Mostra “Second life – Tutto torna” - Firenze

Manuela Vaccarone
A cura di Manuela Vaccarone
Pubblicato il 21/01/2023 Aggiornato il 21/01/2023
Dal al
Firenze (FI)
Regione: Toscana
Luogo: Palazzo Vecchio - Cortile di Michelozzo, piazza della Signoria
Telefono: 055/2768325
Orari di apertura: 9-19; giovedì 9-14
Costo: Ingresso libero
Dove acquistare: 0 - ingresso libero
Sito web: https://cultura.comune.fi.it/pagina/musei-civici-fiorentini/museo-di-palazzo-vecchio
Organizzatore: Alia Servizi Ambientali S.p.A.
Note:
La mostra itinerante racconta la sostenibilità attraverso l’arte.
Lo fa grazie alle 30 opere esposte, che sono state selezionate dal concorso omonimo con cui Alia Servizi Ambientali S.p.A., per il secondo anno consecutivo, ha invitato i giovani artisti italiani sotto i 28 anni a interrogarsi sui temi della sostenibilità, della tutela dell’ambiente, del decoro urbano e del riciclo.

Oltre cento ragazzi hanno accolto la sfida anche quest’anno, offrendo con le loro opere riflessioni e spunti per contrastare la crisi ecologica e ambientale. Una giuria di esperti, guidata da Marco Meneguzzo, docente di Storia dell’Arte all'Accademia di Brera e curatore dell’esposizione, tra questi lavori ne ha scelti 30 e, tra questi ultimi, ha selezionato 3 vincitori e 3 menzioni speciali.

Il concorso “Second life – Tutto torna”, alla sua seconda edizione, era rivolto ai giovani artisti, ma la mostra che ne è nata è destinata invece a tutti noi.
Lo scopo dell’esposizione, infatti, è anche quello di sensibilizzare il pubblico verso i temi affrontati, estremamente attuali e scottanti, ed è anche per questo che “Second life” non ha una sede fissa, ma itinerante, e proseguirà il suo viaggio per oltre dieci mesi, spostandosi in varie sedi per tutto il 2023.
Ecco tutti gli appuntamenti previsti: dal 6 al 26 marzo 2023 sarà ad Empoli, presso il Cenacolo degli Agostiniani, per poi arrivare al Palazzo Senza Tempo di Peccioli dal 15 giugno al 30 luglio, infine a Pistoia e a Roma, presso la Evolve Maire Tecnimont, la Fondazione main partner del progetto.

Partendo da esperienze personali, dall’osservazione dei nostri paesaggi, da domande sul futuro dell’ambiente e dell’umanità, gli artisti che hanno partecipato al contest di Alia hanno lavorato utilizzando i materiali più disparati, quali foglie, pietre, ferro, acciaio, tessuto, plastica, oli, candele, pellicole, cenere e tecniche varie, ma rigorosamente prestando attenzione alle regole dell’economia circolare: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero.

Tra i lavori in mostra, segnaliamo le tre opere vincitrici e le tre menzioni speciali.

La prima classificata di questa seconda edizione di Second Life è Caterina Dondi, ventiquattrenne della provincia di Varese, con l’opera “Ordinare Senza Spostare”, serie di fotografie su carta dove l’artista ha immaginato di assecondare l’ambiente, e non di riqualificarlo, nel suo naturale processo di rovina, “ribaltando – come si legge nella motivazione della giuria – il punto di vista usuale sul tema, cercando di rendere “accettabile” e addirittura “bello” il degrado in atto, innescando così un processo di maieutica consapevolezza sul nostro habitat. Mettere ordine nel caos significa trovare relazioni prima invisibili tra le cose”.

La seconda opera classificata, “Espositore di Luoghi”, arriva da Messina ed è stata realizzata dal ventiseienne Giuseppe Raffaele con tecnica mista, utilizzando ferro, carta e terra. Nell’opera l’artista capovolge il concetto di cartolina, pensata finora come ritratto di un bel luogo, al fine di far conoscere realtà dimenticate.

“Curae” dell’artista milanese Giulia Pirri, classe 1994, si è classificata al terzo posto per “la “gentilezza” intima di un gesto che invita alla “cura” e all’attenzione nei confronti delle cose altrimenti considerate insignificanti, come una foglia caduta. Ricucire le ferite della natura appare un gesto scientemente utopico, ma al contempo necessario per la convivenza sul pianeta”.

Le tre menzioni speciali sono state assegnate a Elisa Pietracito, artista ventiseienne della provincia di Firenze, per “Sotto lo stesso cielo”, un’opera realizzata con filo di rame di scarto, cucito a mano su tessuto di riciclo, che rappresenta la costellazione che si vede dall’emisfero boreale, eccetto in quelle zone avvolte dai fumi delle discariche, dove il rame ahimè fa da padrone; ad Edoardo Sessa, ventisettenne di Varese, per la performance “Homologation”, una riflessione sugli spazi verdi urbani, frutto dell’attività umana e dunque ulteriore passo verso la stardadizzazione e la regolazione del mondo intero: infine al giovanissimo artista cinese (classe 2002) Siyang Jiang con l’opera “If you want to live” realizzata con vetro, alluminio, legno, pianta, terra, candele. Tutti materiali che erano stati abbandonati e che, grazie ad un processo di pulizia e di recupero, sono stati trasformati in opera d’arte.




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