa vedere 

  • La Chiesa di San Martino ha una facciata neoclassica, interni in marmo e legno e pareti affrescate. Direttamente collegata alla chiesa si trova la Canonica, dove risiedeva il sacerdote: uno degli edifici più recenti del complesso e mai aperto al pubblico prima d’ora. L’archivio storico dell’ospedale è riconoscibile dai fascicoli ammassati sugli scaffali.
Chiesa di San Martino all'interno del complesso dell'Ospedale Militare di Baggio. foto Piergiorgio Sorgetti

Chiesa di San Martino all’interno del complesso dell’Ospedale Militare di Baggio. foto Piergiorgio Sorgetti

L’ospedale militare di Baggio si dispiega come una “città nella città”, le cui strade, cortili ed edifici di servizio vengono riconfigurati attraverso una molteplicità di installazioni site-specific. Vediamone alcune.

  • All’interno della lavanderia la AA School of Architecture di Londra presenta un padiglione sperimentale e una serie di lavori di alunni e studenti nella Lavanderia, mentre l’UMPRUM Academy of Arts, Architecture and Design di Praga.
  • Nella cucina c’è la Design Academy Eindhoven, nello spazio il Tempio HEAD Genève. Qui, progetti guidati dagli studenti interrogano nuovi modi di abitare e produrre, proponendo approcci materiali sperimentali e alternative immaginative alle abitudini contemporanee.
  • L’esplorazione dei materiali continua con lo studio polacco Pani Jurek, che indaga luce, colore e tattilità attraverso complesse composizioni ceramiche, mentre lo studio polacco Salak Studio propone arredi minimalisti che mettono in primo piano la forza dei materiali grezzi.
  • Lo studio spagnolo Kilzi, fondato dal designer di origine venezuelana Jorge Suárez Kilzi e con sede a Barcellona, sviluppa mobili e oggetti attraverso una pratica indipendente, così come Marlot Baus, che progetta e produce ogni pezzo su misura nel proprio laboratorio a La Llagosta.
  • Slalom, in collaborazione con Vintage Audio Institute, mette in scena sintetizzatori italiani storici all’interno di un’installazione reattiva al suono, modellata da interventi acustici.
  • L’interior e furniture designer Llewellyn Chupin presenta oggetti scenografici in alluminio patinato a mano, seta e perle.
  • La designer greca Natalia Triantafylli e il designer-maker londinese Andrew Pierce Scott presentano un corpus di lavori collaborativi che spazia tra arredi, illuminazione e oggetti scultorei.
  • Center for Creativity realizza ancora l’installazione site-specific House of Creatures, che riunisce dieci pratiche di design slovene, tra cui Soft Baroque, reinterpretando il Refettorio di Casa delle Suore.
  • Nello stesso edificio, Noritake Design Collection propone nuove opere in porcellana, tra cui KILN, una collezione scultorea di Faye Toogood.
  • Mutina torna a progettare l’area food & beverage, con un banco scultoreo che presenta una collezione di piastrelle ceramiche disegnata da Ronan e Erwan Bouroullec. La proposta culinaria è ideata e coordinata da Alessandro Longhin, in collaborazione con Davide Longoni.

Evento serale VOCLA nell’hangar industriale

Quando cala la notte, VOCLA torna a prendere vita in un imponente hangar industriale, una delle architetture all’interno dell’Ospedale Militare di Baggio.

Lo spazio viene trasformato per quattro serate in uno spazio multisensoriale dedicato al design e alla socialità, dove l’architettura smette di essere semplice sfondo e diventa cassa di risonanza.

Ciò che un tempo era stato costruito per contenere viene riscritto come luogo di incontro, in un progetto site-specific ideato da Ugo Cacciatori per Henge.

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