Ci sono stati anni in cui, per chi amava il design, uno degli appuntamenti imperdibili del Fuorisalone era l’allestimento di Ingo Maurer allo Spazio Krizia, in via Manin. L’attesa e la coda erano ampiamente ripagate dalla possibilità di entrare in un mondo fatto di libere associazioni, in cui l’imprevisto sottraeva il progetto a un percorso esclusivamente lineare e razionale.
È anche per questo che vale la pena visitare PEEP SHOW, la mostra aperta al pubblico dal 6 al 26 novembre in via Varese 13, a Milano.
L’esposizione invita a entrare nel mondo creativo del designer tedesco, autore di una concezione della luce in cui invenzione tecnica, immaginazione e poesia sono inscindibili. Una ricerca che gli è valsa, tra gli altri riconoscimenti, la laurea honoris causa del Royal College of Art di Londra e il Compasso d’Oro ADI.
Porca Miseria. Wo bist du, Edison…? Lucellino. Why Not. sono i titoli di alcune delle sue creazioni e restituiscono, già da soli, una precisa disposizione dello spirito. Lontano dalla nomenclatura funzionale del prodotto industriale, il linguaggio di Maurer si è nutrito di ironia, leggerezza e provocazione.
La lampada può diventare un personaggio, un’apparizione, un gioco intellettuale; primo fra tutti, il designer tedesco ha saputo interrogare la luce, materia da far esprimere liberamente, senza rinunciare né alla precisione tecnica né alla dimensione immaginifica.
In occasione del sessantesimo anniversario del brand, PEEP SHOW invita a risalire alle origini dell’opera, oltrepassando la soglia del progetto compiuto.
Al centro c’è il repertorio di oggetti, immagini, suggestioni e ossessioni da cui Maurer era solito partire. Non una retrospettiva tradizionale né una ricostruzione cronologica della sua carriera, dunque, ma un’occasione per avvicinarsi al modo in cui il designer ha costruito una propria grammatica della luce.
Per Ingo Maurer progettare significava anche imparare a guardare diversamente, individuare nelle cose possibilità che non erano state previste, concedere all’immaginazione il tempo e lo spazio necessari per generare connessioni inedite.
La mostra è curata da Jolanthe Kugler, autrice e docente, attualmente Chief Curator del mudac – Musée cantonal de design et d’arts appliqués contemporains di Losanna.
L’allestimento è firmato da Nathalie Opris, spatial designer con collaborazioni che comprendono La Triennale di Milano e il Musée du Luxembourg di Parigi.









































