Mostra Shifting Crossroads. Beirut Contemporary - Milano

A cura di Manuela Vaccarone
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Per segnalare una mostra scrivere a eventi@cosedicasa.com
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Milano
Saikalis Bay Foundation presenta la mostra collettiva dedicata all’esplorazione di Beirut come vibrante crocevia del Mediterraneo: un luogo di incontri, scambi culturali e continuità, dove le storie si stratificano e vengono reimmaginate attraverso la pratica artistica, tra tempo e memoria, archivio e luogo, visibile e invisibile, in un dialogo continuo fra presenza e assenza.
La mostra riunisce le opere di Catherine Cattaruzza, Simone Fattal, Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, Mona Hatoum, Lamia Joreige, Omar Mismar, Rabih Mroué, Stéphanie Saadé, Soraya Salwan Hammoud e Akram Zaatari, restituendo l’immagine di una città attraversata da stratificazioni storiche e tensioni contemporanee.
Disegni, fotografie, video, sculture e installazioni — dai banner in PVC recuperato alla porcellana — costruiscono un paesaggio visivo in cui i confini non sono linee stabili ma faglie in movimento: spazi di frattura e ricomposizione dove identità, lingue e narrazioni si sovrappongono, generando nuove forme di scambio e continuità.
Beirut emerge come città-palinsesto e crocevia culturale, dove il passato rimane leggibile e nuovi linguaggi prendono forma. I confini non sono intesi come linee stabili, ma come “faglie” e geografie in costante movimento: zone di frattura e ricomposizione dove identità, lingue e racconti convergono, si sovrappongono e si ricompongono, aprendo possibilità di scambio, incontro, ascolto e continuità.
La mostra attraversa le dinamiche di potere e le ridefinizioni geopolitiche: dalla Berytus romana alle relazioni con la Repubblica di Venezia e la corte dei Medici, fino alle ridefinizioni geopolitiche del Novecento — dal Trattato Sykes–Picot (1916) al mandato francese sul Libano (1920).
In questo contesto, gli artisti trattano i confini come questioni aperte, dove memoria, politica e storie personali restano vive. Non per “risolvere” il passato, ma per trasformare le fratture in soglie da cui immaginare nuove connessioni, solidarietà e futuri condivisi ancora in formazione.
La mostra si propone come luogo di ascolto e consapevolezza, in cui le pratiche artistiche diventano strumenti per elaborare il presente e mantenere aperto il dialogo, trasformando la vulnerabilità in possibilità di relazione.
In un momento segnato da tensioni e sofferenze, l’arte riafferma la propria capacità di generare connessioni, attivare empatia e alimentare una prospettiva di continuità, ricordandoci che anche nelle condizioni più fragili è possibile costruire nuove forme di vicinanza e di futuro.
Foto di Andrea Rossetti.
La mostra riunisce le opere di Catherine Cattaruzza, Simone Fattal, Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, Mona Hatoum, Lamia Joreige, Omar Mismar, Rabih Mroué, Stéphanie Saadé, Soraya Salwan Hammoud e Akram Zaatari, restituendo l’immagine di una città attraversata da stratificazioni storiche e tensioni contemporanee.
Disegni, fotografie, video, sculture e installazioni — dai banner in PVC recuperato alla porcellana — costruiscono un paesaggio visivo in cui i confini non sono linee stabili ma faglie in movimento: spazi di frattura e ricomposizione dove identità, lingue e narrazioni si sovrappongono, generando nuove forme di scambio e continuità.
Beirut emerge come città-palinsesto e crocevia culturale, dove il passato rimane leggibile e nuovi linguaggi prendono forma. I confini non sono intesi come linee stabili, ma come “faglie” e geografie in costante movimento: zone di frattura e ricomposizione dove identità, lingue e racconti convergono, si sovrappongono e si ricompongono, aprendo possibilità di scambio, incontro, ascolto e continuità.
La mostra attraversa le dinamiche di potere e le ridefinizioni geopolitiche: dalla Berytus romana alle relazioni con la Repubblica di Venezia e la corte dei Medici, fino alle ridefinizioni geopolitiche del Novecento — dal Trattato Sykes–Picot (1916) al mandato francese sul Libano (1920).
In questo contesto, gli artisti trattano i confini come questioni aperte, dove memoria, politica e storie personali restano vive. Non per “risolvere” il passato, ma per trasformare le fratture in soglie da cui immaginare nuove connessioni, solidarietà e futuri condivisi ancora in formazione.
La mostra si propone come luogo di ascolto e consapevolezza, in cui le pratiche artistiche diventano strumenti per elaborare il presente e mantenere aperto il dialogo, trasformando la vulnerabilità in possibilità di relazione.
In un momento segnato da tensioni e sofferenze, l’arte riafferma la propria capacità di generare connessioni, attivare empatia e alimentare una prospettiva di continuità, ricordandoci che anche nelle condizioni più fragili è possibile costruire nuove forme di vicinanza e di futuro.
Foto di Andrea Rossetti.
Regione: Lombardia
Luogo: CIRCOLO, via della Spiga 48
Telefono: 345/9053986
Orari di apertura: 11-18 da martedì a venerdì; sabato su appuntamento. Domenica e lunedì chiuso
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: Ingresso libero
Sito web: www.saikalisbayfoundation.org
Organizzatore: SAIKALIS BAY FOUNDATION





























