Mostra Una raccolta d’arte moderna italiana - Venezia

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 09/02/2019 Aggiornato il 09/02/2019
Dal al
Venezia (VE)
Regione: Veneto
Luogo: Ca' Pesaro, Galleria Internazionale d'Arte Moderna, Santa Croce 2076
Telefono: 848/082000
Orari di apertura: 10-17; dal 1 aprile 10-18. Lunedì chiuso
Costo: 10 euro; ridotto 7,50 euro
Note:
Un importante nucleo di trentadue opere di alcuni tra i più importanti autori italiani del '900, Massimo Campigli, Carlo Carrà, Giacomo Manzù, Ottone Rosai, Scipione e Mario Sironi, entra a Ca' Pesaro in comodato a lungo termine da una collezione privata.
I lavori provengono da note e importanti collezioni di arte italiana, come quelle della scrittrice e mecenate Margherita Sarfatti, dell'editore Pietro Vallecchi, del critico d'arte Raffaele Carrieri, del presidente dell'Accademia di Brera Rino Valdameri, dell'ingegnere Alberto Della Ragione, dell'avvocato Pietro Feroldi, dell'industriale Carlo Frua De Angeli, dell'editore e critico Giampiero Giani, del commerciante Gianni Mattioli.
Questo viaggio attraverso l'arte italiana tra le due guerre inizia con cinque opere di Massimo Campigli tra cui le celebri tele Le Amazzoni, 1928, La figlia del carceriere (La carceriera), 1929 e Donna ingioiellata, 1942. La stagione del ritorno all'ordine italiano si illumina poi di esempi altissimi per qualità e originalità compositiva, condotti nei primi anni venti da Carlo Carrà al fine di rendere sulla tela in misura sempre minore l'istante fugace, il momento e il movimento, che erano stati tanto impressionisti quanto futuristi. Carrà entra in Museo con cinque opere, tra cui Mattino sul mare del 1928. Sono presenti cinque lavori di un altro maestro italiano, Ottone Rosai, fautore di quella ripresa della sintesi, come amava ripetere Margherita Sarfatti, ed essenzialità compositiva che ebbe larga fortuna nella produzione europea tra le due guerre. Una grande sala è dedicata poi a Mario Sironi, artista fondamentale per le sorti dell'arte nazionale, del quale sono presenti otto opere tra le quali il capolavoro del 1923-24 Il Bevitore, già appartenuto a Margherita Sarfatti. Infine, una sala presenta una voce alternativa a quella del ritorno all'ordine, come quella di Gino Bonichi detto Scipione, attivo nell'ambiente romano; è un'arte che si pone in dissenso verso il regime e verso il realismo del gruppo di Novecento italiano e anticipa il secondo dopoguerra. La collezione si chiude con una piccola ma preziosa selezione di sculture e disegni di Giacomo Manzù, tra i massimi interpreti della scultura figurativa del secolo scorso.
Una raccolta d’arte moderna italiana
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