Mostra William Congdon. 33 dipinti dalla William G. Congdon Foundation - Jesi

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 29/11/2021 Aggiornato il 29/11/2021
Dal al
Jesi (AN)
ATTENZIONE
Le mostre sono aperte con le modalità previste dalla legge vigente in materia anticovid. Per modalità di accesso specifiche (obbligo di prenotazione, orari modificati, contingentamento ingressi, dispositivi di protezione... ) verificare sul sito degli organizzatori, prima di recarsi sul posto.

Le informazioni sono verificate prima della data di pubblicazione. Successivamente, in relazione alla pandemia, possono subire modifiche legate a eventuali nuove restrizioni di legge.

Regione: Marche
Luogo: Palazzo Bisaccioni, piazza Colocci 4
Telefono: 0731/207523
Orari di apertura: 9,30-13; 15,30-19,30 tutti i giorni
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: 0 - ingresso libero
Sito web: www.casatestori.it; www.comune.jesi.an.it/luoghi/Palazzo-Bisaccioni
Organizzatore: Casa Testori
Note:
La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, con il patrocinio della Regione Marche, presenta nella propria
sede l’importante mostra antologica del pittore americano William Congdon (1912-1998), un’interprete
eccezionale del Novecento che con la sua pittura ha dato un volto alla ricerca umana del secolo breve,
grazie a un’indagine antropologica sfociata in quadri di grande potenza lirica, tra città e natura antropizzata.

Le opere esposte sono state messe generosamente a disposizione dalla William G. Congdon Foundation, che tutela l’opera del pittore, e appositamente selezionate da Davide Dall’Ombra, direttore di Casa Testori.

Un percorso esaustivo e inaspettato di oltre trenta quadri, spesso di grandi dimensioni, pensato per gli spazi di Palazzo Bisaccioni: dalle New York degli anni Quaranta e le Venezie amate e collezionate da Peggy Guggenheim, fino all’approdo metafisico dei Campi arati degli anni Ottanta e Novanta.

Il visitatore potrà muovere il suo sguardo dall’energia dirompente del linguaggio americano dell’Action
painting, di cui Congdon era un interprete, attraverso le sue prime esperienze di viaggio per le città
d’elezione. È così che la Roma imponente delle vestigia del Pantheon fa i conti con una rappresentazione
esistenziale dell’architettura, rappresentata dalla voragine del Colosseo o dalla precarietà della città di Assisi, franante sulla collina.

A contrappunto dei tormenti e fasti delle civiltà, Congdon scende nel minuto dell’esistenza, attraversando
la metafora dell’animale che, come la natura, deve fare i conti con la violenza dell’uomo. È così che il
ciclo dei Tori diviene la metafora della ricerca crudele, espressa dalle nostre tradizioni, come
nell’inseguimento dei propri desideri.
Ma perfino un toro umiliato, ferito e destinato alla morte può essere, scrive Congdon, redento dall’artista, che ne eterna la grandezza e potenza con la pittura. Dalla pittura come redenzione al simbolo umano di sofferenza e resurrezione per eccellenza, il Crocifisso, il passo è breve. Ma l’approccio dell’artista americano non è mai estetico o teorico e l’approdo al soggetto sacro avviene solo in seguito alla sua tormentata conversione al Cattolicesimo.

Il trasferimento a sud di Milano concentra il suo punto di vista su un soggetto pressoché unico: i campi
coltivati. È nell’ultimo ventennio di vita che la ricerca, da spaziale, si fa temporale e protagoniste
diventano la potenza della terra e le sue trasformazioni.
Non si tratta di visioni idilliache: si svolge l’orizzonte sui campi e se ne segue il processo umano operato in superfice. È un tormento, anche materico, che sembra trovar pace nelle Nebbie e nei monocromi, sfociando nel lirismo musicale della vegetazione che conclude la mostra.

Il progetto di Casa Testori è curato da Davide Dall’Ombra.

Dida: William Congdon, Toro 5 (Corrida), 1970
William Congdon. 33 dipinti dalla William G. Congdon Foundation
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