Mostra SORRIDI. Mostra personale di Giovanni Sesia - Milano

A cura di Manuela Vaccarone
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Per segnalare una mostra scrivere a eventi@cosedicasa.com
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Milano
La Galleria Fabbrica Eos presenta la nuova mostra personale di Giovanni Sesia (Magenta (Milano), 1955), a cura di Alberto Mattia Martini.
La mostra nasce da una ricerca che Sesia porta avanti da anni e che prende avvio dal recupero di fotografie anonime provenienti dagli archivi degli ex ospedali psichiatrici, da raccolte private, mercatini e fondi fotografici.
Sono immagini di persone di cui spesso non conosciamo il nome, la storia o il destino.
L’artista le considera non come semplici documenti del passato, ma come presenze rimaste sospese, frammenti di esistenze che chiedono ancora di essere guardate e ascoltate.
Attraverso ristampe fotografiche, interventi pittorici, velature, abrasioni e stratificazioni di segni, Sesia modifica lentamente la superficie delle immagini, facendo emergere e contemporaneamente scomparire i volti.
La fotografia diventa così un luogo della memoria, dove ciò che è stato conservato convive con ciò che il tempo ha cancellato.
Al centro della ricerca di Sesia non c’è la malattia, ma la persona. Gli individui ritratti negli archivi degli ex manicomi vengono restituiti alla loro dimensione umana, al di là delle categorie e delle condizioni che ne hanno determinato l’internamento.
Molti di loro furono vittime di una cultura nella quale fragilità, diversità o momenti di crisi potevano trasformarsi in una forma definitiva di esclusione.
Riportare quei volti nello spazio dell’arte significa restituire attenzione e dignità a esistenze che il tempo aveva progressivamente cancellato.
Accanto ai grandi ritratti, la mostra presenta una nuova serie di nature morte dedicate ai fiori, tra calle, gigli, rose e stelle alpine, insieme a melograni e zucche.
Sono soggetti nei quali l’artista osserva il continuo trasformarsi della vita: la fioritura e l’appassimento, la maturazione e il decadimento non vengono presentati come momenti opposti, ma come parti di un unico ciclo.
Se i volti custodiscono una memoria individuale, i fiori e i frutti ne restituiscono una dimensione più universale.
La natura diventa un altro spazio nel quale il tempo si manifesta, ricordandoci che ogni forma vivente è destinata a trasformarsi e che ogni fine contiene, potenzialmente, una nuova rinascita.
La riflessione prosegue attraverso alcuni oggetti e interventi scultorei che trasformano elementi quotidiani in metafore della memoria e dell’assenza.
Una sedia con la camicia dell’artista, entrambe fuse in bronzo, rende permanente la traccia di un corpo che non è più presente.
La sedia conserva il luogo dell’assenza, mentre la camicia suggerisce l’impronta invisibile di chi l’ha indossata.
Il bronzo, materiale associato alla durata, fissa nel tempo un gesto domestico e intimo.
Didascalia della foto sotto:
Giovanni Sesia, Senza titolo, 2026. Tecnica mista su base fotografica cm. 70x100.
La mostra nasce da una ricerca che Sesia porta avanti da anni e che prende avvio dal recupero di fotografie anonime provenienti dagli archivi degli ex ospedali psichiatrici, da raccolte private, mercatini e fondi fotografici.
Sono immagini di persone di cui spesso non conosciamo il nome, la storia o il destino.
L’artista le considera non come semplici documenti del passato, ma come presenze rimaste sospese, frammenti di esistenze che chiedono ancora di essere guardate e ascoltate.
Attraverso ristampe fotografiche, interventi pittorici, velature, abrasioni e stratificazioni di segni, Sesia modifica lentamente la superficie delle immagini, facendo emergere e contemporaneamente scomparire i volti.
La fotografia diventa così un luogo della memoria, dove ciò che è stato conservato convive con ciò che il tempo ha cancellato.
Al centro della ricerca di Sesia non c’è la malattia, ma la persona. Gli individui ritratti negli archivi degli ex manicomi vengono restituiti alla loro dimensione umana, al di là delle categorie e delle condizioni che ne hanno determinato l’internamento.
Molti di loro furono vittime di una cultura nella quale fragilità, diversità o momenti di crisi potevano trasformarsi in una forma definitiva di esclusione.
Riportare quei volti nello spazio dell’arte significa restituire attenzione e dignità a esistenze che il tempo aveva progressivamente cancellato.
Accanto ai grandi ritratti, la mostra presenta una nuova serie di nature morte dedicate ai fiori, tra calle, gigli, rose e stelle alpine, insieme a melograni e zucche.
Sono soggetti nei quali l’artista osserva il continuo trasformarsi della vita: la fioritura e l’appassimento, la maturazione e il decadimento non vengono presentati come momenti opposti, ma come parti di un unico ciclo.
Se i volti custodiscono una memoria individuale, i fiori e i frutti ne restituiscono una dimensione più universale.
La natura diventa un altro spazio nel quale il tempo si manifesta, ricordandoci che ogni forma vivente è destinata a trasformarsi e che ogni fine contiene, potenzialmente, una nuova rinascita.
La riflessione prosegue attraverso alcuni oggetti e interventi scultorei che trasformano elementi quotidiani in metafore della memoria e dell’assenza.
Una sedia con la camicia dell’artista, entrambe fuse in bronzo, rende permanente la traccia di un corpo che non è più presente.
La sedia conserva il luogo dell’assenza, mentre la camicia suggerisce l’impronta invisibile di chi l’ha indossata.
Il bronzo, materiale associato alla durata, fissa nel tempo un gesto domestico e intimo.
Didascalia della foto sotto:
Giovanni Sesia, Senza titolo, 2026. Tecnica mista su base fotografica cm. 70x100.
Regione: Lombardia
Luogo: Fabbrica Eos, viale Pasubio 8/a
Telefono: 02/6596532
Orari di apertura: 11-13; 16-18,30 da martedì a sabato. Domenica e lunedì chiuso
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: Ingresso libero
Sito web: www.fabbricaeos.it
Organizzatore: Galleria Fabbrica Eos































