Mostra Simply Untitled - Milano

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 08/04/2019 Aggiornato il 08/04/2019
Dal al
Milano (MI)
Regione: Lombardia
Luogo: Isorropia Homegallery, viale Beatrice D'Este 22
Telefono: 347/8425253
Orari di apertura: Su appuntamento info@isorropiahomegallery.com
Costo: Ingresso libero
Note:
Il progetto espositivo presenta i sette artisti Margaux Bricler, Rowan Corkill, Sophie Ko, Iva Lulashi, Emiliano Maggi, Florian Roithmayr e Vincenzo Schillaci invitati con le loro gallerie, Michel Rein, Luisa Catucci Gallery, Renata Fabbri Arte Contemporanea, Prometeo Gallery e Operativa Arte Contemporanea a proporre una selezione di opere che si inseriscono, come presenze vive, all’interno della casa.
La mostra intende sollecitare nello spettatore la sua disponibilità ad ampliare letture forzando connessioni e elaborando una propria personale narrazione.

La ricerca figurativa di Iva Lulashi (Tirana, Albania, 1988) ha origine dai frame di video, sociali e politici, prelevati dal web e restituiti attraverso una matrice pittorica, costituita da macchie di colore e volumi, che investono l’immagine caricandola di una velata ambiguità.
Una specie ibrida uomo-animale come risultato della tassidermia è quella ipotizzata da Rowan Corkill (Scozia, 1986) in cui elementi naturali diventano materia reale.
Scultoreo è anche il lavoro di Emiliano Maggi (Roma, 1977), ricco di simbolismi derivanti da un mondo rituale, da reminiscenze fiabesche che conservano qualcosa di ancestrale, intrise da apparizioni surreali.

La pittura densa lascia le immagini sospese in uno spazio atemporale, con la negazione della rappresentazione per Vincenzo Schillaci (Palermo, 1984). Un’assenza che si rende esplicita per mezzo del colore che astrae e accorpa fino a condensarla in oggetto.
Un’omissione questa, che gioca un ruolo nella sovraesposizione di sé dei tempi attuali e che trova affinità con l’approccio di Margaux Bricler (Parigi, 1985). Partendo da una riflessione sui concetti di accidentalità e rovina, di eccessi e vuoti, conduce un’esplorazione addentrandosi in logiche, pensieri e ragionamenti inattesi.

Per Florian Roithmayr (Rosenheim, Germania, 1977), la scultura è un equilibrio di forze della materia desunte da sperimentazioni e tecnica. L’opera è colta in quel suo divenire fisico, nel momento di passaggio tra produzione e contestualizzazione.
Un minimalismo che nelle opere di Sophie Ko (Tbilisi, 1981) trova un’espressione radicale, nella “polverizzazione” dei lavori, bruciati e cristallizzati in uno spazio, originando mappe del tempo e della vita.



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