Mostra “Sediamoci qui” di Giulio Bensasson - Roma

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 21/01/2023 Aggiornato il 21/01/2023
Dal al
Roma (RM)
Regione: Lazio
Luogo: Divario, via Famagosta 33
Telefono: 06/5780855
Orari di apertura: 15,30-19,30 lunedì; 11,30-19,30 da martedì a venerdì; sabato, solo su appuntamento. Domenica chiuso
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: 0 - ingresso libero
Sito web: www.divario.space
Organizzatore: Divario
Note:
Divario, contenitore d'arte sui generis di Roma, presenta la mostra personale immersiva di Giulio Bensasson (Roma, 1990), artista italiano la cui pratica artistica si sviluppa principalmente attraverso il linguaggio scultoreo e l’installazione, con particolare attenzione alle tecnologie multimediali e alla sperimentazione di nuovi materiali.

Tema prediletto della ricerca di Giulio Bensasson è il tempo che in molte delle sue opere ricopre anche il ruolo di protagonista, alluso come momento culminante di un atto o come processo latente e inesorabile. Al suo fianco, un’ossessione per il degrado, per le forme di decadenza.

La mostra si compone di sei riproduzioni fotografiche su carta e tre lightbox dall’archivio “Non so dove, non so quando” e di un’installazione “Come funghi”, che dialoga con lo spazio della galleria composta da più di 100 sculture in gomma siliconica rosa che si ispirano alle forme dei funghi lignicoli, imitandone persino il proliferare, ma realizzati con la consistenza, il colore e il materiale stesso dei sex toys.

Diapositive ammuffite, vecchie pellicole che l’artista ha raccolto grazie a una serie di ritrovamenti fortuiti all’interno di cantine umide, magazzini abbandonati e bancarelle dell’usato, sono state ingrandite e stampate su carta o su lightbox.
Piccole immagini fotografiche, che prima raffiguravano e custodivano un istante ben definito della realtà, sono ora quasi completamente disfatte dall’incessante lavoro di decomposizione delle muffe e dei funghi.

Giulio Bensasson trasforma i ricordi di qualcuno nella rappresentazione della memoria stessa che si sgretola, si trasmuta e assume forme ambigue, indecifrabili, andando comporre mondi sconosciuti e piccoli universi di colore.
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