Contenuti trattati
Il costo dell’energia, la revisione del sistema europeo ETS (Emissions Trading System) – ossia l’aggiornamento dello strumento principale dell’Unione Europea per ridurre le emissioni di gas serra – e la crescente pressione competitiva sui mercati internazionali rappresentano le principali sfide per l’industria ceramica italiana. Sono questi i temi affrontati nel convegno inaugurale di Cersaie 2026, il Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno, in programma dal 21 al 25 settembre a Bologna, dal titolo “Energia sostenibile per la competitività”.
Il confronto ha riunito esponenti dell’industria, delle istituzioni e del mondo dell’energia, con un punto centrale: per un comparto fortemente energivoro come quello ceramico, la transizione verso un modello produttivo più sostenibile deve procedere insieme alla tutela della competitività.
Il caro energia resta la principale emergenza
Ad aprire il dibattito è stato Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica, che ha indicato nel costo dell’energia la priorità più urgente per il settore.
La produzione ceramica è infatti strettamente legata all’utilizzo del gas per alimentare i forni e, secondo Ciarrocchi, al momento non esistono alternative tecnologiche mature in grado di sostituirlo completamente. Il problema diventa quindi quello di garantire alle aziende maggiore stabilità dei costi. L’ipotesi indicata dal presidente di Confindustria Ceramica è quella di stabilizzare una parte della base dei consumi, indicativamente il 30%, attraverso strumenti che consentano di ottenere un prezzo medio più prevedibile.
L’obiettivo è permettere alle imprese di programmare investimenti e produzione senza essere costrette a fare i conti ogni mese con l’andamento della bolletta energetica. Tra le risorse da valorizzare Ciarrocchi ha indicato anche il gas nazionale, la cui produzione sta mostrando segnali di ripresa, e il biogas, considerato una possibile risorsa per alimentare i processi industriali più difficili da elettrificare.
La partita europea sull’ETS
Accanto al costo dell’energia c’è il tema dell’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Per il settore ceramico, la revisione del meccanismo rappresenta un passaggio particolarmente importante.
Ciarrocchi ha riconosciuto il lavoro svolto finora dall’Italia, ma ha sottolineato che la fase decisiva si giocherà ora a livello europeo. La richiesta è quella di intervenire sul benchmark relativo ai combustibili per le piastrelle, così da rendere l’assegnazione delle quote gratuite maggiormente coerente con le caratteristiche tecnologiche del comparto.
Il rischio evidenziato dal settore è che un sistema non adeguatamente calibrato possa tradursi in un ulteriore svantaggio competitivo per le imprese italiane e favorire processi di delocalizzazione. Sul tema sono intervenuti anche i ministri Tommaso Foti, responsabile degli Affari Europei, delle Politiche di Coesione e del PNRR, e Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy. Entrambi hanno confermato l’intenzione dell’Italia di sostenere in Europa le richieste dell’industria ceramica e di cercare il sostegno di altri Paesi per correggere le distorsioni nell’assegnazione delle quote ETS.
Foti ha inoltre richiamato i vincoli operativi derivanti dalle regole europee, tra cui il principio DNHS, Do Not Significant Harm, che pone limiti alla destinazione dei fondi di investimento alle imprese impegnate nei processi di decarbonizzazione.
Decarbonizzazione, una transizione da finanziare
La necessità di ridurre le emissioni non viene messa in discussione dal settore. La richiesta è però quella di costruire un percorso che consenta alle imprese di affrontare la transizione senza compromettere la propria capacità produttiva.
La ceramica rientra infatti tra i settori cosiddetti hard to abate, cioè caratterizzati da processi industriali nei quali la riduzione delle emissioni è particolarmente complessa. Per questo Ciarrocchi ha sottolineato che la decarbonizzazione deve essere considerata anche come un elemento di solidità industriale, utile a ridurre progressivamente la dipendenza dal gas fossile.
Tra le tecnologie considerate strategiche c’è la cattura e lo stoccaggio della CO2. Su questo fronte un ruolo importante potrebbe essere svolto dal progetto di Ravenna CCS.
Nel corso del convegno, Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha evidenziato la necessità di programmare con continuità gli investimenti nel settore energetico e ha richiamato proprio il progetto di Ravenna per la cattura e lo stoccaggio della CO2.
Secondo Descalzi, questa tecnologia può rappresentare una soluzione compatibile con gli attuali livelli delle quotazioni della CO2 e avere un ruolo nella decarbonizzazione dei comparti industriali, compresa la ceramica. La particolare concentrazione del settore nel distretto di Sassuolo e la presenza di infrastrutture lungo la direttrice delle future linee di trasporto rendono infatti il progetto particolarmente rilevante per l’industria ceramica.
L’appello di Confindustria: ora servono misure concrete
Il confronto di Cersaie ha evidenziato una sostanziale convergenza tra industria e istituzioni sulla necessità di intervenire, ma anche l’urgenza di trasformare gli impegni in misure operative.
A sottolinearlo è stato Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, che ha chiuso la tavola rotonda richiamando l’attenzione sul cosiddetto DL Bollette, rimasto per mesi in attesa del giudizio europeo. Per Orsini è arrivato il momento di procedere, considerato il livello ancora elevato dei prezzi dell’energia elettrica e la necessità di tenere conto delle differenti caratteristiche delle produzioni industriali.
Anche Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, ha sottolineato il peso strategico della ceramica per il territorio e ha richiamato l’importanza del progetto Ravenna CCS per completare il percorso di decarbonizzazione delle imprese.
Un settore da oltre 7,5 miliardi di euro
Il peso economico dell’industria ceramica italiana spiega la rilevanza del confronto. Cersaie 2026 riunisce 597 espositori provenienti da 24 Paesi, su una superficie di 145 mila metri quadrati, confermandosi una delle principali manifestazioni internazionali del comparto.
In Italia il settore conta 242 aziende, genera un fatturato superiore a 7,5 miliardi di euro e occupa direttamente circa 40 mila addetti, che arrivano fino a 120 mila considerando l’indotto. L’industria ceramica italiana è inoltre leader mondiale per valore dell’export da oltre 25 anni, con vendite all’estero superiori a 5 miliardi di euro.
Negli ultimi dieci anni gli investimenti hanno superato complessivamente i 4 miliardi di euro, con una quota superiore al 5% del fatturato nell’ultimo anno. Negli ultimi due anni, tuttavia, gli investimenti sono diminuiti di circa 150 milioni di euro. Il quadro emerso dal Cersaie evidenzia quindi una sfida su più fronti: contenere il costo dell’energia, correggere gli effetti del sistema ETS, sostenere gli investimenti e accompagnare la transizione verso tecnologie a minore impatto ambientale. Per un settore fortemente orientato all’export, la questione energetica non riguarda soltanto i costi di produzione, ma direttamente la capacità dell’industria italiana di mantenere la propria posizione sui mercati internazionali.




































